365 giorni, Libroarbitrio

Angelo Poliziano “Artista”

Roma 20 marzo 2014

Lady Godiva John William Waterhouse

L’ho trovata, trovata!
Lei che volevo, che da sempre cercavo
in ricerca d’amore, lei dei miei eterni sogni!
Vergine, bellezza cristallina, compostezza
che non è artificio, ma natura immacolata.
Vergine, orgoglio di lingua greca e latina,
fiore delle danze, gemma di canzoni.
La sua armonia sarebbe dura sfida per le Grazie,
che l’attraggono di qua, di là, a contesa.
Già, l’ho trovata. Invano. Una volta l’anno, forse,
sì e no, m’è dato di vederla in fuoco di delirio.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Seneca “Il tempo ” (VI parte)

Roma 10 marzo 2014

Turbinio di vento non farti destare dall’incostante  boato d’aria che tenta di scalfirti con l’arroganza dell’incertezza giungendo da luoghi ascosi regni dell’inquietudine perché tu sei figlio di Dio sei Sole che illumina questa Terra che vive nella vertigine della tua luce!
L.L

Dalì orologio

La vita umana,
anche ammesso che superi i mille anni,
sarà sempre chiusa in uno spazio ben limitato…
ma questo spazio di tempo
che per legge di natura scorre velocemente,
anche se la ragione vorrebbe prolungarlo,
è inevitabile che vi sfugga subito:
siete voi che non sapete afferrare e trattenere
o anche solo frenare
questa che è la più veloce di tutte le cose;
ma ve la lasciate scappar di mano
come se fosse un accessorio qualsiasi
che si può sostituire.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Giuseppe Conte da “Le stagioni”

Roma 11 gennaio 2014

Giuseppe Conte poeta

Il Poeta

Non sapevo che cosa è un poeta
quando guidavo alla guerra i carri
e il cavallo Xarìto mi parlava.
Ma è passata come una cometa

l’età ragazza di Ettore e di Achille:
non sono diventato altro che un uomo:
la mia anima si cerca ora nelle acque
e nel fuoco, nelle mille

famiglie dei fiori e degli alberi
negli eroi che io non sono
nei giardini dove tutta la pena

dì nascere e morire è così leggera.
Forse il poeta è un uomo che ha in sé
la crudele pietà di ogni primavera.

” I versi di questa poesia sono anteriori al 1983, il testo da cui sono tratti fa parte di un gruppo di poesie che ho scritto nel cuore degli Settanta, poi confluite ne L’oceano e il ragazzo. In quegli anni c’è stata una modifica del rapporto uomo-natura di carattere epocale. Noi eravamo abituati a vedere la natura più potente dell’uomo, all’improvviso ci si rivelò un mondo in cui la natura è uccisa, avvelenata, inquinata…Nelle poesie di quel tempo mi ponevo questo questo problema: come ritrovare un linguaggio della natura visto che il contatto con essa era andato perduto? E’ vero che la natura è uno dei temi più ricorrenti in poesia attraverso i secoli, ma va detto che negli anni Cinquanta e Sessanta era stato pressoché accantonato. Negli anni Settanta ho riscoperto la possibilità di parlare con la natura, non attraverso una fuga arcadica, come talvolta hanno scritto i miei detrattori, ma considerando la tragedia che sta vivendo la natura. Quindi ho scritto poesie in cui la natura sembra già morire. Ben pochi sanno che cos’è un albero, ben pochi sanno ascoltare il mare…Voglio dire che rischiamo di perdere la natura nelle sue rifrazioni sulla nostra anima, che poi è quello che conta”.

