365 giorni, Libroarbitrio

Sakura

sakura-leggenda-ciliegio

Leggenda canta

d’un sospirar di vento

su polpa di petalo 

 carne rosa

Ciliegio

dono del silenzio

L.L.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Mondo sotto lucernario verde” Luciano Folgore

szabadon , 80x60 cm , olaj-vászon

Monta un color d’erba ovunque.
Hanno versato un succo di foglie nuove
entro la conca del mondo.
Tepidità che s’apre nelle cellule a gemma.
Si pensa con zampilli di sorgente.
La vita è tutta un’infanzia
e nelle vene c’è un senso di trifoglio.
Cuore verde a bocciolo
senza preoccupazione della rosa
che nascerà
con cinque sepali soli,
stellanti
intorno a un fermento d’odore.

365 giorni, Libroarbitrio

“Ghirlande di Anice” Alceo

Klimt 3

Ghirlande di anice
qualcuno mi ponga intorno al collo
e dolce profumo
mi versi abbondante sul petto.

Sento la primavera
venire con i suoi fiori.
Presto, mescete nella coppa il vino più buono!

Figlia del bianco mare e degli scogli
incanti la mente dei fanciulli
conchiglia marina
dolcemente sorridente
stella.

365 giorni, Libroarbitrio

“Suona per la via” Olindo Guerrini

Guillaume-Seignac-La-Libellule

Opera pittorica “La Libellule” Guillaume Seignac

Un organetto suona per la via,
la mia finestra è aperta e vien la sera,
sale dai campi alla stanzuccia mia
un alito gentil di primavera.
Non so perché mi tremino i ginocchi,
non so perché mi salga il pianto agli occhi.
Ecco,
io chino la testa sulla mano,
e penso a te che sei così lontano.

365 giorni, Libroarbitrio

” Oh selvaggio Vento d’Occidente” Percy Bysshe Shelley

Fossi una foglia morta potresti sollevarmi,
fossi una rapida nube volerei con te,
fossi un’onda fremerei alla tua forza;
se condividessi l’impulso della tua potenza,
solo un po’ meno libero di te, vento incontrollabile!
Se come nell’infanzia ti fossi compagno
nel tuo alto vagare per i cieli,
quando era un sogno superare
il tuo rapido passo celeste,
non ti pregherei in questo mio dolente bisogno.
Sollevami come onda, come foglia, come nube.
Cado sulle spine della vita e sanguino!
Un greve peso di ore ha incatenato, incurvato
una creatura a te troppo simile:
indomita, rapida, fiera.
Fa’ di me la tua cetra, come fossi foresta;
che importa se le mie foglie cadono come le sue!
Il tumulto delle tue potenti armonie
a entrambi porgerà un canto
profondo, autunnale e dolcemente triste.
Sii dunque il mio spirito, o Spirito fiero!
Spirito impetuoso, sii me stesso!
Guida i miei morti pensieri per l’universo
come foglie appassite in cerca di nuova vita!
E con la magia di questi versi
disperdi le mie parole fra gli uomini,
come da un focolare appena spento
le faville e le ceneri!
per la terra addormentata, il mio labbro
sia tromba di profezia! Oh, Vento,
se viene l’Inverno, quanto è lontana la Primavera?

Georg Baselitz , Blauer Baum- P.M

Georg Baselitz “Albero blu”
“La verità è il quadro, ma certamente non sta nel quadro”

…Come vivere a testa in giù…

365 giorni, Libroarbitrio

“Primavera (la prima rosa)” Armando Bettozzi

Roma 6 aprile 2014

fatina e rosa

Ieri pomeriggio sostavo col volto tra le ringhiere verdi smeraldo di un grande vivaio. Teneri boccioli sbucavano da vasi sparpagliati, alberi di limoni mostravano fieri i loro frutti grandi come cedri e arance selvatiche ciondolavano invidiose spossate dal vento. L’aria odorava di marmellata e io col naso arricciato e il mento un pochino di traverso mi spingevo oltre convinta sarei potuta passarci attraverso quella ringhiera e cogliere un frutto.
– Signorina? Signorina le piacciono i fiori?-.
Un uomo in bicicletta mi sorrideva di un sorriso che gli copriva anche gli occhi ed io di rimando.
– Sì!-
– Allora le faccio un dono. Sono un poeta, dono le mie poesie!Ecco. Questa è per lei –
Il tempo di osservare la mano che rovistava tra fogli colorati, che si avvicinava con uno di essi alla mia, il giallo brillante e rosa di un fiore stampato e parole di rosso  scritte, un nome Armando Bettozzi.
– Grazie!!!! Quindi voi siete – ho alzato lo sguardo e l’uomo poeta in bicicletta se ne era già andato.

