365 giorni, Libroarbitrio

“Zang Tumb Tumb” Filippo Tommaso Marinetti

LaChapelle

orecchie
occhi
narici
aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto tutto taratatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzarrie salti altezza 200m. della fucileria. Giù giù in fondo all’orchestra stagni
diguazzare
buoi buffali
pungoli
carri
pluff plaff impennarsi di cavalli
flic flac

365 giorni, Libroarbitrio

“Elegia romana” Goethe

Asako

Ma la notte ad Amore mi dedico e ad altre cure:
resto a metà col sapere, ma doppio è il piacere.
Forse non è scienza spiare le forme del caro seno
e portar la mano giù lungo i fianchi?
Solo allora capisco;
vedo con occhio che sente, sento con mano che vede.

365 giorni, Libroarbitrio

“Cavaliere sul ponte” Marina I. Cvetaeva

Anna Madia L isola di Kalyptein 2012

27 settembre 1923

Oh, troverò in esso
pace dalle labbra e dalle mani?!

Non ci stancheremo
noi – finché esiste passione! –
coi ponti di vendicarci.

Sia dolcezza o tristezza
in esso, tu meglio vedi,
– Cavaliere che custodisci
il fiume – dei giorni.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Segreteria Schizofonica” Stefano Benni

Gioia Marchegiani-Zenobia

Sono Stefano Benni
sono momentaneamente assente
dalla mia mente
vi prego di lasciare
il vostro nome e cognome
e un numero o come
cazzo rintracciarvi
non appena avrò ripreso
il controllo dei nervi
sarà mia premura
richiamarvi. Vi prego
di non fare pernacchie
né rutti o parolacce
né fare i brillanti per dire
qualcosa di speciale
che mi consoli. Sto male
Parlate
subito dopo il segnale

365 giorni, Libroarbitrio

“Il sorriso ai piedi della scala” Henry Miller

Tereza Vlcková

Nulla poteva offuscare lo splendore dello straordinario sorriso dipinto sul melanconico volto d’Augusto.
Sulla pista,
quel sorriso aveva qualcosa di particolare,
di astratto,
d’infinito:
esprimeva l’ineffabile.

Ai piedi d’una scala tesa verso la luna,
Augusto si sedeva in contemplazione,
fisso il sorriso,
perduti lontani i pensieri.
Questa simulazione d’estasi,
che egli aveva portato a perfezione,
faceva sempre una grande impressione sul pubblico:
pareva il sommo della stravaganza.

365 giorni, Libroarbitrio

“Orchestre per lacrime” di Enrico Marra

Due mondi

Ci sono giorni,
apparentemente strani,
iniziano con occhi umidi
e incastri di note struggenti,
come orchestre per farti piangere.
Sinfonie e colori gocciolanti di ricordi,
passeggiano come melodie in Re minore
nella tua memoria come involucri di plastica.
Io porto un caos tascabile nella mia borsa,
fingo di essere un pirata caduto nel mare,
uno capace di galleggiare sui significati;
sono giorni rari per navigare nel vento.
Iniziano… con punti di sospensione,
insinuandosi nella vita che passa.
Ci sono giorni rari che iniziano
come piccoli aerei in picchiata
legati alla punta delle mie dita,
ed è solo sul punto di decollare
che ricordo; le zavorre legate:
ai miei piedi che affondano.

365 giorni, Libroarbitrio

“Homo Homini Virus” romanzo di Ilaria Palomba per Meridiano Zero ad aprile nelle librerie!

Ilaria Palomba fdproductions

TRACCIA 1 – TU ODI (Rammstein – Du Hast)

In principio credevo nel corpo. In principio credevo nella salute. In principio credevo bastasse amare. Ora provo solo odio.
La parola corpo, svuotata di senso, perde la propria dignità d’essere. Tutto procede nel caos. E non credere stia parlando del niente. Il vuoto che mi pervade non ha nulla a che fare con l’assenza di materia. Al contrario, si tratta di un eccesso. Un surplus di esistenza che non sono in grado di contenere. Da ciò ne consegue, con una stringata logica del non-senso, l’odio viscerale che nutro nei confronti dei ben riusciti. Non ci sono Übermensch in questa storia, Bowie. Non vertiginose altezze. Non ideali. Tutto mi sovrasta. E da questa totalità sono escluso in definitiva. La protervia della comunicazione si è insinuata in me avviluppandomi. La comunicazione porta alla ribalta soltanto una parte di questa eccedenza. E in linea di massima la parte più inutile. Ciò che consola, non ferisce, non crea dubbi. L’eccedenza accolta è soltanto quella che non getta nel dubbio. Sono stato battuto da quell’eccedenza, quel residuo di realtà che non posso più esperire. È l’odio a tenermi in vita. Il giornalismo come l’arte, la moda come il degrado, l’estetica del nulla come l’etica dell’assoluto. Di tutto io vedo l’opposto. Non vi è più nulla al mondo in cui valga la pena credere. Certo, vi è stato un tempo in cui ho creduto. Vi è stato un tempo in cui ho amato. Vi è stato un tempo in cui ho lottato. Ma contro cosa, Bowie? Mi sono illuso. Ho creduto di vincere il fato e infine lui ha vinto me. Ora mi domandi giustificazioni teoriche per l’odio che mi nutre. Non ve ne sono. Ho provato a elaborare teorie, a estrapolare significati reconditi, a mitigare il senso d’impotenza con bieco altruismo da gregge. Ho provato a figurarmi la morale e la democrazia come strumenti per combattere i demoni. Nulla di più ingannevole, Bowie. I demoni non si combattono e non si addomesticano. Si può solo sperare di incarnarli mentre a poco a poco sbranano e devastano. Sono arrivato a Roma per cercare un lavoro, una posizione sociale, un ruolo. Ho trovato una donna. Io l’adoro. Io la venero. Io la amo. Ma lei è morta.

