365 giorni, Libroarbitrio

SORRIDI – GIANLUCA PAVIA

VALM NEIRA

Sorridi.
Ti sputeranno in volto
spezzeranno il cuore
e magari un paio d’ossa,
tu sorridi sempre.
Ti chiameranno pazzo
se ritieni schiavitù
lavorare 8 ore
per pagare l’affitto,
e quando spiegherai
le tue ragioni, una calibro nove
dritto in mezzo agli occhi.
Tu, sorridi
è la tua arma più letale,
disarmante
su questa terra calpestata
da esseri tristi,
senza gioia né stile né ritmo.
Festeggia tutta la notte,
balla a piedi nudi
e quando sorge il sole
sorridi
come fosse rivoluzione.

DuediRipicca Miraggi Edizioni
#spietatesperanze per #miraggiovunque
#VALMNEIRATHEREVOLUTION

365 giorni, Libroarbitrio

VOGLIO – Gianluca Pavia

Kush

Voglio saturarmi gli occhi
dell’intero possibile,
l’overdose mistica
di un pendolo sfuggente
tra l’uragano e l’arcobaleno,
tra asfalto e nuvole
e pioggia acida dentro un bicchiere.

Cogliere ogni frutto,
purché proibito,
giocare con il libero arbitrio
e scottarmi le dita come un bambino.

Le rughe di un vecchio
il canto di un folle
la stretta che ti coglie
tra i vicoli di una terra lontana,
e non pensare al ritorno
né alla distanza
volare a stile libero
senza ali
né rotta da seguire.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
#VLADIMIRKUSHTHEDREAMLAND

365 giorni, Libroarbitrio

IL CANNIBALIBRO – POKER D’INCUBI – DUEDIRIPICCA

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

Ho fame, fame, fame.
Non una fame come tutte le altre, no.
Una fame viscerale, insaziabile, inappagabile visti i tempi che sfrecciano. Mangio, tracanno, divoro libri, più di un topo di biblioteca. Un cannibalibro, ecco cosa sono. Mastico, sminuzzo e inghiotto pagine. Azzanno copertine, risucchio poesie, bevo inchiostro. Non ci posso fare nulla, è più forte di me. E’ un istinto di sopravvivenza.
– Prepararsi all’azione in sessanta secondi.- Urla il capo brigata terminato il briefing sul nostro ultimo raid.
Quando ero piccolo, poco più di un tascabile, non giocavo con gli altri bambini ai videogames, no, io preferivo di gran lunga restare rintanato nella mia cameretta a leggere per ore e ore.
Mia madre preoccupata mi diceva sempre: – A furia di divorare tutti quei libri finirai per diventare carta.
Non poteva immaginare quanto fosse vicina alla realtà.
Iniziai con i fumetti e poi pian piano passai ai libri. La prima volta fu proprio con un libro. La prima volta non si scorda mai, almeno che tu non abbia l’Alzheimer. Era piccolo, sottile e sembrava così gustoso e succulento mentre mi fissava malizioso e senza pudore con le pagine spalancate. Non c’erano bistecche o parmigiane che tenessero il confronto. Lo stomaco baccagliò in sottofondo, un sottile rumore bianco che offuscò la mente. Strappai la prima pagina con la mano tremolante di chi sfila il primo paio di mutandine, e me la cacciai in bocca. All’inizio fu strano: la carta ruvida sul palato, il sapore della polvere, i denti che stracciavano quella pagina come fosse carne. E all’improvviso qualcosa travolse i miei sensi.
La rotondità delle parole, la musicalità dei versi, la peculiarità delle descrizioni; ogni cosa si accese di gusto e prelibatezza. Non cinquanta ma centinaia, migliaia di sfumature, sapori e retrogusti esplosero nella mia bocca inondandola di saliva. Qualcosa di molto più succulento di semplici parole era racchiuso in quelle pagine che azzannavo come carne.
Carne bianca, come pollo. Ecco a cosa associano al pollo le mie papille, al “Piccolo principe” di un autore dal nome impronunciabile.
– Dieci secondi.- Urla ancora il capo brigata soverchiato dalle sirene del nostro bunker, il bunker della resistenza, per gli amici Hill.
Bei tempi quelli. Quando volevi potevi fare indigestione di libri, romanzi, poesie. Come se i libri crescessero sugli alberi.
Ancora ricordo i primi Palahniuk: crudi, al sangue proprio come piacciono a me. I sapori speziati e orientaleggianti di Gregory Roberts. Gli sfiziosi spuntini a base di Bukowski e Pennac e Benni. E adesso è tutto finito. Niente libri. Niente romanzi. Niente poesie. Niente di niente. E io rischio di morire di fame…

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Ginaluca Pavia
DuediRipicca
#PawelKuczynskiReadisanadventure

