365 giorni, Libroarbitrio

La guerra dell’abbandono nessuno – L.L.

il carettere di un uomo è il suo destino (Eraclito)

L’abbandono è per sempre

mica tutto il resto

lo sfruttamento o odio

come il bene o amore

sono passeggeri

vanno e vengono

alterati dall’intento del tempo

da qualche goccio dall’alcol di troppo

sostanze psicotrope

e platonici viaggi d’oblio

ma soprattutto

finiscono,

improvvisamente

prima o poi

nel mentre

tra il batticuore

dopo lo schizzo

finiscono,

sono per tutti

e sulla bocca di tutti,

addirittura vanno inscenati

per essere compresi,

forse s’assomigliano pure,

ma l’abbandono

nemmeno lo si vede arrivare

si confonde zitto zitto tra la gente

non è nessuno

né di nessuno

armato invisibile

per combattere la guerra del per sempre

non se ne va

così non si finisce mai

di essere abbandonati

e non somiglia a nient’altro

che non a sé stesso.

365 giorni, Libroarbitrio

Analfabeta di sentimenti atavici L.L.

sonnambulo
tra le vie notturne
tentativo di vita
analfabeta
di sentimenti atavici
mentre inspiro
espio il giorno
passato avvenire

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Notturno” Laura Rainieri

work nicoletta ceccoli

La casa era buia a soqquadro.
Cercavano me e il mio quaderno.
Quell’album grande e rosa
dove scrivo tutte le mie cose.
Nasconderlo, ma dove.
Svisceravano ovunque.
E soprattutto una pagina scritta
quella volevano.
Sono corsa su e giù con l’album
per le scale buie
e loro dietro.
L’ho nascosta nella credenza
dove gli amaretti si conservano croccanti
loro dietro
poi sotto lo stipite un po’ rotto della scala
ma la pagina era larga e si vedeva
e loro dietro
allora l’ho mangiata.
Scritto che esci da me in me rientra.

365 giorni, Libroarbitrio

Vicente Huidobro “Canto II”

christopher_thompson_a_day_away_2008

Eccomi qui tra mari spopolati
Solo come la piuma che si stacca da un uccello notturno
Eccomi qui in una torre di freddo
Vestito del ricordo delle tue labbra sapide di mare
Delle tue cortesie e della tua chioma
Luminosa e disciolta come i fiumi che sgorgano dai monti
Stavi forse per diventare cieca perché Dio ti faceste queste mani?

L’arco delle tue ciglia che si tende come arma degli occhi
Nell’invito feroce colpo d’ala che l’orgoglio dei fiori fa sicuro
In vece mia ti parlano le flagellate pietre
In vece mia ti parlano le onde degli uccelli senza cielo
In vece mia ti parla il gregge delle pecore silenti
Addormentato nella tua memoria
In vece mia ti parla la nudità del piccolo ruscello
L’erba che sopravvisse legata alla ventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Vestita appena d’un fiore pronto a spegnersi
Al primo soffio flebile di vento

Le pianure si perdono sotto il tuo piede di fragile grazia
E si smarrisce il mondo al tuo limpido andare
Giacché tutto è artificio quando appari
Nella tua minacciosa trasparenza
Innocente armonia senza tregua né oblio
Elemento di lacrima mulinante all’interno
Fatto d’ansia altezzosa e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti d’infinito

365 giorni, Libroarbitrio

Young e i pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità: storia di un’autobiografia

Roma 21 maggio 2013

Nato a Upham nello Hampshire nel 1683 Edward Young compì gli studi a Oxford e manifestò precocemente un talento letterario versatile ed elegante. Intrapresa la carriera ecclesiastica fu cappellano del re Giorgio II e rettore Welwyn.

Dopo la pubblicazione di due tragedie classicheggianti, di sette satire dal titolo L’amore della gloria, passione universale, e della raccolta poetica Carme sull’ultimo giorno, che non gli diedero il successo ambiziosamente cercato, divenne celebre con Il lamento, ovvero pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità composto tra il 1742 e il 1746.

E’ un’elegia autobiografica, scritta dopo la morte della moglie e altri lutti familiari, in cui si anticipa il tema preromantico della meditazione notturna sulla tomba.

La lunga riflessione religiosa in nove libri, o “notti”, è opera emblematica della cosiddetta “graveyard school” o “scuola cimiteriale”, costituita da un gruppo di poeti, che portarono il culto della sensibilità a livelli di morbosità quasi patologica, concentrando la loro attenzione su tutte le tematiche relative alla morte, ai cimiteri e  alle lugubri atmosfere notturne.

Morì nello Hertfordshire nel 1765 e la sua opera si diffuse e influenzò tutta la poesia preromantica europea.

A domani

LL