365 giorni, Libroarbitrio

“La confessione di un figlio del secolo” Alfred de Musset

1800

Capitolo Primo

PER SCRIVERE la storia della propria vita, occorre prima aver vissuto; non è pertanto la mia storia ch’io scrivo.
Colpito, ancor giovane, da un’abominevole malattia morale,  narro ciò che m’è accaduto nel giro di tre anni. Se fossi malato solo io, non ne direi una parola; ma poiché ve ne sono molti altri che soffrono dello stesso male, scrivo per quelli, senza curarmi di sapere se baderanno a me: ché, nel caso in cui nessuno se ne occupasse, avrò pur sempre tratto dalle mie parole il frutto di aver guarito me stesso; e, come la lepre presa al laccio, avrò roso la zampa imprigionata.

Solo è vero
che quei turbini sono attraversati,
da che mondo è mondo,
da sette personaggi sempre i medesimi:
il primo si chiama speranza,
il secondo coscienza,
il terzo opinione, 
il quarto desiderio,
il quinto tristezza,
il sesto orgoglio,
il settimo si chiama uomo.

Pertanto prendete il tempo come viene
e il vento come soffia.

365 giorni, Libroarbitrio

Vicente Huidobro “Canto II”

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Eccomi qui tra mari spopolati
Solo come la piuma che si stacca da un uccello notturno
Eccomi qui in una torre di freddo
Vestito del ricordo delle tue labbra sapide di mare
Delle tue cortesie e della tua chioma
Luminosa e disciolta come i fiumi che sgorgano dai monti
Stavi forse per diventare cieca perché Dio ti faceste queste mani?

L’arco delle tue ciglia che si tende come arma degli occhi
Nell’invito feroce colpo d’ala che l’orgoglio dei fiori fa sicuro
In vece mia ti parlano le flagellate pietre
In vece mia ti parlano le onde degli uccelli senza cielo
In vece mia ti parla il gregge delle pecore silenti
Addormentato nella tua memoria
In vece mia ti parla la nudità del piccolo ruscello
L’erba che sopravvisse legata alla ventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Vestita appena d’un fiore pronto a spegnersi
Al primo soffio flebile di vento

Le pianure si perdono sotto il tuo piede di fragile grazia
E si smarrisce il mondo al tuo limpido andare
Giacché tutto è artificio quando appari
Nella tua minacciosa trasparenza
Innocente armonia senza tregua né oblio
Elemento di lacrima mulinante all’interno
Fatto d’ansia altezzosa e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti d’infinito

365 giorni, Libroarbitrio

“A Dio preghiera di un poeta”

Paul-Verlaine

O padre nostro, trono d’oro, che nei cieli stai,
o Dio, cosmico sovrano, senza fine, etereo Tutto,
occhio totale, totale energia, totale reggimento,
più arcaico del tempo, alfa e omega d’universo,
base dei beati in assoluto, bagliore d’astri in firmamento,
tu, padre, tu ordisti maestà di sole e fiaccola
di luna, e fonti e fiumi e suolo e mare
vivificando il cosmo, nell’empio totale del tuo soffio;
celesti, terresti, gente stremata nell’abisso,
sotterranee schiere, tutte adempiono al tuo cenno.
Ora t’invoco, io, che sono cosa tua, qui dalla mia polvere,
dolente, passeggero, o mio Dio, io uomo minuto di fango
trafitto dal senso di colpe, in scorrere di pianto.
Ti supplico, padre senza morte, e dunque tu sorridi,
estirpami passione di mondo che strega i miei pensieri
e fascini d’inferno e dismisura dell’orgoglio.
Intridimi sempre nel cuore con corrente perenne del tuo soffio
perché t’ami eternamente, o mia Potenza estrema.

Angelo Poliziano