365 giorni, Libroarbitrio

PERDIAMOCI – Gianluca Pavia

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Portami via con te
attraverso lo specchio,
oltre la superficie di ogni cosa,
ma prima fermiamoci ad un bar
sudicio ed infame
e perdiamoci in un bicchiere
che non sia d’acqua,
o magari in un labirinto
purché il mostro
sia grande, brutto
e cattivo.
Shiva ci insegna
a creare dal nulla
ma prima, è ovvio,
tocca distruggere tutto
partendo da noi stessi.
La luna illumina serpenti d’asfalto
ed il fulmine elettrico
è così noioso da cavalcare,
allora sì
dammi tempesta senza pace
né prima né dopo,
apocalisse
è il mio mantra rilassante,
disagio
la meditazione funzionale.
Chiudi gli occhi
e guida alla cieca,
segui il bagliore di stelle
morte da tempo,
lascia stare il gps
ti prego, perdiamoci
per ritrovarci ancora
nella notte più buia
sotto un cielo senza luna.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

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365 giorni, Libroarbitrio

due soli – DuediRipicca

DUE SOLI - foto di G.P.

Forgiamo visioni
eroiche ossessioni
incompiuti immortali
sporchi e fastidiosi
siamo cemento che esala
squarci periferici di cielo
sabbie mobili che ingoiano
lungomari di strade distratte
con liquide ossa luminescenti
e ali di riverbero
verbo di una protesta
per la pretesa immortalità
negata da chi crudele
ci ha relegati nella carne molle
di una bolla d’immobilità
l’immortalità ci accende
le vene
vano il giogo delle catene
salari, mutui ed unzioni
estreme solo le azioni
che portano a parole
battute ad ogni battito
un respiro d’inchiostro
sulle nostre anime di cellulosa
stese con il sale
a seccare sotto il sole
stella pronta ad esplodere
per noi due,
soli

365 giorni, Libroarbitrio

“Silenzio” Edgar Allan Poe

etere

Ci sono qualità, ci sono essenze
dalla duplice vita, che è modello
della doppia entità che scaturisce
da materia e luce – d’ombra o solida.
C’è un duplice Silenzio – mare e riva –
Corpo e Anima. Uno abita luoghi
solinghi, ricoperti d’erba nuova:
solenne grazia, umane ricordanze
tristi usanze gli tolgono il terrore.
“Mai più” si chiama, è il Silenzio corporeo.
Non temerlo, non ti può fare male!
Ma se un pressante fato (intempestiva sorte!)
ti presentasse alla sua ombra
(il male senza nome che frequenta
regioni mai segnate da orme umane),
è meglio che ti raccomandi a Dio!

365 giorni, Libroarbitrio

“L’uomo solo” H.G.W

L'uomo solo

Si dice che il terrore sia una  malattia e posso affermare che , per parecchi anni, fino ad oggi, un incessante terrore ha continuato ad esistere bel profondo del mio animo. Lo stesso terrore, credo, che può provare un cucciolo di leone semi domato. E i miei timori assumevano le forme più strane. Non riuscivo a persuadermi, per esempio, che le donne e gli uomini che incontravo, non fossero, come io credevo, dei mostri, sia pure d’aspetto più umano, animali trasformati solo esteriormente in uomini e che presto o tardi avrebbero cominciato a degenerare mostrando la loro origine bestiale. Mi decisi di affidare il mio caso a un notissimo specialista in malattie nervose (…). Per quanto non speri di perdere completamente il terrore, riesco a confinarlo nel fondo della mia coscienza, come una nube lontana, un ricordo e una lieve sensazione di sfiducia. Ma ci sono momenti in cui la nube s’ingrossa fino ad oscurare tutto il cielo. Allora mi guardo intorno atterrito e scruto i miei simili. Vedo visi intelligenti e luminosi, altri cupi e pericolosi, altri irresoluti e falsi. Non trovo un volto che abbia la calma umanità di un essere ragionevole. Mi sembra che, in tutti, l’animalità stia per avere il sopravvento, temo di dover assistere, su una scala immensamente più vasta, alla degenerazione. So che è un’illusione; che gli uomini e le donne che vedo intorno a me sono veri uomini e vere donne, che lo saranno sempre: perfettamente ragionevoli, pieni di desideri umani,  e di slanci delicati, liberi da bassi istinti, non vincolati da nessuna legge pazzesca. Pure li schivo, temo i loro sguardi curiosi, le loro domande, il loro interessamento: desidero vivere lontano da loro e solo.
(…) Mi sono ritirato dalla confusione della città e dalla folla e passo le mie ore sui libri, luminose finestre nella notte della vita. Vedo pochi estranei ed ho una modestissima casa tutta mia. Dedico le ore del giorno ad esperimenti di chimica e nelle notti luminose studio l’astronomia. Per quanto non ne sappia il come e il perché, c’è un senso di pace e di protezione nello sfavillio delle stelle. E poi, è nelle vaste ed eterne leggi della materia  e dei mondi, e non negli affanni terreni, nel peccato o nella sofferenza, che tutto quello che non è animalità in noi deve trovare il suo conforto e la sua speranza. Lo credo fermamente, se no non potrei vivere. E così, nella fede e nella solitudine, finisce la mia storia.

Edward Prendick