365 giorni, Libroarbitrio

Clemente Bondi

Roma 6 maggio 2013

Nato a Mezzano Superiore, in provincia di Parma, nel 1742, il gesuita Clemente Bondi fu precettore presso nobili famiglie a Milano e Mantova e bibliotecario e poeta alla corte dell’arciduca Ferdinando a Vienna.

I suoi vasti interessi letterari lo portano a tradurre Virgilio e Ovidio e a comporre poesie liriche, apologhi, epigrammi, poemetti.

Tra le sue opere sono interessanti i brevi poemi La giornata villereccia, La felicità, La moda, e Le conversazioni, nei quali lo stile pulito e rigoroso e il gusto descrittivo denotano la presenza del modello pariniano.

 

DEH! FRA TANTE CHE T’ESCONO DAL SENO

Deh! fra tante  che t’escono dal seno,

macchinetta gentile, un’ora sola

segna, un’ora per me felice almeno!

da  L’orologio

A domani

LL

Spunto di lettura:
Antologia illustrata Poesia
Elvira Marinelli
Demetra Editore

365 giorni, Libroarbitrio

Modello elegiaco

Roma 20 febbraio 2013

Novità della “Fiammetta”

Nell’atmosfera del romanzo cortese fu concepita dal Boccaccio anche la più rinomata delle sue opere cosiddette giovanili, l’Elegia di Madonna Fiammetta, scritta a Firenze fra il 1343 e il ’44, ma ambientata nell’eletta società napoletana, dedicata ad un personaggio femminile che porta un nome sempre presente nelle opere del Boccaccio, e sempre collegato col tema della passione d’amore. La storia di Fiammetta, sposa di un gentiluomo napoletano, divenuta amante di Panfilo, il quale un bel giorno l’abbandona per tornare dai suoi e la lascia in un’attesa angosciosa e nel dubbio, e infine nella disperazione, si iscrive nella tematica consueta della letteratura cortese, ma ha uno sviluppo nuovo dal punto di vista della struttura del romanzo, testimoniando ancora una volta l’intento innovativo e la continua sperimentazione dello scrittore.

In un proemio e nove capitoli, di cui l’ultimo rappresenta il congedo ai lettori, la vicenda rivive nel ricordo della donna, la quale racconta della sua nascita, del suo matrimonio, del suo innamoramento, della sua vita di adultera e della partenza dell’amante, e per gran parte del romanzo descrive in forma analitica il riflesso che ha sulla sua intima vita la lontananza della persona amata. Anche alcuni piccoli eventi esterni che scuotono la sua solitudine (la falsa notizia del matrimonio di Panfilo, la falsa notizia del suo ritorno, il tentato suicidio, gli svaghi cui prende parte per distrarsi) diventano per Fiammetta occasione di analisi introspettiva e di lamento.

Il predominio della confessione dolorosa rispetto alla vera e propria narrazione, della effusione descritta e analitica rispetto all’intreccio  e alla progressione concatenata delle vicende, riporta l’opera nell’ambito di un genere classico evocato del resto nello stesso titolo. L’elegia latina è appunto una confessione d’amore, in cui gli elementi narrativi costituiscono la premessa, il sottofondo, l’occasione della meditazione palesata al pubblico amico, da cui il protagonista, che è lo stesso autore, spera pietà, comprensione e commiserazione.

ll modello del Boccaccio erano in effetti  le Heroides di Ovidio, epistole in versi di tono elegiaco, in cui si esplica in una varietà di esempi mitici il tema della donna abbandonata, e in cui l’autore si distingue dal suo personaggio, al quale attribuisce la narrazione-sfogo. Ma Fiammetta si rivolge al vasto pubblico femminile, non all’amato, tranne nelle apostrofi che intramezzano il discorso.

Bisogna aggiungere che nella tradizione medievale  il termine di “elogia” veniva interpretato come derivante da “eleyson”, e quindi messo in rapporto con la pietà e la commiserazione, e che lo “stile elegiaco” veniva considerato alla pari con lo stile umile, adatto perciò alla tematica triste dell’amore.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Il ciclo dei Cavalieri Antichi

Roma 24 gennaio 2013

Fortuna di Ovidio

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A queste  ragioni va aggiunto un elemento classico, dovuto alla scuola, e cioè alla lettura di Ovidio, diffusa a tal punto nel secolo XII, che quest’ultimo fu designato come età Ovidiana. Nonostante le remore di ordine morale che l’opera di Ovidio poteva suscitare, e che furono superate con un procedimento consueto, quello di interpretare il testo in chiave allegorico-morale, la sua larga fortuna ha un triplice effetto. Offre infatti una ricchezza di temi narrativi nelle Metamorfosi e nelle Eroides, offre lo schema di una analisi di ordine psicologico-naturalistico del fenomeno amoroso nel trattato sull’ Ars amatoria e presenta un modello di stile sciolto, piacevole, ricco di colori e di sfumature e di gusto narrativo.

I poemi in volgare che riprendono alcuni temi epici classici, l’Alexandre, il Roman d’Enéas, il Roman de Thèbe, deformano il modello epico con un gusto di meraviglioso che supera i limiti in cui pur compariva nelle canzoni di gesta. Il travestimento degli eroi antichi in cavalieri e la riduzione della loro storia nelle dimensioni romanzesche rispondono alla domanda del pubblico cortigiano che si vede rappresentato negli eroi antichi, ma che chiede all’arte del narratore la trasfigurazione della realtà nel fiabesco, non la leggenda carica di passione politica e religiosa. Si spiega così la leggenda di Tristano ricavata da una fantastica Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, divulgata intorno alla metà del secolo XII. Essa narra le avventure del cavaliere che un filtro magico ha legato per sempre ad Isotta, moglie del re Marco, con un legame amoroso che solo la tragica morte potrà spezzare. La delineazione di complessi personaggi come il re Marco, rigido sovrano ma capace  di avvertire delicati sentimenti, l’esaltazione dell’amore che turba, sconvolge, e supera le leggi del mondo feudale, sono elementi che posso essere recepiti da un pubblico aristocratico, che ha smarrito il senso della sua funzione politica e si compiace della propria  condizione privilegiata.

A domani

LL