365 giorni, Libroarbitrio

Ribelle – Emanuel Carnevali

Edmund Dulac, She kissed the reindeer on the nose

Tutto è più breve di qualcos’altro:
tutto è più uguale a Dio di qualcos’altro.

C’è competizione nel caos,
una cosa molto stupida.

Sono dubbioso come un ramo di salice
che curvo ammicca all’acqua.

Ammiro il diavolo perché lascia le cose incompiute.
Ammiro Dio perché tutte le completa.

***

Io so che per avere dormito a lungo
i morti hanno ripreso forza.
In giorni come questi
spalancano a calci le loro tombe
e ne balzano fuori con eleganza.

Sussurrano orribili segreti
l’uno all’altro e a me.
Portano i loro sudari e
li scuotono animosamente.

O Divinità del terrore e della malinconia
vienimi in aiuto!
Ho ancora baci sfioriti per te,
baci che non voglio buttare via perché sono molto povero,
distaccami dai miei ricordi.

Essi mi inquietano tanto che il sonno sussulta e fugge,
sussulta e fugge.

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365 giorni, Libroarbitrio

“poesia n°48” Dennis Nurkse

Giardino Signor Nove

Opera fotografica “Giardini dispersi” del fotografo e scultore Signor Nove 
( in gentil prestito per Libroarbitrio)

Il diavolo è un ottimista
se pensa di poter peggiorare
gli uomini.

Fazioni.

Uomini a cavallo giunsero di notte
a casa mia. Volevano sapere
da che parte stavo.

Sulle prime risposi: Dio:
che significa, niente: ma poi
anche quella si rivelò una risposta inaffidabile.

Allora provai a spiegare ma.
Ma questi erano uomini
poco inclini a sottigliezze divine:

avevano cavalcato a lungo
e i loro cavalli nitrivano là fuori
sudati nel vento ghiacciato dell’alba.

365 giorni, Libroarbitrio

“della piccola utopia” Jorie Graham

disegno ponyo e suske

guardo pesciolini,
migliaia,
sciamare,
ognuno un minuscolo muscolo,
ma anche, senza poter creare corrente,
fare del loro unisono (girando,
ripiegandosi,
entrando e uscendo dal loro unisono all’unisono)
fare di se stessi una corrente visiva,
che non può trasportare o smuovere d’un
attimo la spirale dell’acqua che scende e che sale,
la scia delle barche che ciclica infine ribatte sulla banchina,
là dove incontrar la resistenza più profonda,
acqua che sembra squarciarsi
(ha questi strati), una corrente vera benché per lo più
invisibile che manda nel visibile (pesciolini) uno sfrecciare
veloce che impone il cambiamento –
è questa la libertà. Questa è la forza della fede.
Nessuno ottiene ciò che vuole.
Non sarà mai più lo stesso.
Il desiderio è essere puro.
Quel che ottiene è sempre mutato. Sempre più
ogni minuto iridescente, da cui permea l’infinito,
e la dismemoria, certo, il riverbero di qualcosa
alla deriva. Qui, mani piene di sabbia,
che faccio filtrare nel vento, guardo giù e dico
prendi questo, questo ho salvato di me,
prendilo, svelto! E se ascolto
ora? Ascolta, non ho detto nulla. Era solo
qualcosa che ho fatto.
Non potevo scegliere le parole.
Sono libera d’andare.
Non posso certo tornare indietro.
Non a questo.
Mai.
E’ un fantasma posato sulle mie labbra.
Qui: mai.

365 giorni, Libroarbitrio

“Un mattino” Mark Strand

Stellium Luna d'ambra

L’ho portato con me ogni giorno, il mattino che presi
la barca di mio zio dalla cala d’acqua bruna
e puntai su Mosher Island.
Increspature si frangevano sulla carena
e il cigolare sordo di scalmo e remo
s’alzava nei boschi di pino nero incrostati di licheni.
Mi muovevo come una stella oscura, alla deriva sulla metà
affogata del mondo fino a che, per un suggerimento arcano,
guardai fuoribordo e vidi sotto la superficie
una stanza luminosa, una tomba colma di luce, vidi per la prima volta
l’unico luogo limpido che ci è dato quando siamo soli.

365 giorni, Libroarbitrio

“Futuro” Billy Collins

Fabian Perez - SABA ON THE STAIRS

Quando alla fine ci arriverò –
e ci vorranno molti giorni e molte notti –
mi piace pensare che ci saranno altri in attesa
e che vorranno perfino sapere com’era.

E così mi abbandonerò al ricordo di un cielo particolare
o di una donna con un accappatoio bianco
o della volta in cui ho visto uno stretto molto angusto
dove si era svolta una famosa battaglia navale.