 

Un grazie di cuore alla scrittrice Ilaria Palomba
per avermi concesso l’incipit del suo nuovo romanzo
qui in lettura
per noi tutti!
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Petrolio – Appunto 101” Pier Paolo Pasolini

Lié e le falene

Le conclusioni a cui arrivò interrogando Adriana furono in certo modo positive.
Il misticismo della figlia era di qualità spiritualmente alta, cioè scientificamente  pregevole.
Il “cliché” cristiano era xxx da buoni archetipi.
Adriana era preda di una regressione reale, che solo la sua cultura, che distingue la schizofrenia dei santi da quella dei matti, impediva che divenisse un sintomo preoccupante.
Essa riviveva la “ripetizione” al di fuori della coscienza che essa ne aveva come lettrice del miglior San Paolo mistico…

365 giorni, Libroarbitrio

Lié Larousse e il Guerriero Poeta

L.L.

Lié Larousse nasce in un circo itinerante tra stoffe di taffetà ruvida seta in baco e carta straccia. Non sa che giorno fosse né l’anno né la direzione che prese il treno, forse spinto sulle rotaie dal canto stridulo di ogni palpitante sterzata o forse dalle urla del parto di un’ipotetica madre immaginata sotto ogni forma. Quel che è certo, è che, quell’ammasso di ferro legna e carne in transito era vivo, colmo di saltimbanchi, clown, bestie, lustrini e paillette.

– Lié faceva caldo, quello, si me lo ricordo, ma fuori di qui cara, un freddo, quello anche mi ricordo, e poi non insistere con me, chiedi a Mr Freak ti saprà dire di più – .
Mr Freak, bellissimo, alto l’inimmaginabile irremovibile dal suo sgabello con la fisarmonica in grembo e l’armonica alla bocca, appena la vedeva sbucare dal nulla la spostava di lato col bastone argenteo imperando -Fsthgrfth!- .

Lié continuò a chiedere.

Chiese a tutti, ai giocolieri con le clave, a Sir Amour il clown così tanto triste d’esser meravigliosamente felice,  al mangia fuoco Evviva con la tutina gialla aderente e le polpette puzzose di petrolio, alla signorina Edena la donna più bella dell’universo con tre capezzoli, ai due antichi teatranti Ostilis, a Cano lo straordinario pianofortista quadrupede, al triste Robért col trucco sempre al contrario e il diario nascosto che solo lei sapeva dove trovare.
Nulla.
Nebbia .
Ombre.
Ogni risposta una chiusura di porte senza maniglie.
Inerme ad ogni ingresso riappariva lui, bellissimo, ad attenderla sempre, l’incomprensibile Mr Freak.

Ma si narra che fu all’imbrunire di un tempo senz’etere, che un uomo, con la mascella serrata e gli occhi di sangue, vestito di cicatrici d’acciaio salì sulla carrozza 17 di quel malridotto treno. Stese una coltre di cellulosa ricoprendo l’intera cabina che iniziò a riempirsi d’acqua di mare e le sue mani elettrizzate dalle correnti vorticarono una tempesta di dipinte parole e pesci mille colori nuotavano balzando di vagone in vagone e sabbia dorata ondeggiava nella forma dei desideri e zampilli d’acqua cristallina si infrangevano contro lamiere e corpi componendo musica di tutte le note. Gli abitanti del treno si precipitarono ad ammirare la magia, e tra chi applaudiva entusiasmato e chi vociferava pettegolezzi la voce dell’incomprensibile Mr Freak, bellissimo, alto l’immaginabile irremovibile dal suo sgabello con la fisarmonica in grembo e l’armonica alla bocca, mise tutto a tacere imperando:
– Lié, lui è il Guerriero Poeta. Tuo Fratello! –

Così oggi, ad un età inconsapevole, con i capelli spagliati di un colore incolore, vi presento storie di genti del mondo, com’erano e in astratte forme come saranno, qui, dietro le quinte di questo palcoscenico fluttuante leggerete l’idillio della vita degli esseri quali siamo dove conduce. Col mio unico ricordo. Vero. Solo mio. Che d’improvviso di giorno o in sogno m’appare, col profumo caldo di neve silenziosa e sale marino.

Lulù

Come è nel vostro verbo
sarò acqua
liscia e trasparente
 fluirò via
mescolerò cammini

e gradino 
dopo gradino
scoprirò chi sono
creando già da ora
il mio oggidomani
grazie 
Guerriero Poeta.
Lié

365 giorni, Libroarbitrio

“Il lampo” Giovanni Pascoli

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E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in un sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto,
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.