365 giorni, Libroarbitrio

mentre Nyman e il suo piano e il suo violino

 

 

Svestita

 

 

ma tu che ne sai

mentre Nyman e il suo piano e il suo violino

non sai

che d’improvviso mi ritrovo a pensarti

uomosalsedine

e suona

to the edge of the earth

e saperti distrutto dalle genti

indurisce il mio sguardo

che corre a proteggerti dalle loro insulse ragioni

voglio leggerti inchiostro sulle tue pagine

tutte

e non voglio che il vizio ti corroda l’animo sbattendoti contro mura di scogli

ma scuoterti accrescendo ogni tuo difetto come unica medicina

curarti con l’aria inalata dai cormorani

ma tu che ne sai

quanto è contorto

il mio volere

che radere al suolo è bene

se ancora non mi conosci

cosa credi sia solo desiderio?

cosa credi sia solo capriccio di bambina che crea disastri di parole?

sì?

infatti tu che ne sai

mentre Nyman e il suo piano e il suo violino

la mia lingua vortica

nell’immaginaria tua bocca

liquido oppiaceo

crine d’arco

le mie mani nei tuoi capelli

ti spingo a me

e i nostri denti si mordono le labbra

e tu così vicino

sei granitico

così vicino

pungi

così vicino

sembri vero

così vicino

fai male

tu confusione

vortice di oceani

vento gelido d’estate

cocente d’inverno

mi scompigli la mente

sempre

tu

Luminescenza di questo dolce tormento

ma tu che ne sai

mentre Nyman e il suo piano e il suo violino

 

L.L.

 

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

“L’infinito” Giacomo Leopardi

Roma 30 marzo 2014

donna che osserva il mare

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Freud la pratica ipnotica e il caso di Anna O. (seconda parte)

Roma 26 settembre 2013

Anna O. paziente Freud

 

Anna O.

Approfondendo la nostra ricerca sulla psicoanalisi e sull’ipnosi mi sono imbattuta nel quesito più determinante della storia degli studi di Freud ovvero: “Esistono patologie fisiche determinate da cause prettamente psichiche, spirituali?”

Il caso di Anna O.è determinante nella nascita della psicoanalisi  e nella pratica dell’ipnosi.

La paziente soffriva di un quadro sintomatico quanto mai strano e complesso: paralisi saltuarie causate da immotivate contrazioni muscolari, inibizioni comportamentali, stati confusionali.

Assieme al dottor Breuer, Freud iniziò a sottoporre la malata al sonno ipnotico, ingiungendole di esprimere ad alta voce i pensieri che le opprimevano l’animo.

La psicanalisi nacque nel momento in cui i due giovani medici si resero conto che i sintomi fisici sparivano  automaticamente  e definitivamente ogniqualvolta Anna O. riusciva a focalizzare , con l’aiuto dell’ipnosi, determinate immagini, pensieri o eventi del passato, presenti allo stato latente nella sua memoria.

L’impatto filosofico di una simile scoperta non è facilmente descrivibile e lo stesso Freud impiegò l’intera esistenza per renderne conto.

Basti pensare alla millenaria questione dei rapporti fra anima (spirito, pensiero) e corpo, che, dopo Freud, non può più essere affrontata in termini di opposizione o incomunicabilità.

Tratto da Studi sull’isteria

A domani

LL