365 giorni, Libroarbitrio

“La confessione di un figlio del secolo” Alfred de Musset

1800

Capitolo Primo

PER SCRIVERE la storia della propria vita, occorre prima aver vissuto; non è pertanto la mia storia ch’io scrivo.
Colpito, ancor giovane, da un’abominevole malattia morale,  narro ciò che m’è accaduto nel giro di tre anni. Se fossi malato solo io, non ne direi una parola; ma poiché ve ne sono molti altri che soffrono dello stesso male, scrivo per quelli, senza curarmi di sapere se baderanno a me: ché, nel caso in cui nessuno se ne occupasse, avrò pur sempre tratto dalle mie parole il frutto di aver guarito me stesso; e, come la lepre presa al laccio, avrò roso la zampa imprigionata.

Solo è vero
che quei turbini sono attraversati,
da che mondo è mondo,
da sette personaggi sempre i medesimi:
il primo si chiama speranza,
il secondo coscienza,
il terzo opinione, 
il quarto desiderio,
il quinto tristezza,
il sesto orgoglio,
il settimo si chiama uomo.

Pertanto prendete il tempo come viene
e il vento come soffia.

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

“Homo Homini Virus” romanzo di Ilaria Palomba per Meridiano Zero ad aprile nelle librerie!

Ilaria Palomba fdproductions

TRACCIA 1 – TU ODI (Rammstein – Du Hast)

In principio credevo nel corpo. In principio credevo nella salute. In principio credevo bastasse amare. Ora provo solo odio.
La parola corpo, svuotata di senso, perde la propria dignità d’essere. Tutto procede nel caos. E non credere stia parlando del niente. Il vuoto che mi pervade non ha nulla a che fare con l’assenza di materia. Al contrario, si tratta di un eccesso. Un surplus di esistenza che non sono in grado di contenere. Da ciò ne consegue, con una stringata logica del non-senso, l’odio viscerale che nutro nei confronti dei ben riusciti. Non ci sono Übermensch in questa storia, Bowie. Non vertiginose altezze. Non ideali. Tutto mi sovrasta. E da questa totalità sono escluso in definitiva. La protervia della comunicazione si è insinuata in me avviluppandomi. La comunicazione porta alla ribalta soltanto una parte di questa eccedenza. E in linea di massima la parte più inutile. Ciò che consola, non ferisce, non crea dubbi. L’eccedenza accolta è soltanto quella che non getta nel dubbio. Sono stato battuto da quell’eccedenza, quel residuo di realtà che non posso più esperire. È l’odio a tenermi in vita. Il giornalismo come l’arte, la moda come il degrado, l’estetica del nulla come l’etica dell’assoluto. Di tutto io vedo l’opposto. Non vi è più nulla al mondo in cui valga la pena credere. Certo, vi è stato un tempo in cui ho creduto. Vi è stato un tempo in cui ho amato. Vi è stato un tempo in cui ho lottato. Ma contro cosa, Bowie? Mi sono illuso. Ho creduto di vincere il fato e infine lui ha vinto me. Ora mi domandi giustificazioni teoriche per l’odio che mi nutre. Non ve ne sono. Ho provato a elaborare teorie, a estrapolare significati reconditi, a mitigare il senso d’impotenza con bieco altruismo da gregge. Ho provato a figurarmi la morale e la democrazia come strumenti per combattere i demoni. Nulla di più ingannevole, Bowie. I demoni non si combattono e non si addomesticano. Si può solo sperare di incarnarli mentre a poco a poco sbranano e devastano. Sono arrivato a Roma per cercare un lavoro, una posizione sociale, un ruolo. Ho trovato una donna. Io l’adoro. Io la venero. Io la amo. Ma lei è morta.

 

Un grazie di cuore alla scrittrice Ilaria Palomba
per avermi concesso l’incipit del suo nuovo romanzo
qui in lettura
per noi tutti!
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

La vita di Seneca (ultima parte)

