365 giorni, Libroarbitrio

Johann Christian Gunther “Padre Padrone”

Roma 27 marzo 2014

Cielo piombo

 

A Dio per aiuto

Non ho alcun luogo dove posare il capo
in nessun posto accolto, sempre di troppo,
e dove cado non trovo pietà.
Chi crede alla crudeltà delle paterne mani?
Egli si arrabbia sempre e non basta mai
il disprezzo per me, che sono la sua carne.
L’odio di estranei contro mi scatena,
e le provocazioni. Sobilla i miei nemici:
è stoltezza o pazzia?

****

Voi bugiardi, che la gente prendete per il naso!
Parlate della provvidenza e la grazia divina esaltate,
promettete al misero  aiuto e quando un peccatore invoca
gli date salute e la forza solo con la bocca.
Dite dov’è finito il Dio che vuole e può aiutare?
Nelle vostre parole accoglie i peccatori più grandi:
io voglio essere il più grande, e attendo, grido, soffro.
Ma dov’è suo figlio? Dove lo spirito di pace?
L’innocenza del figlio e la forza dello spirito
non bastano col loro amore a salvarmi  dall’ira divina?

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Conte di Lautrémont “Dedicato a un lettore”

Roma 14 luglio 2013

Dedicato a un lettore

Voglia il cielo che il lettore,

imbaldanzito e diventato

momentaneamente feroce come ciò che sta leggendo,

trovi,

senza disorientarsi,

la sua via dirupata e salvatica

attraverso gli acquitrini desolati di queste pagine

oscure e venefiche;

infatti, a meno che

non ponga nella lettura

una logica rigorosa

e una tensione dello spirito

pari almeno alla sua diffidenza,

le micidiali esalazioni  di questo libro

gl’imbeveranno l’anima,

come l’acqua lo zucchero.

Il Conte di Lautréamont, pseudonimo di Isidore Lucien Ducasse, nacque nel 1846 a Montevideo, in Uruguay, da genitori francesi.

Raggiunse la Francia nel 1867 trasferendosi a Parigi per gli studi.

Nel 1868 pubblicò anonimo il primo di sei canti del poema Canti di Maldoror, in cui utilizzò una strana forma espressiva in prosa, ma con caratteri poetici, influenzata dal romanzo nero inglese e da quello popolare.

L’anno seguente terminò l’opera che affidò all’editore Lacroix, che, spaventato per la violenza espressiva del testo, si rifiutò di metterlo in vendita.

Dotato di una forza immaginativa fuori dall’ordinario, il giovane poeta scrisse in Poesie le motivazioni teoriche alla base della sua lirica.

Dopo la pubblicazione di questa raccolta  morì in circostanze misteriose, nel 1870, durante l’assedio prussiano di Parigi.

Variamente giudicati negli anni successivi, ora come frutto di una mente folle e paranoica, ora come oggetti freudianamente interessanti, i testi di Lautréamont  sono oggi considerati opera di un “poeta maledetto”, che operò in un autentico massacro del pulito universo della metafora pura, partendo da speculazioni di carattere etico e dallo sdegno per le parvenze belle e buone che in realtà nascondono cose orribili e malvagie.

A domani

LL