365 giorni, Libroarbitrio

“Bambina sotto il lampione” Silvana Gay

Lago di Martignano - Lié - 1992

Io fumo per la luna,
la piccola luna che cala a Ponente.
Le mando nuvole lievi,
che mai saranno pioggia.

Fumo per il lampione,
che mi accende i capelli
e li allunga nell’ombra.

Fumo per la notte,
che non mi dimentichi nei sogni.
Fumo per disperdere l’ardore
delle labbra inquiete.

E anche perché
l’orrore è grande.
E va bruciato.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Silenzio” Edgar Allan Poe

etere

Ci sono qualità, ci sono essenze
dalla duplice vita, che è modello
della doppia entità che scaturisce
da materia e luce – d’ombra o solida.
C’è un duplice Silenzio – mare e riva –
Corpo e Anima. Uno abita luoghi
solinghi, ricoperti d’erba nuova:
solenne grazia, umane ricordanze
tristi usanze gli tolgono il terrore.
“Mai più” si chiama, è il Silenzio corporeo.
Non temerlo, non ti può fare male!
Ma se un pressante fato (intempestiva sorte!)
ti presentasse alla sua ombra
(il male senza nome che frequenta
regioni mai segnate da orme umane),
è meglio che ti raccomandi a Dio!

365 giorni, Libroarbitrio

“L’uomo solo” H.G.W

L'uomo solo

Si dice che il terrore sia una  malattia e posso affermare che , per parecchi anni, fino ad oggi, un incessante terrore ha continuato ad esistere bel profondo del mio animo. Lo stesso terrore, credo, che può provare un cucciolo di leone semi domato. E i miei timori assumevano le forme più strane. Non riuscivo a persuadermi, per esempio, che le donne e gli uomini che incontravo, non fossero, come io credevo, dei mostri, sia pure d’aspetto più umano, animali trasformati solo esteriormente in uomini e che presto o tardi avrebbero cominciato a degenerare mostrando la loro origine bestiale. Mi decisi di affidare il mio caso a un notissimo specialista in malattie nervose (…). Per quanto non speri di perdere completamente il terrore, riesco a confinarlo nel fondo della mia coscienza, come una nube lontana, un ricordo e una lieve sensazione di sfiducia. Ma ci sono momenti in cui la nube s’ingrossa fino ad oscurare tutto il cielo. Allora mi guardo intorno atterrito e scruto i miei simili. Vedo visi intelligenti e luminosi, altri cupi e pericolosi, altri irresoluti e falsi. Non trovo un volto che abbia la calma umanità di un essere ragionevole. Mi sembra che, in tutti, l’animalità stia per avere il sopravvento, temo di dover assistere, su una scala immensamente più vasta, alla degenerazione. So che è un’illusione; che gli uomini e le donne che vedo intorno a me sono veri uomini e vere donne, che lo saranno sempre: perfettamente ragionevoli, pieni di desideri umani,  e di slanci delicati, liberi da bassi istinti, non vincolati da nessuna legge pazzesca. Pure li schivo, temo i loro sguardi curiosi, le loro domande, il loro interessamento: desidero vivere lontano da loro e solo.
(…) Mi sono ritirato dalla confusione della città e dalla folla e passo le mie ore sui libri, luminose finestre nella notte della vita. Vedo pochi estranei ed ho una modestissima casa tutta mia. Dedico le ore del giorno ad esperimenti di chimica e nelle notti luminose studio l’astronomia. Per quanto non ne sappia il come e il perché, c’è un senso di pace e di protezione nello sfavillio delle stelle. E poi, è nelle vaste ed eterne leggi della materia  e dei mondi, e non negli affanni terreni, nel peccato o nella sofferenza, che tutto quello che non è animalità in noi deve trovare il suo conforto e la sua speranza. Lo credo fermamente, se no non potrei vivere. E così, nella fede e nella solitudine, finisce la mia storia.

Edward Prendick