Libroarbitrio

.LaRossa. – di Lié Larousse per l’opera pittorica di Antonio Conte

La Rossa di Antonio Conte per Lié Larousse

.la vedi, sai guardarla,
le scivola fuori dal corpo
l’anima incandescente
ai piedi della notte
in un’ombra iridescente
per impossessarsi di tutto di tutti,
d’altro e dell’altrove,
d’altronde, sorridi perché di lei
t’accarezza ancora il pensiero
eccitato soffia leggero il vento
sulla tua tela i suoi colori
e scolpisci il ricordo
tanto presente ora
che pare sia qui ancora
e non essere invece
appena passato
e pensa se non fossi passato
non avresti questo liquido
estroso dolce piacere dipinto
bello, su di lei.

Lié Larousse

DuediRipicca
poesia di Lié Larousse per l’opera pittorica
#LAROSSA di Antonio Conte

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365 giorni, Libroarbitrio

essere una musa – Jake Matthews

illustrazione-a-mano

una volta ero mora
sono stata amata
sono stata scopata
hanno scritto di me
sangue cuore e sperma
hanno inciso il mio corpo

poi sono stata rossa
ho ispirato poeti
fotografi scrittori
hanno scritto romanzi
saggi e innumerevoli poesie

il colore dei capelli
non contava nulla
arrivavano artisti
da tutto il mondo
per guardarla mentre
ondeggiava quella chioma
si diceva che chiunque
avrebbe potuto essere
ispirato da colei
che possedeva l’iridescenza

l’amore che ho dato
con tutta me stessa
lo hanno preso
strappato e gettato via
e ora non ho più niente
è finito tutto
sono rimasta sola
con le mie lentiggini
gli occhi scuri
e i capelli rossi

io sono musa e caos
ho incontrato un solo
uomo che ha avuto
il coraggio di non scrivere di me
della mia bellezza diceva
che avevo due nei
agli angoli della bocca
e di questo non avrebbe
mai potuto scrivere
non ho mai capito
per quale ragione

i poeti sono meteoriti
caduti sulla terra
vanno a capo
per stravolgere il mondo
ormai ho capito
che non serve scrivere
delle cose belle
col rischio di perderle
mentre i polpastrelli
iniziano a sanguinare

 

365 giorni, Libroarbitrio

.l’ispirazione dei poeti. – Lié Larousse

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

.cari poeti
che mi lasciate interdetta
non riesco a capire
aiutatemi voi
se sei mora o bionda
allora sei una gran fica a priori?
una dea
una musa
una ninfetta
che merita nota
e cascate d’inchiostro
e lacrime di sangue e fango
e struggimenti
per i vostri racconti?
ma se il pelo è ramato
nessun verso gli viene accordato
allora con gran pena
già dico addio alla vostra penna
a corde di violino
e assoli di chitarra
poi però
per fortuna penso
l’obiettivo e il pennello
ci hanno sempre amate
giovani pittori
pazzi illustratori
addirittura fotografi  in bianco e nero
c’hanno svelato
incantato
loro sì
ci scoprono, ci divorano
ogni giorno
in ogni tonalità
di colore
odore
visione
senza censura
ecco però perché
siamo in via d’estinzione
sono pochi di numero loro
a confronto vostro
ma ci voglio credere ancora
e mi sto domandando
non è che forse
non ne avete mai vista una
di rossa
in carne ed ossa
o che v’accarezza in sogno
al bisogno
un bisbiglio, un abbaglio?
no? certo è un peccato
che se mai ci sarà memoria di noi
sarà solo attraverso il colore
di oli e stampe
ma non in quello
di poetiche parole
ed è troppo triste per me
perciò vi saluto
ma mi raccomando poeti cari
correte, andate,
tenetevi strette le vostre more
e le vostre bionde,
non sia mai scegliessero
un altro ennesimo poetucolo con abduzione
e a voi poi non tocchi
di perdere l’ispirazione.

Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Dogus – Rinascita” di un anonimo combattente e detenuto curdo

domenica mattina agosto 2016
I veleni degli occupanti
non giungono a lordare
la caverna della libertà.

Il mio cuore è un sacrario
illuminato dal sole.

Nel mio cuore c’è spazio
per tutto il sole
per tutto il mare
per il mio popolo.

E’ libertà il monte Cudi
e gli Zagros
sono libere vette
del Herekol e del Munzur.

Un altare sacro
a tutte le dee
a tutti gl’iddii
è la libertà nel mio cuore.

Le montagne hanno aperto la strada
nelle prigioni
globi di fuoco
dentro di me
la vendetta è tempesta
ed oggi
sento la vigilia di un’esplosione
improvvisa.

Non vi spaventi il mio grido
dentro di me
sto nascendo di nuovo.
Musa.

