365 giorni, Libroarbitrio

INFOGLIAMOCI – DUEDIRIPICCA PER SALVATORE GRAF

INFOGLIAMOCI - SALVATORE GRAF

Linee, semplici ma sinuose, sensualità, espressione artistica capace di comunicare una storia all’interno di una storia, così il disegno di Graf diventa la cornice di un racconto ancora non scritto ma che trova la sua narrazione nell’immaginario nostro mentre osserviamo l’opera, nelle reazioni alle emozioni che ci smuovono dentro le fragili figure femminili nate dalla mente dell’artista e possiamo vedere come delle piccole foglie riescano a prendere vera e propria forma da contorsioniste, ma anche di un suonatore di violino, o di un uomo al rientro dal lavoro, immagini che risuonano di fertilità e creatività, della voglia dell’artista di esprimersi abbandonandosi alle pulsioni dell’animale essere umano, senza giudizi né censure ma con la delicatezza del suo tratto. Ecco perché i soggetti di INFOGLIAMOCI sono una fusione tra la morfologia umana e quella vegetale, e possono spaziare dalla forma chiara di una pianta dai riflessi umani, a una silhouette di donna radicata fino a nascondersi in un albero. Il filo conduttore di queste opere è la linfa vitale che anima tanto la mobilità, le attività degli uomini, quanto l’immobilità quasi passiva del mondo vegetale, e le storie raccolte al suo interno sono molteplici, come molteplici sono le emozioni che sappiamo provare, mutabili, come la foglia scossa dal vento, come la gioia soppiantata dal dolore, il bene e il male che si sovrastano camuffandosi l’uno con l’altro, passando attraverso sensualità, desiderio, fertilità, romanticismo, ma anche sacrificio e cruda quotidianità, lasciando l’impressione che, come l’animo umano, la tavolozza dell’artista, sia un corpo intriso di forme e colori il più variegato possibile.
Salvatore Graf, capace di intrappolare ingredienti metafisici in immagini semplici, come il sale della terra, con la sua schiettezza e semplicità torna spesso a ricordarci che se le nostre radici concrete sono ben piantate in terra possiamo nonostante tutte le difficoltà protendere le fronde verso l’infinito, lasciando che il vento ci solletichi l’anima facendoci ballare le foglie.

Scritto da Gianluca Pavia e Lié Larousse per INFOGLIAMOCI mostra personale di Salvatore Graf Visual Artist che avrà luogo durante il POKER D’INCUBI LIVE TOUR sabato 10 giugno dalle ore 20:00 all’ Archeobar Caffè letterario ospiti della serata l’autore Ottavio Mirra e il collettivo Extravesuviana

DuediRipicca
#ARCHEOBARPOKERDINCUBILIVETOUR
Miraggi EdizioniAlter Ego Edizioni

L’evento lo trovate cliccando il link di seguito
https://www.facebook.com/events/2061503510743532/?notif_t=plan_edited&notif_id=1496933476842627

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365 giorni, Libroarbitrio

“Amorino” Isabella Santacroce

Piuma - Natalia Deprina

Dal diario di Annetta Stevenson
Minster Lovell, 14 novembre 1911, ore 19,09 

L’amore, allargata solitudine.
Se solo, ancora lo ripeto per sempre.
Se solo, d’improvviso come un lampo, io gioia divenissi, allora, non più il terrore parlerebbe: ammutolito.
In questi giorni d’abbagliante dolore, accecata dalle grida cammino sbandando, incontro all’amore che invento, tra apparizioni di cuori.
Perché il dolore se di strazio le sue membra riveste, allora, affinché non uccida chi tremando lo stringe, in lontananza compare l’amore, e ha braccia che chiamano, dicono vieni da me, raggiungimi attraversando una bufera di sangue, perché io sono qui, per tenerti.
E tu, seppure già quasi morto, allora lo guardi, e riprendi a rivivere, per riuscire a sfiorarlo.
Già senti il calore sciogliere il freddo, guarirti, e attraversi quella bufera di sangue, che a ogni passo si trasforma, in apparizioni di cuori.
E io so che è terrore la vita, anche senza dolore è terrore. La vita è terrore, non altro, è terrore. La vita è terrore, anche quella innocente, pulita, di luce, è terrore. La vita è terrore.
E io so che non esiste nessuna salvezza, nessuno si salva, neppure i giusti, i virtuosi, gli impeccabili, gli incolpevoli, e neppure Dio, Gesù Cristo, i santi, le vergini e i martiri, perché è terrore la vita, non altro, è terrore che guarda, impassibile.
E allora non è vero, che se d’improvviso come un lampo, io gioia divenissi, non più il terrore parlerebbe: ammutolito. Non è vero, parlerebbe come sempre, nel silenzio, guardandomi impassibile.
Se solo io non sapessi, non gli occhi, non questa sensibilità, non queste ossa. Se solo io non capissi, nessun lirismo, non questa poesia che mi squarcia. Se solo, non questo terrore, la vita.
Alexander, tu sei l’amore che invento in questi giorni d’abbagliante dolore, e nel terrore verso di te cammino sbandando, in un’allargata solitudine.
Alexander, le tue braccia mi stanno parlando, al termine di una bufera di sangue.