365 giorni, Libroarbitrio

La novella Rosso Malpelo di Giovanni Verga

Roma 14 agosto 2013

Rosso Malpelo Verga

Questa novella sviluppa i motivi fondamentali dell’arte verghiana: l’attenzione al mondo degli umili, perseguitati e vittime  del sopruso dei più forti, la visione pessimistica del mondo, il procedimento assolutamente  oggettivo  della narrazione, la scelta  di un linguaggio popolare che tende a ricreare i modi del parlato, l’abolizione della figura del narratore.

lo studio della teoria evoluzionistica, secondo la quale sopravvivono in natura solo gli individui  più forti  che riescono a imporsi sugli altri, e la consapevolezza  che negli strati più bassi della società umana si manifestano  con più evidenza  le leggi fondamentali della vita, condussero il Verga  all’elaborazione di questa storia esemplare.

Rosso Malpelo  è un ragazzo infelice,  precocemente indurito dal lavoro in miniera, dalla miseria e dai soprusi subiti dagli adulti.

Non avendo conosciuto l’affetto, se non quello  del padre morto  in miniera, non è capace di esprimere  i suoi sentimenti.

Ciò che ripropone nel rapporto con gli altri  è la dura legge dell’accettazione  della violenza  da parte dei più forti  e dell’oppressione   dei più deboli.

Il destino gli riserba la stessa condanna  subita dal padre, la morte in miniera, che non ne restituirà nemmeno il corpo.

Nel racconto è avvertibile la profonda pietà dell’autore nei confronti del suo personaggio, il cui comportamento, anche quando assume un atteggiamento brutale non suscita nel lettore né disgusto né antipatia.

Giudicato cattivo dai cattivi, Malpelo assume una sua eroica  e orgogliosa  dignità che non lo salva dal proprio destino  ma gli assegna per contrasto, una dimensione di vera umanità.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron III

Roma 23 febbraio 2013

Temi delle novelle 

Gli argomenti delle giornate si dispongono infatti secondo un piano organico che dovrebbe illustrare gli aspetti della vita umana e le virtù dell’uomo. Quindi, tranne la prima e la nona giornata a tema libero, le altre sono disposte in considerazione dei temi rispettivi a coppie o in posizione isolata e di rilievo. La seconda e la terza giornata trattano rispettivamente della “fortuna”, che risolve talora in lieto fine, insperatamente, una situazione avversa, e dell’ “industria”, la virtù attiva cioè, che fa ottenere ciò che si è desiderato o perduto. La quarta e la quinta giornata trattano l’una degli amori miseramente finiti, l’altra degli amori felicemente riusciti dopo la sofferenza. La sesta giornata, in posizione quasi centrale, esalta   i  motti di spirito con i quali taluni si sono salvati dal pericolo o hanno respinto l’offesa. La settima e l’ottava narrano inganni e beffe, quelle tese dalle donne ai mariti, o quelle tese dagli uomini alle donne o ad altri uomini. La decima, che conclude il ciclo dopo la pausa della nona, è dedicata alla più nobile delle virtù, quella della magnanimità. Il senso morale dello schema è abbastanza evidente, se si pensa  che dal tema della fortuna, attraverso le virtù pratiche, la passione amorosa, l’ingegno visto nelle forme dell’intelligenza e dell’inganno, si giunge alla magnificazione di una nobile virtù, segno anch’essa di ingegno e di superiorità  umana. Ma lo schema ha una serie di altre corrispondenze, tra le quali non deve sfuggire che dalla prima novella, dedicata alla storia  di un divertente gaglioffo, Ser Ciappelletto, si giunge alla novella finale di Griselda, un’umile donna che seppe, con l’impiego della più saggia  virtù, rendersi degna della magnanimità del Marchese di Saluzzo e superare i limiti della sua condizione sociale.

A domani.