Primavera
(la prima rosa)

Ho visto la rosa, la prima che è nata:
iersera non c’era e stamane è sbocciata
su un ramo spinoso d’un vecchio roseto
che pur nell’orgoglio rimane discreto.

Di esser felice la rose ha ben donde:
è bella e il profumo per l’aria diffonde
e un’ape richiama che vola e si posa
su lei e con lei si confonde e si posa.

Ho visto una donna che prima non c’era,
è solo vestita di fiori di prato
e il cuore suo tutto ha di già riservato
a chiunque sa amarla: è la Primavera.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman “Le più belle poesie”

Roma 24 marzo 2014

walt-whitman

Ohimè! O vita!

Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
per la folla infinita di fedeli, per le città  piene di sciocchi,
per il mio continuo rimproverarmi (poiché che è più sciocco di me
e più infedele?),
per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi,
per la lotta sempre rinnovata,
per gli scarsi risultati di tutti, per le sordine folle che vedo
attorno a me avanzare con fatica,
per gli anni inutili e vuoti  di coloro che rimangono,
con il resto di me avvinghiato,
la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente – cosa c’è
di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

(Risposta) Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire
con un verso.

***

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa,
e la gran stella si tuffò presto nel cielo d’occidente, a notte,
io presi il lutto e sempre lo prenderò, ogni volta che torni primavera.
Primavera che sempre ritorni, certo una trinità tu mi porti,
lillà perennemente in fiore e stella che cala ad occidente,
e il pensiero di colui che amo.

O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte – o malinconia notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente – o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi liberare la mia anima.

Scritta alla morte di Lincoln

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Corrado Govoni “La Trombettina”

Roma 17 settembre 2013

La Trombettina

Ecco che cosa resta

di tutta la magia della fiera:

quella trombettina,

di latta azzurra e verde,

che suona una bambina

camminando, scalza, per i campi.

Ma, in quella nota sforzata,

ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi,

c’è la banda d’oro rumoroso,

la giostra coi cavalli, l’organi, i lumini.

Come, nel sgocciolare della gronda,

c’è tutto lo spavento della bufera,

la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;

nell’umido cerino d’una lucciola

che si sfa su una foglia di brughiera,

tutta la meraviglia della primavera.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Edward Young: “il giorno segue la notte”

Roma 20 maggio 2013

Il giorno segue la notte

Il giorno segue la notte

e la notte il giorno che muore, sorgono le stelle

e tramontano e risorgono,

dando esempio alla terra.

Guarda come la gaia estate

con la sua ghirlanda verde e i fiori d’ambrosia

appassisce nel pallido autunno,

come il grigio inverno

gelido di brina e burrascoso

spazza via i frutti dorati dell’autunno

per poi sciogliersi nella molle primavera,

che dalle tiepide stanze e meridione chiama

con tiepidi aliti la calda stagione. Ogni cosa

per rifiorire ingiallisce, come in una ruota

ove tutto affondi per poi risalire.

Metafora dell’uomo che passa e non perisce,

con una lieve distinzione tra il simbolo e l’oggetto,

la Natura s’avvicenda, e intanto l’uomo avanza:

eterni entrambi, ma cerchio l’una e linea l’altro;

gravitante per la prima, dove l’uomo si leva involo.

L’animo tremante e ardente come fiamma

rivolge al cielo un anelito

a cui zelo e umiltà porgono ali.

Nel multiforme mondo materiale

tutto muore a nuova vita. E tale vita nata dalla morte,

spiega la vastità della materia senza posa.

Neanche un solo atomo

l’Altissimo disperde una volta creato.

da Il lamento, VI

A domani

LL