365 giorni, Pubblicazioni

“Aspro e dolce” Mauro Corona

Katerina Plotnikova

Ho iniziato molto presto a bere vino. Ero ancora fanciullo quando, su consiglio dei parenti, ho dato mano ai primi bicchieri che, secondo loro, dovevano farmi sangue.
In famiglia si onorava Bacco sin dall’età del bronzo, e si brinda tutt’ora.
Siamo una dinastia di bevitori e non ci vergogniamo.
A partire  dal bisnonno Matteo e anche prima, la memoria infallibile dei paesani si è premurata di tramandare aneddoti inerenti la nostra sacrosanta fede nel dio vino. A un fratello di mia nonna paterna, inveterato bevitore, nell’osteria di Pilìn un giorno gli fu chiesto: “Vi piace il vino Luiso?”.
” Mi piace – rispose imperturbabile – se potessi salterei dentro una botte di dieci ettolitri piena di Merlot. Poi aprirei la bocca a livello del vino e incomincerei a bere. e a mano a mano che il vino cala, mi abbasserei anch’io fino ad inginocchiarmi.”
In tempi di carestia vinicola, Luiso sapeva essere anche ironico. Una volta, in piena estate, subito dopo l’ultima guerra, stava scaricando la legna dalla teleferica di Valdapont. Due turisti di passaggio, a quei tempi piuttosto rari, lo notarono mentre, accaldato e stanco, beveva grandi sorsate d’acqua dalla fontana vicino la chiesetta.
“Preziosa l’acqua, vero barba?” esordì uno con aria di presa in giro. Senza scomporsi, Luiso rispose: “Preziosa e buona, peccato non avere un po’ di vino per risparmiarla”.
Di bevitori famosi in famiglia ce ne sono stati parecchi. Da Sepp Corona, un vecchio celibe e taciturno, allo zio Pinotto, dal nonno Felice a suo fratello Domenico Menin, morto sul Pal Piccolo, centrato da una granata mentre all’interno di una tenda divideva con i commilitoni una damigiana di vino. Questo episodio il nonno me lo ha raccontato più volte. Concludeva dicendo: “Morirono in otto”.
E poi mio padre, mia madre e altri parenti più o meni stretti. Come si può dedurre, il terreno della tradizione bevereccia era assai fertile perché anche i nuovi rampolli della dinastia Corona fossero tentati dal calice. In famiglia di musicisti, è facile che figli e nipoti dei suonatori contengano il DNA della musica che li spingerà fatalmente tra le note.

Il primo approccio vinesco
che ricordo in maniera affettuosa
è stato con il Raboso.
E,
come succede con il primo amore,
quel vino è rimasto per sempre a invecchiare con me,
nella cantina degli affetti.

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

“Futuro” Billy Collins

Fabian Perez - SABA ON THE STAIRS

Quando alla fine ci arriverò –
e ci vorranno molti giorni e molte notti –
mi piace pensare che ci saranno altri in attesa
e che vorranno perfino sapere com’era.

E così mi abbandonerò al ricordo di un cielo particolare
o di una donna con un accappatoio bianco
o della volta in cui ho visto uno stretto molto angusto
dove si era svolta una famosa battaglia navale.

Poi squadernerò su un tavolo
una grande mappa del mio mondo
e spiegherò al popolo del futuro
dagli abiti sbiaditi com’era –

come le montagne si alzavano tra le valli
e questa era detta geografia,
come le navi cariche di merci percorrevano i fiumi
e questo era detto commercio,

come il popolo di questa zona rosa
si spostava in questa zona verde chiaro
e come si incendiava e uccideva chiunque trovasse
e questa era detta storia –

e loro ascolteranno, con lo sguardo gentile e in silenzio
mentre altri arriveranno ad unirsi al cerchio,
come onde che non si allontanano,
ma si muovono verso un sasso lanciato in uno stagno.

365 giorni, Libroarbitrio

“Ma le formiche si decompongono?” di Lié Larousse Premio MY BOOK Tell Your Story

Conosciamo meglio Lié Larousse, l’autrice di MA LE FORMICHE SI DECOMPONGONO, uno dei racconti selezionati nel concorso “MYBOOK Tell Your Story #1” by NAVA.

my-book-nava-design-lie-larousse

Prefazione racconto: MA LE FORMICHE SI DECOMPONGONO

Ma le formiche si decompongono? Ad una domanda consegue sempre una risposta? È il pensiero che assilla la mente del giovane protagonista di questo racconto. La vita percorsa a ritroso nella memoria, percorsa col fiato che annaspa nel gozzo diretto a cercare risposte, percorsa da una memoria che non lascia spazio al dimenticarsi l’istante fondamentale dell’accaduto, e quella domanda, che si riaffaccia nella sua mente sempre, fino a quando il tempo che in passato si è rovesciato perdendosi tornerà oggi, pertanto, riavvolgendosi donerò la pace in una risposta?

Un percorso verso un’unica vana direzione forse, o forse no, tuttavia, ora, noi lettori ci stiamo ponendo un’infinità di domande, a noi stessi, agli altri, dando per scontato di avere tutto il tempo del ticchettio d’orologio dalla nostra parte, eppure ora vi starete domandando perché non si dovrebbe far in tempo a porgere una domanda e a rispondere? Perché dovrebbe esserci qualcosa che lo impedisce? Perché? Perché?Domanda! Domanda! Domanda quanti perché attendono ancora una risposta e quante risposte attendono di essere domandate.

Ed ecco a voi un altro interrogativo con un’unica sicura risposta: Silenzio.

