365 giorni, Libroarbitrio

Neoclassicismo “Bellezza” valore assoluto

Roma 5 giugno 2013

Sotto il profilo letterario ed artistico l’età napoleonica fu caratterizzata dal neoclassicismo.

Questo movimento fu  sostanzialmente una forma del gusto, che si riferisce ai modelli classici, che ebbe origine verso la metà del ‘700, manifestandosi prima di tutto nelle arti figurative.

Risalgono a quel tempo gli scavi di Ercolano e Stabia con la conseguente diffusione di stampe riproducenti monumenti, sculture e pitture in quella occasione ritrovate, e gli studi archeologici del Winckelmann, un tedesco trasferitosi a Roma, che diffuse il gusto dell’antichità e l’amore per la bellezza concepita classicamente come armonia e proporzione.

Il modello classico passò ben presto dalle arti figurative alla letteratura, favorito dal gusto classicheggiante imperante nel ‘700 e dall’amore per le libere istituzioni repubblicane romane  spesso richiamate alla memoria da pensatori e uomini politici avversi alle monarchie assolute.

Anche durante questo periodo come per tutta l’era napoleonica erano forti i sentimenti rivolti alla disperata ricerca della libertà, ma l’aspetto prevalente del neoclassicismo fu quello ellenizzante.

Affermato il valore assoluto della Bellezza come ideale supremo dell’esistenza, essa fu identificata nell’armonia alla grazia, espressa attraverso la serenità che nasce dal superamento delle passioni, l’equilibrio dei sentimenti, l’esatto rapporto delle proporzioni.

La mitologia fu lo strumento di questa evasione: personaggi ed avvenimenti della vita contemporanea furono descritti attraverso il travestimento  mitologico o paragonati a momenti dei miti antichi, con un gusto decorativo spesso esteriore e coreografico.

Tutto il repertorio mitologico fu ripreso dai letterati che ricantarono antichi miti o nel linguaggio del mito fecero rivivere personaggi ed episodi della vita contemporanea, mentre gli artisti scolpivano, decoravano e dipingevano Napoleone nelle vesti di Giove olimpico o di un eroe invitto della mitica Ellade.

Quindi possiamo dire che il neoclassicismo non fu propriamente una corrente di idee ma fu la forma del gusto, il metodo del dipingere, di scolpire, di costruire e di poetare, ed influì la moda e le cosiddette arti minori.

A domani

LL

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Le Origini III

Roma 9 gennaio 2013

Gn 2,18

“Non è bene che l’uomo sia solo”

La seconda sezione di Gn 2, vuole esplorare la singolare comunione e incontro di nature tra l’uomo e la donna: la donna , e solo la donna, tra le creature è per l’uomo un alleato alla sua altezza, una compagnia che gli permette di uscire dalla solitudine. Prima di arrivare a tale esito, il narratore presenta un tentativo andato a vuoto :

“Dio, crea gli animali e li conduce all’uomo. Ma l’uomo non trova in essi un alleato degno di lui”

il bisogno di relazione dell’uomo non trova appagamento nel rapporto con gli animali, che pure hanno un alito di vita simile e sono stati formati dalla terra come l’uomo. Eppure essi mantengono un significato positivo per l’uomo, un significato che si manifesta nel dare loro un nome. L’uomo quindi è presentato come un saggio che, con un’attività squisitamente enciclopedica, dà il nome a tutti gli animali.

Nel racconto della creazione della donna, il colorito mitico è molto forte. Non si deve pensare ad ingenuità : con l’ allusione del simbolo, si vuole esprimere l’uguaglianza tra uomo e donna. Dio fa cadere sull’uomo un sonno che gli vieta di vedere il Creatore e di scorgere il segno divino mentre esso si compie. Poi gli estrae una “costola” : indizio prezioso per decifrare il collegamento culturale del nostro Autore. il perché sia stata scelta la costola va cercato infatti nella filologia e mitologia.

Risposta filologica di J.B. Pritchard: In sumerico il segno ideografico T, che originariamente era disegnato come una freccia, ha il valore semantico di “freccia, vivere, vita, vivente” e “costola”. 

Tale risposta filologica è sostenuta anche dalla mitologia: il mito a cui siamo rimandati è Enki e Ninhursag, un mito del paradiso, come lo aveva intitolato S.N.Kramer nei suoi studi sull’argomento, la donna nella genesi prende il posto  della dea Nin.Ti  (Signora della vita) del mito mesopotamico.

La reazione dell’uomo di fronte alla nuova creatura è espressa da un breve componimento lirico. E’ la prima citazione diretta di una parola pronunciata dall’uomo ed è una parola poetica:

La poesia è davvero la lingua madre del genere umano

La prima parte ( ritmo 2 : 2 : 2 accenti), esplosiva come un grido, esprima la gioiosa sorpresa di aver trovato un’alleata all’altezza e una consanguinea; La seconda parte ( ritmo 3 : 3 accenti), con solennità ed armonia, conferisce alla nuova creatura il suo nome.

Quasi a voler creare le basi del primo scritto romantico. A domani.

LL