Roma 17 marzo 2014

impero neroniano

Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna, a Cardova, intorno al 4 a.C.; suo padre era quell’Anneo Seneca, detto il Retore, che scrisse un’opera di fondamentale importanza  per la conoscenza dell’oratoria romana al tempo di Augusto; la madre Elvia era donna colta e intelligente. A completare il quadro di questa famiglia, tanto significativa nell’ambito della cultura  romana, ricordiamo il poeta Lucano, nipote di Seneca, figlio di uno dei suoi due fratelli.
Venuto a Roma coi suoi ancora fanciullo Seneca si dedicò agli studi di retorica , ma ben presto fu attratto dalla filosofia, che divenne poi l’impegno costante della sua vita.
Colpito ancora giovane da una forma acuta d’asma per rimettersi soggiornò per qualche tempo da una zia materna in Egitto. Al suo ritorno (dopo un breve periodo di attività forense) entrò a far parte del Senato, ove suscitò l’ira di Caligola per aver parlato un po’ troppo liberamente, dichiarando la sua intenzione di ridare al Senato la dignità ormai persa da tempo.
Nel 41 d.C. , sotto l’impero di Claudio, fu vittima di un intrigo politico  e, coinvolto in uno scandalo, venne esiliato in Corsica, dove rimase per ben otto anni. Solo nel 49 la seconda moglie di Claudio, Agrippina, ottenne il richiamo dell’esule, allo scopo do affidargli l’educazione del giovane figlio Nerone.
Il filosofo si impegnò seriamente ad educare alla dignità d’animo il giovane e, quando questi divenne imperatore, affiancato da Burro, tentò di guidarlo nel governo in qualità di consigliere ufficiale. Ma ben presto il carattere ribelle del principe cominciò a sottrarsi alla benefica influenza politica e morale. Tant’è che dopo l’uccisione di Agrippina, Seneca sfiduciato e disgustato chiese all’imperatore il permesso di lasciare i suoi incarichi; ma ricevette un rifiuto.
Alla morte di Burro, però, adducendo motivi di salute, si ritirò definitivamente a vita privata, per dedicarsi agli studi e alla meditazione.
Nerone, non c’è dubbio, interpretò il ritiro di Seneca come una condanna del suo operato e del suo comportamento, e quando nel 65 venne sventata la congiura pisoniana, per vendicarsi, incluse nella lista dei congiurati il suo vecchio maestro e gli inviò l’ordine di uccidersi.
E Seneca, confortato dall’amore della moglie Paolina e dalla presenza degli amici, si diede la morte tagliandosi le vene. La dignità e la nobiltà dei suoi ultimi momenti, drammaticamente descritti da Tacito, coronano splendidamente la sua vita rivelando la profonda coerenza morale dell’uomo e mettendolo inequivocabilmente al di sopra di qualsiasi critica sul suo agire nel quotidiano.
Non fu certo facile per Seneca vivere senza errori e contraddizioni negli anni bui dell’impero neroniano; la sua opera  ci fa luce sulla sua vita interiore, i suoi travagli, le sue lotte, le sue conquiste, le sue disfatte: contiene insomma tutto il suo iter spirituale verso la saggezza, difficile e faticoso nella pesante atmosfera del momento.
I filosofi non cancellano gli errori e le debolezze umane, ma, come dice Seneca:
“fanno già molto per il solo fatto di concepire e dire cose oneste”.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Thomas Mann e il romanzo realista del Novecento

Roma 5 novembre 2013

Thomas Mann

Nato a Lubecca, in Germania, nel 1875, da una ricca e aristocratica famiglia di commercianti, a 16 anni, dopo la morte del padre, Thomas Mann si trasferì a Monaco, dove iniziò gli studi universitari e incominciò a collaborare con alcune riviste di critica letteraria.

Nel 1898 pubblicò la sua prima raccolta di racconti  e nel 1901 uscì il romanzo I Buddenbrook, che lo impose all’attenzione del pubblico europeo.

Nel 1909 pubblicò il lungo racconto autobiografico Tonio Kroger e nel 1912 La morte a Venezia, incentrato sul tema del rapporto tra l’arte e la vita.

Allo scoppio della guerra nel 1914, fu acceso nazionalista e interventista, ma pochi anni dopo, al termine del conflitto, nel 1922, si schierò in difesa della Repubblica di Weimar, dalla parte della democrazia, contro le forze reazionarie nascenti in Germania.

La sua attività di scrittore continuò nel 1924 con La montagna incantata, grande romanzo simbolico sulla crisi dei valori ideali in Europa.

Nel 1929 vinse  il premio Nobel per la letteratura, soprattutto grazie al successo de I Buddenbrook.

Con l’ascesa al potere di Hitler, nel 1933, convinto democratico, Mann decise di lasciare la Germania.

Privato della cittadinanza tedesca, visse in Svizzera fino al 1938, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò l’attività di scrittore e, durante la seconda guerra mondiale, svolse una costante propaganda antihitleriana.

A questi avvenimenti si riferisce il romanzo Doktor Faustus del 1947.

Scrittore molto complesso, Mann fu ispirato nella sua produzione  dal pensiero di grandi  intellettuali e artisti della sua epoca e dall’opera di Goethe.

I suoi scritti, di forte impronta realistica nei primi romanzi, in età matura si fecero più allegorici e simbolici , nella rappresentazione della crisi dei valori della società, del rapporto fra intellettuali e realtà, e del decadimento spirituale e morale dell’Europa.

Nel 1952 Mann andò a vivere a Zurigo dove morì nel 1955.

A domani

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Alfred de Musset :l’istinto e l’amicizia

Roma 10 luglio 2013

A Victor Hugo 

In questo vile mondo è necessario

amare molte cose per capire

infine quello che si preferisce:

i dolci, il mare, i cieli azzurri,

le donne, i cavalli, il gioco, la rosa, l’alloro,

o calpestare i fiori appena schiusi.

Molto piangere occorre e dire addio.

Poi il cuore s’accorge di essere invecchiato,

e il tempo che fugge ci rivela la causa.

Degli effimeri beni di cui poco godiamo

il meglio che ci resta è un vecchio amico.

Si litiga o ci si evita,

ma se lo vuole il caso,

ci si avvicina, ci si sorride, si stringe

l’uno all’altro la mano, e si ricorda

che insieme un giorno camminammo,

che ieri è domani e l’anima è immortale.