Poi squadernerò su un tavolo
una grande mappa del mio mondo
e spiegherò al popolo del futuro
dagli abiti sbiaditi com’era –

come le montagne si alzavano tra le valli
e questa era detta geografia,
come le navi cariche di merci percorrevano i fiumi
e questo era detto commercio,

come il popolo di questa zona rosa
si spostava in questa zona verde chiaro
e come si incendiava e uccideva chiunque trovasse
e questa era detta storia –

e loro ascolteranno, con lo sguardo gentile e in silenzio
mentre altri arriveranno ad unirsi al cerchio,
come onde che non si allontanano,
ma si muovono verso un sasso lanciato in uno stagno.

365 giorni, Libroarbitrio

Dylan Thomas ” Il pagliaccio sulla luna”

Roma 11 dicembre 2013

Dylan Thomas

La mie lacrime sono come un quieto turbine
di petali da una certa magica rosa;
e tutto il mio dolore fluisce dalla fessura
di nevi e cieli dimenticati.

Penso che se toccassi la terra,
si sbriciolerebbe,
è così triste e bella,
così trepidamente simile a un sogno.

Poeta gallese, Dylan  Thomas nasce a Swansea nel 1914.
Pubblica la sua prima raccolta nel 1934, Diciotto poesie, con la quale ottiene un immediato riscontro di pubblico.
Questa prima prova poetica, nella potente visionarietà e nel linguaggio ricco di suggestioni metaforiche, rivela il profondo legame di Thomas con le tradizioni culturali celtiche intrise di magia e mistero.
Dal 1945 inizia la sua collaborazione con il Terzo Programma radiofonico della BBC, presso il quale ottiene un grande successo personale con la lettura dei suoi testi.
Nel 1950 viene invitato negli Stati Uniti  per un ciclo di conferenze e letture.
Due anni dopo è di nuovo a New York per discutere con Stravinskij sulla stesura di un libretto d’opera, ma viene colpito da un attacco di delirium tremens e muore all’età di trentanove anni a New York.
Oltre alle poesia giovanili citate, sono interessanti le  raccolte Venticinque poesie,  La mappa dell’amore, Morti e ingressi, in cui elementi visionari si intrecciano ai temi della sessualità, della morte e della religione.
Il divertente libro di racconti autobiografici Ritratto dell’artista da cucciolo è tra le migliori opere di narrativa di Dylan Thomas.

Di seguito quattro incipit di poesie dal tema Disperazione dell’essere :

Orecchi nelle piccole torri sentono
mani raspare alla porta
occhi negli abbaini vedono
le dita alle serrature.
Devo aprire o restare
solo fino al giorno della mia morte
non visto da occhi stranieri…

Troppo fiero per morire, avvilito e cieco morì
nella maniera più oscura, senza prendere commiato,
un freddo, gentile uomo, coraggioso nel suo bruciante orgoglio…

Sopraffatto dal sole, con una mente lacerata
mi soffermo sotto il confessionale di nuvole…

In me dieci paradossi compongono una verità…

A domani

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Jerome David Salinger “Il giovane Holden” (parte seconda)

Roma 10 novembre 2013

Salinger

Il rifiuto del conformismo e dell’ipocrisia della società

Holden Caulfield è uno studente diciassettenne, proveniente da una agiata famiglia di New York.
Il giovane, duramente provato anche dall’esperienza traumatica della morte del fratello maggiore Allie, il cui ricordo non lo abbandona mai, si rifiuta – per così dire – di crescere, di adeguarsi alle norme di un mondo che gli appare stupido, ipocrita, privo di significato e di autentici valori. Espulso dal college di Percy per scarso rendimento scolastico, Holden, sulla via del rientro a New York, cerca esperienze nuove, che gli indichino che la vita borghese degli adulti ha un qualche senso, ma tutto lo delude, nessuno è in grado di capirlo.
Giunto a New York, decide di non vedere i genitori prima che essi abbiano ricevuto dal college la lettera di espulsione. Entra perciò in casa di nascosto, per incontrarsi con la sorellina Phoebe, l’unica persona con cui abbia un reale rapporto affettivo, forse perché nella sua ingenuità la bambina è ancora lontana dall’ipocrita mondo degli adulti.
Dopo una nuova delusione, l’incontro con il professor Antolini, un suo vecchio insegnante, che Holden teme voglia sedurlo, il giovane pensa di voler fuggire da New York, di non tornare mai a casa, ma un nuovo tenero incontro con Phoebe lo dissuade.
Holden ritorna così dai genitori.
Il romanzo si chiude con le considerazioni del giovane, in ospedale, affidato alle cure di uno psicoanalista:

” Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c’è qui, continuano a chiedermi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. E’ una domanda così stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sì, ma come faccio a saperlo? Giuro che è una domanda stupida.” 