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron II

Roma 22 febbraio 2013

La cornice del Decameron

Tre giovani e sette fanciulle, che si ritrovano nella chiesa di S.Maria Novella, decidono di sfuggire agli orrori della peste scoppiata a Firenze il 1348, rifugiandosi sui colli di Fiesole. I loro nomi riprendono in gran parte quelli della precedente narrativa boccaccesca (Fiammetta, Panfilo, Filomena, Emilia) e riflettono simbolicamente la varietà della loro figura  umana, che si rivela nel comportamento e talora nella scelta delle novelle che alternativamente raccontano. Lo svago che occupa quasi completamente le giornate dei nobili giovani è appunto quello di raccontare novelle, ma fra l’una e l’altra c’è l’intermezzo di un canto, e alla fine della giornata si danza e si canta. Non mancava l’osservanza delle pratiche religiose, per le quali viene sospeso il venerdì e il sabato il piacere del favoleggiare. Ogni giorno viene eletto un re o una regina come guida, la quale ha il compito di imporre un tema e di sollecitare i giovani ad illustrato mediante una novella. La prima e la nona giornata e le novelle raccontate in ogni giornata da Dioneo, il più spregiudicato della brigata, si sottraggono all’osservanza del tema, e cioè attribuisce un margine di elasticità allo schema, che  si aggiunge a quella ricerca di varietà che tutta l’opera sostanzialmente persegue.

Ma Boccaccio si adoperava per fare della novella un lavoro altamente impegnato sul piano letterario, oltre a ricalcare gli autorevoli modelli del genere, perché concepiva la successione delle cento novelle in un ordine particolare che conferiva all’opera un senso ben più complesso dell’intrattenimento piacevole e dell’evasione.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron

Roma 21 febbraio 2012

Il genere della novella

La disposizione del Boccaccio al racconto, che si era manifestata nelle forme  del romanzo cortese, del poema epico e dell’idillio bucolico, sfociò qualche anno dopo il suo ritorno a Firenze in un grande impegno narrativo. Tale è il Decameron, il cui titolo grecizzante designa un’opera compiuta in dieci giorni, quanti ne impiega una brigata di giovani per raccontare cento novelle. La nuova opera, che non era un romanzo, ma una raccolta di novelle, valorizzava un genere minore rispetto alla più tipica narrativa cortese ed all’epica classica e medievale. Il genere della novella aveva trovato tuttavia notevole fortuna nell’uso della conversazione e dell’intrattenimento piacevole presso le corti signorili e nei ritrovi del mondo borghese, come nella pratica della predicazione, che accoglieva sempre più largamente l’esempio favolistico e quello storico o aneddotico per rendere persuasivo l’insegnamento morale. Alcuni autorevoli modelli, come  le Metamorfosi  di Apuleio, un romanzo in prosa  della tarda latinità  che Boccaccio  conobbe  e apprezzò, la tradizione novellistica orientale confluita  nelle Mille  e una notte, assai diffusa nel Medioevo, inserivano le novelle in uno schema particolare, attribuendo loro la funzione di pausa distensiva e piacevole su uno sfondo tragico che si trasformava in un pretesto.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Il Novellino

5 febbraio 2013

Lo stile

Lo stile veloce, segmentato, ossia composto di una successione di proposizioni brevi e di misura pressoché uguale, generalmente paratattico, e cioè legato da nessi coordinativi, sia nelle frequenti sentenze, sia nei passi più decisamente narrativi, risale naturalmente alla struttura originale latino; ma la ricchezza del lessico, assieme alla elegante semplicità del dettato, rivela un ripensamento artistico che rimanda alla coeva raccolta del Novellino .

Nell’epoca in cui la Francia era percorsa da una matura narrativa romanzesca fiorita sulla storia antica e sulla leggenda nordica, diffusa ampiamente anche  in Italia ove l’esperienza narrativa originale è rappresentata in primo luogo da una silloge anonima di brevi racconti conosciuta col titolo di Novellino. L’area nella quale si costituisce la raccolta è la Toscana dove prima che altrove il volgare scritto diventa strumento di comunicazione.

Il titolo che porta la redazione più antica  Libro di novelle e di bel parlar gentile riflette la sostanza dell’opera, in cui la “novella” corrisponde al suo significato originario, ossia al racconto di una testimonianza, ricavata dalla tradizione o dall’esperienza viva, fissata in forma letteraria a edificazione dei lettori. Non quindi la novella come narrazione complicata dal piacevole intreccio, che avvince e intrattiene l’uditore o il lettore, costituisce il genere del Novellino, ma il frammento di vita.

A domani

LL