Alfred de Musset, nato a Parigi nel 1810 da nobile famiglia, fu poeta commediografo e narratore, dotato di ottima cultura e grande raffinatezza mondana.

Si affermò molto presto con la pubblicazione dei suoi versi nella Parigi elegante e letteraria ed entrò giovanissimo nel cenacolo romantico guidato da Victor Hugo.

Conobbe la scrittrice George Sand, pseudonimo di Amandine-Lucie-Aurore Dupin, con la quale ebbe un’intensa relazione, intessuta di forte passionalità ed esaltazione.

Al centro della sua opera collocò la ricerca del piacere, che coincise però spesso con una scelta esistenziale di annientamento.

Attento a una romantica liricità della parola, preferì lo stile elegante ed effimero all’impegno morale e civile.

pubblicò molti poemi ed opere teatrali, tra cui Le confessioni di un figlio del secolo, Uno spettacolo in poltrona, Con l’amore non si scherza, Commedie e proverbi.

Morì a Parigi nel 1857, ancora giovane, ma ormai inesorabilmente consumato dall’alcool.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Charles Dickens: pubblicazioni a puntate

Roma 2 luglio 2013

Charles Dickens nacque a Portsmouth, in Gran Bretagna, nel 1812.

Le disagiate condizioni economiche della famiglia lo costringono al lavoro in una fabbrica già da bambino: lì ebbe modo di conoscere le condizioni di miseria e di sfruttamento di tanti coetanei inglesi all’epoca della rivoluzione industriale.

Più tardi, dopo brevi studi, lavorò come impiegato presso un avvocato, collaborando nel frattempo a un giornale umoristico.

A ventiquattro anni gli arrise improvvisamente il successo come scrittore: le avventure umoristiche  dei personaggi de Il circolo Pickwick, pubblicate a puntate su una rivista, ebbero un seguito straordinario: basti pensare che la rivista passò da una tiratura di 400 copie a una di 40.000!

Da allora Dickens scrisse inesauribilmente, alternando testi narrativi umoristici a racconti polizieschi a racconti di fantasia, non secondari nella sua produzione, a romanzi di “realismo sociale”, nei quali denunciò le terribili condizioni di vita degli operai inglesi dell’Ottocento.

Dickens ebbe successo presso il grande pubblico perché sapeva trattare temi in cui il lettore comune si riconosceva, con personaggi identificabili nella vita quotidiana: il padrone di casa, il capoufficio, l’operaio, l’ubriacone che chiede l’elemosina agli angoli delle strade.

I critici letterari, invece, non gli furono sempre favorevoli, accusandolo di eccessivo moralismo, frettolosità nello scrivere e schematismo nel dividere i personaggi in buoni e cattivi.

Prima di morire ci lasciò in eredità molte importanti opere: Racconti di Natale, Il circolo Pickwick, Le avventure di Oliver Twist, David Copperfield, Grandi speranze, Nicholas Nickleby, La piccola Dorritt, Il nostro comune amico, Impressioni d’Italia. 

Dickens morì nel 1870.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia satirica

Roma 25 aprile 2013

Nel rapporto tra la sua tradizione culturale, in parte garantita, in parte ristretta nella lingua, e l’accordo e prudentemente tollerante governo granducale, Firenze raccoglieva e ribolliva in una misura di relativa e sommessa libertà i fermenti e i motivi d’inquietudine, di protesta, di non conformismo che serpeggiavano in Italia.

La polemica antipolitica e antiecclesiastica si diffondeva in una assidua produzione letteraria di alti scrittori  a Venezia, da quelli maggiormente pacati a Roma, ma è a Firenze  che appare per la prima volta la necessità letteraria della satira divenendone essa stessa la capitale.

Anche nei legami con la poesia giocosa e discorsiva i toscani sono stati fondamentali nella connessione con la poesia satirica.

I vizi degli uomini, l’ipocrisia, l’ambizione e il lusso, i costumi come quelli delle corti saranno i temi su cui spesso si indagherà con profondità moralista.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Ansaldo Cebà poeta della politica morale

Roma 11 aprile 2013

Discendente da una famiglia nobile in decadenza, Ansaldo Cebà si forma culturalmente a Padova dove frequenta Sperone Speroni e Giason de Nores.

Nativo nella Repubblica di Genova, dopo gli studi,  vi fa rientro come suo difensore chiamando in causa il bene comune.

Queste sue idee politiche all’avanguardia con i tempi creano al poeta grandi disagi fino al suo imprigionamento da parte del senato genovese.

Obbligato a ritirarsi dalla politica attiva mantiene il suo pensare politico con una sorta di funzione pedagogica nelle epistole con le quali si relaziona e dove non  rinuncia ad esporre il suo parere sulla classe dirigente repubblicana.

Inizia in questo periodo della sua vita l’intensa opera letteraria con  ” Rime“, poemi eroici come “Il Gonzaga overo”, produzione letteraria   caratterizzata da un linguaggio metaforico con legami politico morali ove egli riflette la sua ideologia  e la sua passione civile.

A domani

LL