Tratto da Intervista a Giuseppe Conte,
di Luigi Cannillo  e Annalisa Manstretta

A domani
Lié Larousse

Spunto di lettura:
LA BIBLIOTECA DELLE VOCI
Interviste a 25 poeti italiani
Edizioni Joker

365 giorni, Libroarbitrio

Ted Hughes “Il falco nella pioggia”

Roma 30 dicembre 2013

Ted Hughes

Affogo nel tambureggiante campo, estraggo
un calcagno dopo l’altro dall’ingorda bocca della terra,
dal fango che mi afferra ogni passo alla caviglia
con la tenacia della fossa, ma il falco

libra in alto senza sforzo l’occhio fermo.
Le sue ali tengono il creato in una imponderabile quiete,
ferme come un’allucinazione nell’aria che scorre.
Mentre il vento percuote a morte queste ostinate siepi,

mi prende gli occhi, mi toglie il fiato, mi afferra il cuore,
e la pioggia mi incide la testa fino all’osso, il falco regge
il punto adamantino della volontà che guida come un nord
la resistenza del naufrago: ed io,

stordito, ghermito boccone di sangue che conta l’ultimo istante
nelle fauci della terra, tendo al supremo
fulcro della violenza dove posa il falco.
Che forse incontra quand’è l’ora la bufera

proveniente dalla parte sbagliata, sopporta, scagliato a testa in giù,
che l’aria gli cada dagli occhi, le pesanti contee gli crollino addosso,
l’orizzonte lo intrappoli; e, sfracellato quell’occhio tondo
d’angelo, il sangue del cuore si mischi alla mota.

Hughes sosteneva che le poesie, come gli animali, sono “un’assemblea di parti viventi, mosse da un singolo spirito”.
E a volpi, falchi, pesci dedicò  moltissimi versi, contrapponendo l’innocente violenza del mondo animale a quella volontaria dell’uomo sull’uomo, ai suoi folli sogni di massacro, alla sua violenza distruttiva sulla natura.
Come la poesia in cui lo sparviero parla della sua immodificabile natura sterminatrice, al di sopra di qualsiasi legge o autorità. L’uccello predatore serve al poeta proprio per contestare la cieca violenza degli uomini, che attaccano, reprimono e uccidono col permesso delle leggi che si sono dati.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia europea del ‘900 : Surrealisti ed Ermetici (seconda parte)

Roma 1 settembre 2013

La poesia europea del primo Novecento si lascia alle spalle l’epoca romantica per dare il via al Surrealismo, movimento letterario che esalta la dimensione onirica della vita e cerca le relazioni  più nascoste fra gli oggetti e i più imprevedibili accostamenti concettuali e immaginifici in un gioco che trascina anche il lettore  nello stesso vortice visionario che le ha generate.

In seguito l’Ermetismo celebra il trionfo  delle metafore  più ardite, del loro concatenarsi e riprodursi.

Nel secondo Novecento, accanto a queste avanguardie, sono presenti anche una poesia concretamente  realista e un altra di puro lirismo, che cantano, con una ricchissima tavolozza di toni, da un lato gli eterni sentimenti dell’uomo e la natura, dall’altro la città  e la nuova civiltà dei consumi con i problemi dell’emarginazione sociale, dell’individualismo e dell’alienazione, del rumore assordante e dell’esasperato silenzio.

La poesia del ‘900 diviene voce universale e la sua larga diffusione, attraverso la scuola e i mass mass media, raggiunge tutti gli strati culturali della società.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Charles Baudelaire “Corrispondenze”

Roma 15 giugno 2013

“Corrispondenze”

La Natura  è un tempio dove colonne vive

lasciano a volte uscire confuse parole;

l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli

che l’osservano con sguardi familiari.

Come echi lunghi che da lontano si fondono

in una tenebrosa e profonda unità

vasta quanto la notte e quanto la luce,

i profumi, i colori e i suoni si rispondono.

Ci sono profumi freschi come carni infantili,

dolci come oboi, verdi come praterie

 e altri corrotti, ricchi e trionfanti,

che hanno l’espansione delle cose infinite,

come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso

che cantano gli abbandoni dello spirito e dei sensi

di

Charles Baudelaire 

A domani

LL