365 giorni, Libroarbitrio

TRACCE – Gianluca Pavia

 

La traccia che lasciamo
dietro di noi,
la nostra impronta,
è fatta solo di sangue
e sperma?
Macerie e buste di plastica?
Tutto quello che abbandoniamo
quando ci vengono a prendere
è solo morte in potenza,
come un vizio è dipendenza
e ogni bacio uno schiaffo?
Resteranno solo foto
e ricordi sbiaditi,
magari qualche buona parola
come commiato?
E se ne lasciassi a fiumi,
di parole,
neanche poi tanto buone?
Se tutto il mio patrimonio
fosso inchiostro
e carezze
e graffi?
Sopravvivrei, forse
alla nebbia degli anni
e al segno degli inverni,
nelle sfumature di un quadro
piuttosto vago
che, comunque,
non renderebbe giustizia
all’insieme completo.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
R. Magritte

365 giorni, Libroarbitrio

Justine – De Sade

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L’esito più trionfale della filosofia sarebbe il riuscire a far luce sugli oscuri cammini di cui si serve la provvidenza per raggiungere i suoi fini relativi all’uomo e il riuscire altresì a tracciare su tali basi dei piani di condotta atti a far conoscere a quest’infelice bipede  la maniera in cui deve interpretare i decreti di codesta provvidenza e il cammino che gli è opportuno seguire per scampare ai capricci bizzarri di quella fatalità cui si danno venti nomi diversi senza peraltro riuscire a definirla…
…giacché se muovendoci nel rispetto delle convenzioni sociali e non discostandoci mai dal sentimento che per esse ci hanno inculcato con l’istruzione, ci accada disgraziatamente, a causa dell’altrui perversità di urtarci a mille spine mentre i malvagi han colto solo rose, le persone prive di un fondo di virtù abbastanza saldo per porsi al di sopra delle riflessioni suscitate da queste tristi circostanze non formeranno allora il calcolo  che meglio è abbandonarsi al torrente che resistervi, non diranno che la virtù, per quanto bella sia, quando malauguratamente si fa troppo debole per lottare contro il vizio, diventa il peggior partito che si possa prendere e che in un secolo radicalmente corrotto la cosa più sicura è fare come gli altri?
Tali sono i sentimenti che ci inducono a pigliar la penna in mano ed è in considerazione della loro buonafede che invochiamo dal lettore un po’ d’attenzione mescolata d’interesse verso le sfortune della triste e miserevole Justine.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Grafia di Bambini

Iris by John Atkinson Grimshaw, 1836-1893.

Nostra la grafia dei bambini.
Con la matita al posto della penna.
Ricordo di me in ginocchio a sfogliare fotografie sul tuo letto.
Ti rivedo nella memoria, in piedi al mio fianco, ad osservarmi mentre scruto la tua vita.
E vorrei stringermi a te posando le miei guance sulle tue ginocchia tese, così forte d’aspirare l’odore della tua pelle attraverso i jeans.
L’odore del tabacco sulle tue mani.
Vorrei fermare il ricordo in questo punto e non andarmene mai via.
E allora chiudo gli occhi e disegno un albero grande.
Gli trasformo il pavimento in suolo di terra.
In briciole di sabbia arsa dal sole.
Le radici scaltre corrono profonde e agili avvolte dal bacio fresco del terreno dimora di animaletti vivaci.
I suoi rami, immersi in delicate foglie che danzano al ritmo di vento, sono tanto infiniti d’arrivare a trafiggere le nuvole e farne cespugli di zucchero filato.
E avrai braccia di corteccia potenti a cullare canti allegri di uccellini all’ombra del tuo animo.
Ed io voglio stare qui.
Al riparo ai piedi di te essenziale albero.
Protetta da tutto lo scompiglio.
Quasi potrei assopirmi calma, e  sognando invocherei la Dea degli esseri Straordinari per sussurrarle della tua armatura da guerriero, di quanto essa sia fragile ma potente al contempo, e lei incantata mi darebbe la magia di donarti forma nuova del tempo, spazio di ciò che realmente sei, bosco incantato, bambino buono, con lo sguardo colmo di chi ha soltanto se stesso al mondo, ma col sorriso di autentica felicità e sorpresa nel trovare me che t’aspettavo.

L.L.

 

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Aldo Palazzeschi “Chi sono?”

Roma 5 ottobre 2013

Aldo Palazzeschi

Sono forse un poeta?

No, certo.

Non scrive che una parola, ben strana,

la penna dell’anima mia:

“follia”.

Son dunque un pittore?

Neanche.

Non ha che un colore

la tavolozza dell’anima mia:

“malinconia”.

Un musico, allora?

Nemmeno.

Non c’è che una nota

nella tastiera dell’anima mia:

“nostalgia”.

Son dunque …che cosa?

Io metto una lente

davanti al mio cuore

per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell’anima mia.

A domani

LL