A domani

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Jerome David Salinger “Il giovane Holden” (parte prima)

Roma 9 novembre 2013

J.D. Salinger

Nato a New York nel 1919, Salinger cominciò a scrivere i primi racconti  a quindici anni.

Studiò prima al Collegio militare della Pennsylvania, poi all’università di New York.

Durante la seconda guerra mondiale venne arruolato come sergente di fanteria e mandato in Europa.

Raggiunse il successo come scrittore nel 1951, con la pubblicazione del romanzo Il giovane Holden, storia di un ragazzo “ribelle” nei confronti della società.

Il romanzo si impose all’attenzione dei critici anche per le originali scelte linguistiche, modellate sul parlato, ricche di espressioni gergali, giovanili, discorsive.

La scelta di contestazione della società attraverso la narrazione, in prima persona, di adolescenti “non integrati”, venne ripresa con successo anche nei Nove racconti, pubblicati nel 1953.

Negli anni sessanta, l’accostamento dello scrittore alle filosofie orientali influenzò la sua produzione narrativa, maggiormente rivolta a contenuti meditativi e simbolici.

Appartengono a questo periodo i romanzi Franny e Zooey, Alzate l’architrave, carpentieri, Hapworth, 16.

Dal 1965 Salinger ha cessato l’attività di narratore, chiudendosi in un volontario silenzio.

 

A domani

Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman : Cinema e poesia “L’attimo fuggente”

Roma 31 luglio 2013

Walt Whitman poeta

Nel 1989 il regista australiano Peter Weir girò il film  Dead Poets Society, titolato in italiano L’attimo fuggente, sulla figura di un professore innamorato della poesia e in particolare di Walt Whitman.
Nelle sequenze che proponevano le appassionate lezioni di poesia dell’insegnante ai suoi studenti, erano citati alcuni vibranti  versi del poeta americano. Il più famoso e fortunato tra essi, anche per il valore  simbolico assunto nella vicenda del film, è senza dubbio:

O Capitano! Mio Capitano! Il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha rotto tutte le tempeste: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
La nave severa ed ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, né volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.

Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto.

Traduzione di Antonio Agresti 1913

Poeta dell’America e del sogno americano, Walt Whitman nacque a Long Island, New York, nel 1819.

Lasciò gli studi appena undicenne e, spinto dalla voglia di libertà  e sperimentazione che tanto influenzò la sua lirica, cambiò spesso mestiere: fu tipografo, insegnante, giornalista e carpentiere.

Nel 1841  diventò direttore del “Daily Eagle” di Brooklyn e iniziò a pubblicare i primi versi, ma, divergenze politiche in seno alla redazione del giornale lo spinsero ad abbandonare quel lavoro, per intraprendere l’attività di carpentiere svolta dal padre.

Ma la passione per la letteratura  rimase in lui vive a tal punto che nel 1855 riuscì a pubblicare a sue spese parte  di quei taccuini di note che da anni andava scrivendo.

Nacque così la prima edizione di Foglie d’erba, un libro di poesie in 12 canti, con un linguaggio ardito, contenuti nuovi rispetto alla tradizione, metafore sessuali, moduli espressivi rivoluzionari ne fecero un libro difficile  e poco comprensibile per gran parte della società americana del tempo, ma che Whitman non cessò  di arricchire di anno  in anno con nuovi componimenti.

Solo negli anni seguenti la poesia di Whitman fu veramente capita ed apprezzata “una poesia che aiuta a manifestarsi nel suo splendore  e nella sua sofferenza  redentrice, una poesia piena(…), capace di cogliere i ritmi delle stelle, i sussulti della carne, i mormorii dell’erba, il Potente spettacolo dell’universo…” 

Nel 1872 prese parte alla guerra di Secessione americana,dedicandosi come infermieri all’assistenza dei feriti.

In Giorni rappresentativi raccolse i ricordi di tale esperienza.

Considerato il maggiore poeta dell’Ottocento americano, Wolt Whitman fu l’appassionato cantore degli ideali di libertà  e democrazia  di un paese in cui era vivo lo spirito  pionieristico  e il mito della frontiera.

Svolse impieghi governativi fino al 1865, quando fu  costretto a ritirarsi per una paralisi.

Morì a Camden, nello Stato del New Jersey, nel 1892.

Not words of routine this song of mine

Walt Whitman

A domani

LL