365 giorni, Libroarbitrio

MOBYLITIAMOCI -DuediRipicca

...Sirena... - Marco Tarascio -Moby“Sirena” opera pittorica di MOBY DICK

La deriva culla
onda su onda
plano
in quest’immenso
mare
di sogni, speranza
e morte
brandita da chi
non accetta la mia libertà
e mi vuole come lui
mi vuole
duole solo l’idea
d’essere spento
senza più colore
come l’amo, la rete
l’arpione
eppure amo
quest’immenso verde
è casa mia
e allora, preda in fuga
cavalcherò l’onda
la radiazione, la particella
sulla frequenza più sintonica
al battito d’ali
di cuore
di pinna
e il povero Achab
potrà solo fissare
distante, distorto
la mia danza
e rodersi la gamba.

 

Scritto per  Marco Tarascio
in arte “MOBY DICK”

DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

Herman Melville : “La montagna di ghiaccio”

Roma 30 luglio 2013

Vidi nella nave dall’aspetto guerriero,

vessilli al vento e vele spiegate,

trascinata da pura follia

lanciarsi  contro un imperturbabile  iceberg:

ma non lo scosse,

benché nella sua esaltazione

si inabissasse.

L’urto scaraventò grandine di ghiaccio

cupa a tonnellate  e sfondò la tolda:

ma quella valanga fu tutto,

nulla si mosse,

solo il relitto che affondava.

Dagli speroni delle pallide creste

né il picco più  sottile e fragile

né un prisma precipitò nel deserto

delle gole  di verde cristallo.

Le stalattiti nelle grotte o nelle miniere

non vibrarono quando la nave attonita affondò.

Non un fremito scosse i gabbiani

che in bianca nuvola ruotavano lontani

attorno a un picco dai fianchi nevosi

e neppure  gli uccelli vicini

che sfioravano i banchi bassi di ghiaccio

e le rive di cristallo rabbrividirono.

Per l’urto nessun fremito  scosse alla base

il blocco delle orride guglie.

Le torri minate dalle onde

restarono al loro posto,

il grande blocco incombeva.

Le foche lucide,

sonnecchianti sui viscidi scogli,

non scapparono quando,

rovesciata per forza d’inerzia,

dalla cima più alta la nave sussultò

e s’inabissò nel vuoto.

Montagna inanimata, pensai,

così gelida, così vasta!

Offuscata dalla tua umidità mortale

esali ancora il tuo fiato stillante

e alla deriva ti dissolvi,

nata per la morte!

Benché tu sia pesante

come chi a stento si muove

in uno stentato, goffo, lento bighellonare,

quelli che in te s’imbattono

ti deplorano e si inabissano

a sondare il tuo fondo precipizio.

Ma non svegliano il viscido lumacone che striscia

 lungo la morta indifferenza delle tue pareti.

Narratore e poeta statunitense, Herman Melville, iniziò la sua lunga teoria di viaggi dopo essersi imbarcato come marinaio semplice su un mercantile adibito al trasporto di emigranti e diretto a Liverpool.

Si sposò, ebbe quattro figli, collaborò con importanti riviste letterarie e nel 1851 diede alle stampe il suo capolavoro, Moby Dick.

Nel 1857 pubblicò il suo ultimo romanzo Il truffatore di fiducia, e la conclusione della sua carriera di narratore aprì la strada alla poesia, attività a cui dedicò gli ultimi quindici anni della sua vita ove visse appartato  e quasi dimenticato  da chi ne aveva elogiato  le doti di narratore.

Morì a New York nel 1891.

A domani

LL