365 giorni, Libroarbitrio

La quiete prima della tempesta – Lindze

sbircio

Guardo le nuvole che si addensano
dalla finestra della mia cucina.
Incombono, si fanno sempre più
scure, minacciose.

Una lama di luce
riesce a penetrare quella coltre
e cade disperata rischiarando
qualche anfratto di questo
cesso di periferia.

In alto, un gruppo di gabbiani
vola in tondo,
si lanciano versi
aggraziati,
poi, d’improvviso si dividono .

Ognuno vola dove più gli pare.

Un vecchio in basso
si muove calmo
tra le erbacce del giardino,
si inchina, strappa qualcosa
poi si ferma, prende un respiro.

Lo sguardo gli sfugge
a quelle nubi
mentre con una mano
protegge i suoi occhi.

Espira e se ne rientra in casa.

Io perdo tempo con un
caffè fumante in mano,
indeciso su quale direzione
la mia vita debba prendere.

Dentro tutto vortica.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Porto dentro…” Fernando Pessoa

Dark Night, Edinburgh, Scotland

Non so se la vita è poco o è molto per me.
Non so se sento troppo o poco, non so
se mi manca lo scrupolo spirituale, il punto di appoggio dell’intelligenza,
la consanguineità con il mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, fremito ai rumori,
o se un altro significato più comodo e felice c’è per questo.
Sia come si vuole, era meglio non essere nato,
perché, per quanto interessante in ogni momento,
la vita finisce per dolere,
nauseare,
tagliare,
radere,
stridere,
a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra, uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche e da tutte le pensiline,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii,
fra cadute, e pericoli e assenza del domani,
e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa più vicina a ciò che penso,
a ciò che penso o sento, che non so nemmeno
cosa sia, oh vita.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“La traversata dell’oasi” di Maria Luisa Spaziani

Roma 1 febbraio 2014

Maria Luisa Spaziani

Il desiderio s’irradia dai piedi
Dalle radici dell’albero umano.
E’ dalle sue radici che la quercia
Riceve impulsi elettrici a febbraio.

Piedi congiunti al sesso. A camminare
Furono destinati, non soltanto.
Centraline sensibili si accendono
Se pensi a un solo nome.

Mondadori, 2002

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Giovanni Verga : la narrativa verista

Roma 13 agosto 2013

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840.

Dopo aver frequentato  la scuola di don Antonio Abate, un fervente patriota, entrò nel corpo della Guardia Nazionale istituito dopo l’arrivo di Garibaldi in Sicilia  e fondò varie riviste politiche e letterarie.

A venticinque anni volle uscire dal chiuso ambiente della provincia catanese e si trasferì prima a Firenze e poi a Milano.

Qui entrò in contatto con intellettuali e nobildonne e rappresentò questo ambiente  in numerose opere narrative e teatrali.

Dal 1874 in poi Verga abbandonò le figure di artisti infelici e donne dell’alta società che popolavano i suoi primi romanzi per volgere la sua attenzione verso personaggi più umili.

La realtà della Sicilia contadina di fine Ottocento divenne quindi protagonista delle sue opere.

Vi rappresentò  l’umile gente del popolo, contadini, braccianti, minatori, carrettieri, pescatori, rivelando l’abbrutimento della lotta per la sopravvivenza che li chiude in un destino disperato e senza scampo.

Emerge da queste opere una visione profondamente pessimistica della vita, dominata dalla consapevolezza che la natura, la società e la storia sono governate da leggi  ingiuste  e immutabili che schiacciano impietosamente  i deboli e li relegano al ruolo di “vinti”.

Al cambiamento  dei temi  corrisponde  un cambiamento  del modello narrativo: la figura del narratore  scompare per lasciar spazio  a una rappresentazione assolutamente oggettiva.

I personaggi si raccontano da soli, parlano direttamente attraverso una prosa asciutta, ricca di espressioni  dialettali con frequente uso del discorso indiretto libero, cioè riportato senza virgolette e senza venire introdotto da verbi come “dire” e “pensare”.

Lo scopo  del Verga era quello di prestare il possibile aderente al reale, che doveva emergere  dalla pagina con forza autonoma.

La narrativa del Verga fu assunta a modello di tutto un movimento letterario al quale fu assegnato il nome di Verismo che diede un contributo fondamentale alla fondazione della tradizione narrativa realistica italiana.

Dal 1893  in poi l’autore  ritornò per periodi sempre  più lunghi  a Catania fino a soggiornarvi definitivamente.

Gran successo ebbero le opere: Storia di una capinera, Eros, I malavoglia, Mastro don Gesualdo, Novelle rusticane.

Morì nel 1922.

A domani

LL