365 giorni, Libroarbitrio

“Di vetro son fatti” Giovanni Boccaccio

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William Turner  – Sunset over a lake

Vetro son fatti i fiumi, e i ruscelli
gli serra di fuor ora la freddura;
vestiti son i monti e la pianura
di bianca neve e nudi gli arbuscelli,
l’erbette morte, e non cantan gli uccelli
per la stagion contraria a lor natura;
Borea soffia, ed ogni creatura
sta chiusa per lo freddo ne’ sua ostelli.
Ed io, dolente, solo ardo ed incendo
in tanto foco, che quel di Vulcano
a rispetto non è una favilla;
e giorno e notte chiero, a giunta mano,
alquanto d’acqua al mio Signor, piangendo,
né ne posso impetrar sol una stilla.

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365 giorni, Libroarbitrio

Vicente Huidobro “Canto II”

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Eccomi qui tra mari spopolati
Solo come la piuma che si stacca da un uccello notturno
Eccomi qui in una torre di freddo
Vestito del ricordo delle tue labbra sapide di mare
Delle tue cortesie e della tua chioma
Luminosa e disciolta come i fiumi che sgorgano dai monti
Stavi forse per diventare cieca perché Dio ti faceste queste mani?

L’arco delle tue ciglia che si tende come arma degli occhi
Nell’invito feroce colpo d’ala che l’orgoglio dei fiori fa sicuro
In vece mia ti parlano le flagellate pietre
In vece mia ti parlano le onde degli uccelli senza cielo
In vece mia ti parla il gregge delle pecore silenti
Addormentato nella tua memoria
In vece mia ti parla la nudità del piccolo ruscello
L’erba che sopravvisse legata alla ventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Vestita appena d’un fiore pronto a spegnersi
Al primo soffio flebile di vento

Le pianure si perdono sotto il tuo piede di fragile grazia
E si smarrisce il mondo al tuo limpido andare
Giacché tutto è artificio quando appari
Nella tua minacciosa trasparenza
Innocente armonia senza tregua né oblio
Elemento di lacrima mulinante all’interno
Fatto d’ansia altezzosa e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti d’infinito

365 giorni, Libroarbitrio

“Come è bella la sera in mezzo ai monti!” Emilio Praga

fratelli

Come è bella la sera in mezzo ai monti!
Te ne ricordi?…ti ricordi quando
si vagheggiava i rapidi tramonti,
e tornavamo a braccio, e sussurrando:
com’è bella la sera in mezzo ai monti?
O pace, o solitudine, o dolcezze!
Tu appoggiavi i piedini al focolare,
ed io la testa fra le tue carezze;
e il lieto grillo era il nostro compare:
o pace, o solitudine, o dolcezze!
Chi, chi di noi più puri e più beati
in quei giorni d’affetto e di mistero?
Ti ricordi i progetti inargentati
dal vago argento che maschera il vero?
Chi, chi di noi più puri e più beati?
Tu prevedevi un serto alle mie chiome,
io per te meditavo un paradiso;
tu inghirlandavi d’alloro il mio nome,
io d’amor sempiterno il tuo sorriso…
tu prevedevi un serto alle mie chiome!
O sante gioie, o speranze divine!

A te questa poesia  fratello mio,
e le sue parole
che possano accompagnarti alla sera ,
cullarti nel sonno ,
donarti poi  placido amato risveglio.

L.L. 

365 giorni, Libroarbitrio

Il Preromanticismo

Roma 6 giugno 2013

Come abbiamo letto ieri il neoclassicismo fu l’aspetto dominante del gusto dell’età napoleonica, ma, intrecciati con esso troviamo negli stessi neoclassici più tipici come il Monti e il Foscolo, situazioni e toni di una sensibilità assai diversa che si suol raccogliere sotto la comune denominazione  di “Preromanticismo”.

Appartengono al preromanticismo anzitutto il gusto per gli atteggiamenti malinconici, la ricerca della solitudine, l’esaltazione della tenerezza sentimentale e della capacità di commozione come segno di nobiltà e finezza di spirito.

Erano motivi che avevano avuto successo nelle letterature europee del Settecento, specie in Inghilterra e in Francia col genere “larmoyant” (lacrimevole) e l’esaltazione sentimentale del Rousseau, e che quindi si erano diffusi in tutta Europa.

Un altro avvenimento rilevatore del nascere di una nuova sensibilità era stato certamente il successo dei poemi dello pseudo-Ossian. Il fatto che ben presto essi si fossero dimostrati un falso letterario non diminuisce il significato che ebbe la loro diffusione in tutta Europa: in Italia essi furono tradotti già nel 1763 dal Cesarotti, che li preferiva all’Iliade, essi portarono nei letterati e nel pubblico la moda del primitivo, dell’orrido e del lugubre, dei paesaggi foschi, misteriosi e notturni.

Similmente, per l’influenza insieme dell’dell’ultima Arcadia notturna e lunare e di contemporanee esperienze letterarie inglesi e tedesche (la poesia sepolcrale di Young e del Gray, gli Idilli dello svizzero Gessner) si diffondeva una particolare tendenza a cogliere nel paesaggio gli aspetti malinconici in cui identificare e calare un atteggiamento di tristezza e di solitudine interiore.

Sono atteggiamenti che certo preludevano al sorgere della nuova coscienza romantica: all’interno della letteratura dell’età napoleonica essi erano però presenti come elementi di stile e ricerca di particolari contenuti, senza appoggiarsi ad una vera consapevolezza di rappresentare una svolta decisa, una nuova civiltà letteraria.

A domani

LL