Ringrazio Alessio Dantignana
per aver fatto arrivare a me
questa ed altre poesie
scritte da anonimi combattenti e detenuti Curdi
dediti all’instancabile ricerca
della pace e della luce.
Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Al mare canto” Shakespeare

mare ghiaccio

Coloro che sono i favoriti  delle stelle
si vantino di pubblici onori e titoli superbi
mentre io, cui fortuna simili trionfi nega,
gioisco in disparte di ciò che più onoro

tu sei tutta la mia arte, e innalzi
in alto sapere la mia rozza ignoranza,
e come può mancare alla mia Musa l’invenzione
finché tu respiri poeta, tu che versi nelle mie rime
te stesso, dolce argomento, troppo eccellente
per essere ripetuto  da pagine volgari?

Oh ringrazia te stesso se qualcosa in me
scopri degno della tua attenzione;
chi è così muto da non saper scriver di te
quando tu stesso dai luce all’invenzione?

365 giorni, Libroarbitrio

“La mia Bohème” Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,
il mio paltò così diventava ideale;
andavo sotto il cielo, o Musa, a te leale.
Oh amori splendidi e sognanti!
I miei unici calzoni avevano uno strappo.
– Pollicino sognante, sgranavo rime nella corsa.
Il mio albergo era all’Orsa Maggiore.
– Dolce era il fruscio delle mie stelle in cielo.
Io le ascoltavo, seduto ai bordi di qualche strada,
in quelle belle sere di settembre quando la rugiada
sulla fronte aveva lo stesso vigore del vino
e rimando in mezzo a fantastiche ombre,
tiravo, come corde di lira, gli elastici
delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

Vocali - Arthur Rimbaud

Vocali
Arthur Rimbaud
(scritto originale)

365 giorni, Libroarbitrio

Saffo

nebulosa

“Alcuni la dicono figlia di Simeone, o di Camone, o di Eutarco; altri, infine, di Scamandrònimo. Nativa di Ereso, in Lesbo, poetessa lirica, nata verso il 630 a.C., nell’epoca del grande  Alceo, poeta anch’esso che la soprannominò “Usignolo”. Andò sposa a Cèrcila, un uomo molto ricco. Ma esistette anche una Saffo, nativa di Mitilene, in Lesbo. Costei, per amore di Faone, si gettò in mare dalla rupe di Leucade. Alcuni affermano che ogni sua poesia sia dedicata a questo loro grande amore.”

Policromo trono antimorte Afrodite
figlia di Cielo, doloso telaio, te, accarezzo:
non imbrigliarmi in amarezze e ansie,
o Forza, questa febbre!

No! Devi apparire. Ora: se in passati giorni
sentivi i miei richiami nelle altezze,
e mi dicevi sì! Lasciavi padre, casa,
e fosti qui

guidando il carro d’oro. Passeri d’amore erano
il tuo volo rasente  terre buie,
teso gorgo d’ali che rigano
l’azzurro.

Eccoli! Qui! Tu, Miracolosa
ridente in occhi viva vita
mi domandavi il nuovo patimento, il senso
del mio nuovo grido

oggetto d’assoluto desiderio mio,
febbre del mio io bruciato “Chi dovrei piegare
all’intimità con te? Chi non è leale
con te, Saffo?

Chiaro: se fugge, veloce ti pedinerà.
Se non prende doni, doni donerà.
Se non ti sente sua, intima da ora ti vorrà,
anche se non hai intenzione…”.

Vieni, per me. Adesso. Toglimi pesi
di desolazione. Quanto la mia febbre brama
che maturi, tu maturalo! Adesso! Tu, dea,
battiti per me!

La sua arte era un assolo ispirato, di getto, un ricamo di parole  e di note sempre nuovo, che dipingeva sentimenti e battiti del cuore istantanei, ricordi di pochi minuti fa, il calore di una vita in diretta che nessuna mediazione appanna. Tutto cristallo puro, semplice, presente. Il presente è il tempo verbale di Saffo. Al presente lei prega, si tormenta, assapora l’attimo, dolce o acre che sia.

E allora penso che magari Amore è questa semplicità dell’essere Sé nell’Io che necessita solo della parola silenziosa della scrittura, che diviene voce quando colui che ispira tali turbinanti folli accorati impudici sinceri sentimenti ne legge tra le labbra il sospiro abbeverandosi l’animo e il cuore.

Magari Amore è la pace che gli dona questo mio dolce pensarlo.

Magari Amore è la pace del pensarlo a me vicino.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Arthur Rimbaud: rimando “La mia Bohème”

Roma 20 giugno 2013

La mia Bohème

– Fantasia –

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,

eppure il mio paltò diventava ideale;

Andavo sotto il cielo cielo, mia Musa, a te leale;

amorose avventure, magnifiche e sognate!

Nei miei soli calzoni un buco s’allargava.

– Sognante Pollicino, sgranavo nella corsa

rime. La mia locanda era lassù, nell’Orsa.

– Soavemente in cielo le mie stelle frusciavano.

E le ascoltavo, ai bordi di qualche strada assiso,

in quelle dolci sere di settembre, col viso

bagnato di rugiada che ha di vino il vigore;

e, rimando nel mezzo di buiori fantastici,

tiravo, come corde di una lira, gli elastici

delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

di

Arthur Rimbaud

A domani

LL