365 giorni, Libroarbitrio

L’Ottava in il Teseida e il Filostrato

Roma 19 febbraio 2013

Dall’epica cavalleresca al racconto pastorale

Per narrare temi tratti dalla mitologia classica Boccaccio adopera invece non la prosa, ma il verso, e propriamente il metro più consueto dei cantari, l’ottava, ossia la strofa di otto versi composta da sei endecasillabi a rima alterna e due a rima baciata. Sarà questo d’ora in poi il metro tipico del poema eroico-cavalleresco. Ricchi di intrecci e di situazioni varie, il Teseida e il Filostrato dipendono in realtà dalla tradizione del romanzo medievale.

La suggestione del modello epico classico si afferma maggiormente nel primo dei due poemi, il Teseida, terminato a Firenze 1340-1341. Dedicato alle imprese dell’eroe greco Teseo “duca d’Atene” e ad una serie di vicende complicate e romanzesche di armi e di amori, di cui sono i protagonisti Arcita e Palemone. In realtà il poema epico di Teseo, che vince le Amazzoni costringendole ad accettare il legame dell’amore e della vita civile, e che sconfigge il crudele re di Tebe Creonte, cede il posto alla ben più ampia vicenda dell’amore dei due giovani tebani, Arcita e Palemone, che si contendono Emilia in un estenuante duello, una giostra fatale, che vede il primo vincitore, ma ferito a morte, ottenere la gloria agognata, e il secondo vinto ma alla fine felice di ottenere la donna amata, che più di ogni altra cosa desiderava. Il romanzo si svolge quindi sotto il segno dell’amore e della cieca fortuna, che è la vera protagonista di questo mondo leggendario, dove però le virtù ricevono in definitiva la loro giusta ricompensa.

Più compromesso con la schietta tradizione epica medievale è l’altro poema. Il Filostrato, parola maldestramente formata dall’unione di vocaboli greci per significare ” abbattuto d’amore” è ricalcato, con originalità di rielaborazione, sul Roman de Troie di Benedetto di Sainte-More, un poema del secolo XII compendiato in latino da Guido delle Colonne e anche volgarizzato, quindi largamente noto al pubblico del Trecento. Narra la storia di Troilo, ultimo figlio di Priamo, che s’innamora di Criseida rimasta a Troia mentre il padre, l’indovino Calcante, si era rifugiato nel campo greco. La storia si sofferma con compiacimenti erotici sull’amore di Troilo e Criseida , e quindi con tono elegiaco  sulle sofferenze  del giovane che cerca e alla fine trova la morte, addolorato prima per la partenza di Criseida per il campo greco e poi per aver saputo del nuovo amore di lei per Diomede. Il racconto del Boccaccio , come al solito ricco di personaggi e di situazioni e non privo perfino di analisi psicologiche, si muove su un piano alquanto diverso dal modello epico medievale per quel tono di leggera ironia col quale il poeta contempla le vicende, proposte quasi come esempi per i giovani a seguire l’appetito d’amore e ad esser cauti nel credere alla fedeltà delle donne. Una disposizione gnomica, ossia una propensione a ricavare un insegnamento morale, che in forma ambigua, con un margine di aristocratica comicità, egli conserverà nell’opera maggiore.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La figura Allegorica

Roma 12 febbraio 2013 

La Filosofia

Con la canzone Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete il poeta Dante Alighieri si rivolge alle intelligenze del terzo cielo, di venere, per confessare l’intima battaglia fra il primo e il secondo amore (una battaglia che drammatizza la vicenda seguita alla morte di Beatrice e narrata nel libello giovanile). La battaglia viene spiegata come l’insorgere di un amore diverso, per una figura allegorica, la filosofia, che ora assorbe tutto l’impegno spirituale del poeta. Di qui la necessità di chiarire” il metodo della lettura allegorica”, che dante trae dalla tradizione esegetica dei testi biblici e dei testi mitologici della classicità. Tale lettura viene ridotta a quattro tipi fondamentali, a seconda dei sensi contenuti nel testo:

il senso letterale, che appare alla superficie delle scritture;

l’allegorico propriamente detto, contenuto anche nei miti classici, e riguardante le verità di ordine filosofico nascoste sotto il velo del racconto;

il senso morale,che si ricava dalle intenzioni edificanti di un testo, come in certi racconti esemplari e in certe parabole evangeliche;

il senso anagogico, che appartiene propriamente ai testi della rivelazione  e nasconde sotto veli storici verità sopracelesti;

gli argomenti scientifici che Dante ha modo di esporre prendendo spunto dalla canzone riguardano soprattutto l’ordine del mondo visibile, perché su di esso ha competenza la scienza filosofica, e questa riconosce i suoi maestri  nei sapienti  dell’antichità, soprattutto in Aristotele, e nei suoi commentatori scolastici. Così a proposito di “cielo” Dante espone la teoria cosmologica dei dieci cieli comparando ciascun cielo alle arti e alle scienze coltivate dall’uomo: le sette arti liberali, più la fisica e la metafisica, l’etica e le scienze divine. Ma la “filosofia” tendeva ad assumere per Dante un ambito più vasto, tendeva cioè ad includere l’ordine delle cose sovrasensibili e quindi a diventare difficilmente comprensibile con gli strumenti a disposizione dell’uomo. Ciò si riflette da una canzone originariamente concepita come allegorica Amor che ne la mente mi ragiona verso l’esaltazione di  una donna gentile dotata di bellezza sovrumana, di fronte alla quale il poeta non può che riconoscere il proprio limite. La difficoltà di sciogliere alcuni più  sottili problemi di ordine filosofico, la difficoltà della filosofia quando affronta più alti veri, si traduce allegoricamente nella figurazione di una donna orgogliosa e irraggiungibile, ed è il problema stesso dei limiti umani di fronte alla verità.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

I Volgarizzamenti

Roma 3 febbraio 2013

Influenza sulla formazione del volgare

Uno dei canali più importanti, attraverso i quali si viene costituendo la prosa italiana, è quello dei volgarizzamenti, ossia delle traduzioni dal latino a dalle altre lingue romanze.

La grande stagione dei volgarizzamenti delle opere latine in Italia va posta fra il secolo XIII e il XIV. Questo costume letterario continuò naturalmente nei secoli successivi, affievolendosi via via solo nell’ambiente saturo d’umanesimo che caratterizza il periodo fra la fine del secolo XIV e l’inizio del secolo XV. Una profonda influenza ha avuto la consuetudine del volgarizzamento nella costituzione del volgare letterario italiano, anche se non si può dire che la lingua letteraria italiana nasca dai volgarizzamenti. Gli stessi volgarizzamenti, infatti, attraverso  i quali passavano soprattutto dalla tradizione latina (classica e medievale) moduli e forme nella nascente lingua letteraria italiana, sono a loro volta condizionati dall’esperienza originale della nostra lingua, che si andava già organizzando in forma artistica e stava acquistando la sua autonomia espressiva.

Alla diffusione dei volgarizzamenti e al loro carattere essenzialmente imitativo nei confronti della lingua madre presiede un atteggiamento che potrebbe essere definito genericamente classicistico, che non mancava di manifestarsi nelle prose originali.

Per “classicismo” , un termine ricco di connotazioni nel suo largo impiego, s’intende, infatti l’esigenza di adeguarsi ad un modello autorevole attraverso il quale sollevare l’espressione e dare validità e vitalità all’opera del presente.

A domani

LL