365 giorni, Libroarbitrio

L’ASFALTO CORRE SVELTO SOTTO I PIEDI – Gianluca Pavia

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L’asfalto corre svelto sotto i piedi
cambiano gli alberghi
tutti diversi
tutti con gli stessi orologi alle pareti
cambia il mio volto
riflesso negli specchi
cambia il naso
cambiano i capelli
e penso alla vita
come a una partita quotata
un’incognita
e la fissa,
penso che non sia un caso
se il Caso
ha estratto i nostri numeri
penso a quando
non voglio pensare
e voi mi tirate su
non come Cristo in croce
ma come un pugile malconcio
che ha perso ai punti
ma ha ancora un round
un ultimo round
per sputare
sangue.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

INVIDIA BELLA DONNA – Gianluca Pavia

 

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Quanto invidio
questi grandi artisti
che ci spiegano la vita,
la strada, i vicoli bui
con i loro versi illuminanti
da attici in centro
ben illuminati.
Già, invidio la dimestichezza
dei loro flussi di coscienza
a cantarci di ribellione
e anticonformismo
al ritmo di 180 battute per post,
il loro vivere dello scrivere,
e di mamme, nonne
e amanti
con amore in contanti
per un’orgia di mecenati.
Invidio i loro reading,
i loro libri,
ogni loro silloge,
anche se ancora non so
cosa cazzo sia una silloge.
Con tutto il cuore, li invidio
mentre raschio il frigo
a caccia della cena
e il cane piscia sul divano
e il rubinetto non la smette
di perdere,
ma non ci posso fare niente,
Invidia è l’amante di perdente

Ginaluca Pavia
DuediRipicca
#MaxErnst

365 giorni, Libroarbitrio

Sirena sullo scoglio – Nicolino Pompa (Paladino Sghembo)

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Sirena sullo scoglio,
che tu mi creda o no,
sei bella, da cantare
ed io ti canterò.
Verranno,
i marinai:
chi, per morirti accanto
d’inappagato amore
chi, bello come un santo,
a dilaniarti il cuore.
Ma io non cesserò,
con il mio canto,
d’istigarti al sorriso,
o di addolcirti il pianto.

365 giorni, Libroarbitrio

CON CALMA – Gianluca Pavia

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Ti prego
getta via l’abito
e quelle collane,
vestiti appena
della tua essenza.
Tieni su
giusto i tacchi
e tutto il resto fuori
da questa stanza,
dal nostro mondo nel mondo.
Confondiamoci
l’uno nell’altra,
a volto scoperto
e mani libere,
per toccarci,
annusarci.
E poi
sfilati anche i tacchi,
ma con calma.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

UN, DU E TRE – Gianluca Pavia

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Un, du e tre
un, due,
è bello ballare con la morte
casqué
e sfiorarle il viso così dolce.
Non è per niente brutta
come dicono,
ha solo l’aspetto
delle occasioni perse.
Un, due
passo di lato,
labbra mai baciate
scuse accampate
passi che seguon passi
che non hai seguito
perché diretti troppo lontano.
E’ un valzer suonato
da mariachi,
l’elettronica di un aborigeno
in sandali e guepiere.
Oh, guarda
è la nostra milonga,
e quando ti strusci nel tuo vestitino
accendi musica in me.
Ora però
fai silenzio
e lascia il ritmo condurre,
fai silenzio
che è l’ultimo pezzo,
un’unica pazzia
che fa
un, du, tre
casqué.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

TRACCE – Gianluca Pavia

 

La traccia che lasciamo
dietro di noi,
la nostra impronta,
è fatta solo di sangue
e sperma?
Macerie e buste di plastica?
Tutto quello che abbandoniamo
quando ci vengono a prendere
è solo morte in potenza,
come un vizio è dipendenza
e ogni bacio uno schiaffo?
Resteranno solo foto
e ricordi sbiaditi,
magari qualche buona parola
come commiato?
E se ne lasciassi a fiumi,
di parole,
neanche poi tanto buone?
Se tutto il mio patrimonio
fosso inchiostro
e carezze
e graffi?
Sopravvivrei, forse
alla nebbia degli anni
e al segno degli inverni,
nelle sfumature di un quadro
piuttosto vago
che, comunque,
non renderebbe giustizia
all’insieme completo.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
R. Magritte

365 giorni, Libroarbitrio

ALCHIMISTA – Gianluca Pavia

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Brindando
con sale e limone
hai mutato la resilienza
in necessità,
nessuna virtù, solo peccati
filosofali
nelle mani di un alchimista
che si nutre di fame.
Siamo materia che produce energia,
l’ombra allungata
sotto la croce
e giochiamo alla vita
con shock addizionali
come boss
di fine livello.
Ci viene dato solo
ciò che sopportiamo,
lasciamo indietro solo
ciò che non portiamo
con noi
al cambio di treno
sui binari concentrici
dell’eterna ciclicità.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

Diego Rivera – Man at the crossroads