365 giorni, Libroarbitrio

Prodigio di folle imprudenza: Tristan Corbiere

Roma 21 giugno 2013

Paesaggio malvagio

Sabbia di vecchie ossa – Il flutto rantola

macabri rintocchi: rumore spossante su rumore…

– Pallida palude, dove la notte inghiotte

grossi vermi per passare la notte.

– Quiete di peste, in cui la febbre

cuoce… Il folletto dannato langue.

– Erba fetida dove la lepre

è uno stregone codardo che fugge…

– La bianca Lavandaia stende

la biancheria sporca dei defunti

al sole dei lupi… – I rospi,

piccoli cantori melanconici

avvelenano con le loro coliche

i fughi che fungono da sgabelli.

di

 Tristan Corbiere

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Il teatro edificante

Roma 17 marzo 2013

Da molti testi letti si evince che il copioso teatro edificante, nonostante la ricchezza e la tenacia dell’impegno, non ha dato opere di grande valore storico letterario. Anch’esso e in particolare quello dei Gesuiti, si fondava piuttosto sui valori dello spettacolo che su quelli strettamente letterari.

Nel teatro sacro si provarono scrittori di interessi diversi da quelli teatrali, come il cardinal Sforza Pallavicino col suo Ermenegildo martire, o Emanuele Tesauro con la sua tragedia Ermegildo.

L’opera di Padre Cinquanta e le tragedie del Tesauro rimangono tra le prove più significative, l’una di un teatro drammatico volto alla realtà, l’altra di un teatro tragico e solenne, che impegna il nuovo stile in un senso religioso.

Il padre Benedetto Cinquanta,  teologo e predicatore dei Minori osservanti, ci ha lasciato una serie di drammi religiosi: Il ricco epulone del 1621, Il figliol prodigo del 1633, Il fariseo e il pubblicano del 1634, Santa Agnese del 1635. Nella Peste del 1630, pubblicata a Milano nel 1632, il Cinquanta colloca la scena nella milanese Porta Tosa; e introduce sulla scena medici, chirurghi, monatti, soldati, commissari, donne e gentil donne, due sacerdoti, un gentil’uomo milanese e un gentil’uomo bolognese. Dalla commedia il Cinquanta deriva il tono narrativo e prosastico dei versi, che tuttavia non impedisce una sostenuta meditazione.

L a meditazione morale muove continuamente da un’analisi precisa della realtà contemporanea, per la quale Egli prova un acuto interesse; come risulta dalla perplessità con cui affronta il problema degli untori, e dalla spregiudicatezza con cui esamina la situazione morale della donna in quel tempo.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron IV

Roma 24 febbraio 2013

L’occasione tragica

La descrizione della peste fiorentina rappresenta la circostanza reale entro la quale si colloca la narrazione dei vari casi umani da parte dei giovani sfuggiti al disfacimento che ha coinvolto la città. Lo spettacolo dei tragici effetti della peste suggerisce al Boccaccio una serie d’immagini truci della vita civile sconvolta dal cataclisma dell’infermità, poste in un crescendo di orrore: dalla considerazione del dissolvimento dei legami fra  i cittadini, i parenti, i componenti del nucleo familiare che  si tengono lontani, si schivano per paura del contagio, alla vista dei corpi abbandonati e portati via da becchini improvvisati e prezzolati, alla scena allucinante delle bare che racchiudono intere famiglie e di lunghe processioni di bare. Perfino la riflessione di natura sociale sulla misera fine degli appartenenti alle classi più disagiate sembrerebbe dare al racconto una dimensione realistica, se tutto il Decameron non si rivelasse poi proprio come liberazione da quella eccezionale sofferenza. Anzi quello spettacolo iniziale assume uno strano sapore di fiaba, tanto si allontana dalla memoria di chi continua la lettura e si ritrova nel luogo incantevole dove si svolge effettivamente  la vita dei novellatori. Le pagine sulla peste vengono così dimenticate e superate. Il tragico spettacolo della peste è nel Boccaccio un pezzo di grande bravura letteraria, che introduce e fa risaltare la cornice idillica del Decameron, cioè un mondo di graziose bellezze naturali che è quello della poesia bucolica: l’immagine ricreativa della natura come luogo di lieto conversare, come immagine della serenità dello spirito e condizione ideale dell’arte.

A domani

LL