L’autrice: Lié Larousse

Lié Larousse nasce in un circo itinerante tra stoffe di taffetà ruvida, seta in baco e

carta straccia. Non sa che giorno fosse né l’anno né la direzione che prese il treno,

forse spinto sulle rotaie dal canto stridulo di ogni palpitante sterzata o forse dalle urla

del parto di un’ipotetica madre immaginata sotto ogni forma.

Quel che è certo, è che, quell’ammasso di ferro legna e carne in transito era vivo, colmo di saltimbanchi, clown, povere bestie, lustrini e paillette.

– Lié faceva caldo, quello, si me lo ricordo, ma fuori di qui cara, un freddo, quello

anche mi ricordo, e poi non insistere con me chiedi a Mr Freak ti saprà dire di più- .

Mr Freak, alto l’inimmaginabile, appena la vedeva sbucare dal nulla la spostava di lato col bastone argenteo mal fermo farfugliando -fsthgrfth- , linguaggio a lei incomprensibile.

Lié continuò a chiedere.

Chiese a tutti, ai giocolieri con le clave, al mangia fuoco Evviva con la tutina gialla aderente, alla signorina Edena la donna più bella dell’universo con tre capezzoli, al triste Robert col trucco sempre al contrario e il diario nascosto che solo lei sapeva dove trovare. Nebbia. Ombre. Nulla. Ogni risposta era una chiusura di porte senza maniglie, inerme ad ogni ingresso riappariva lui, fermo ad attenderla, sempre, l’incomprensibile Mr Freak.

Così oggi, ad un età inconsapevole, con i capelli spagliati di un colore incolore, mi presento a voi, Lié Larousse, raccontando storie di vita, studio del mondo com’era in astratte forme come sarà, qui, dietro le quinte di un palcoscenico fluttuante, attraverso le mie parole vi farò leggere l’idillio della vita degli esseri quali siamo dove conduce, col mio unico ricordo. Vero.

Solo mio, che d’improvviso di giorno o in sogno m’appare, col profumo caldo di neve silenziosa e sorso salino di maree notturne.

Il tempo scorre dimenticando  le mie conoscenze.

Pertanto scrivo nel mio blog www.libroarbitrio.com cosa mi sono persa, cosa credo di essermi persa nei meandri del dimenticatoio mentale, tra inconscio e incomprensioni vissute nell’indolente età dell’adolescenza, vivendo con l’infantile ricordo del profumo odoroso di carta calda appena impaginata dei nuovi libri , con quello ispido e pungente acre della carta  mangiucchiata dei libri ormai vecchi e maltrattati.

Così nasce Libroarbitrio 365, numeri che rappresentano giorni che passano nel fuggire del tempo attraverso il mio sfogliare, un conto alla rovescia, il tempo in cui studierò, d’accapo o da coda, lo studio della storia della letteratura, dei personaggi che l’hanno resa interessante e feconda, perché il patrimonio della cultura scritta è già nostra ma molto spesso me ne dimentico, è nella nostra memoria, nei nostri racconti, nelle favole e nelle poesie.

Viaggio di una bambina Astronauta è la prima raccolta di poetici scritti di romanticherie.

Scritto da NAVA Design – Ufficio Marketing

http://www.navadesign.com/it/blog/formiche-decompongono-lie-larousse/

 

365 giorni, Libroarbitrio

“La tempesta” di Aleksandr Puskin

Roma 4 aprile 2014

La tempesta

Che t’importa del mio nome?
Esso morirà, come il triste rumore
Dell’onda, che batte contro una lontana riva,
Come un suono notturno in un profondo bosco.

Esso sul foglietto di un album
Lascerà una morta traccia, simile
Al ricamo di una iscrizione tombale
In una lingua sconosciuta.

Che c’è in questo nome? Da tempo dimenticato
Nelle agitazioni nuove e ribelli,
Alla tua anima esso non darà
Puri, teneri ricordi.

Ma nel giorno della tristezza, nella quiete,
Pronuncialo con nostalgia;
Di’: c’è una memoria di me,
C’è al mondo un cuore nel quale io vivo…

 

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Alejandra Pizarnik “Le opere e le notti”

Roma 21 marzo 2014

Alejandra Pizarnik

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla vita dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.

Rimpiango di smemorare
l’ora in cui sono nata.
Rimpiango di non officiare
da ultima arrivata.

***

Tu scegli il luogo della ferita
dove dicemmo il nostro silenzio.
Tu fai della mia vita
questa cerimonia troppo pura.

Di notte al tuo fianco
le parole sono chiavi, sono chiavi.
Il desiderio di morire è sovrano.

Che il tuo corpo sia sempre
un amato spazio di rivelazioni.

E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.

Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è così lontano. Così vicino sapere che non c’è.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Seneca “Il Tempo” (X parte)

Roma 14 marzo 2014

Solo una voce. Desidero solo quella voce. Sua soltanto. Ogni altra inutile a proporsi. Ecco sì. Qui. Parlami. Penetrami negli orecchi. Nella mente. Sciogliti nel caldo del mio fiato liquido salmastro delta delle mie cervella putrefatte.
In che anno stiamo? Devo andare da Biagio per un drink di quelli forti! Come Biagio è morto? Ma in che anno stiamo?
L.L.

Alberto Giacometti

 

Seneca
Il tempo X

La vita si divide in tre momenti:
passato, presente, futuro.
Di questi il presente è breve, il futuro il dubbio,
il passato certo.
Se quest’ultimo la sorte ha perduto ogni potere:
il passato non può più dipendere
dal capriccio di alcuno.
…è la parte sacra e inviolabile del nostro tempo:
sta al di sopra di tutti gli eventi umani,
fuori dal dominio della sorte,
non presenta incognite, non è toccata da povertà
o malattie, non può essere sconvolta né esserci
strappata: la si possiede così com’è per sempre,
senza brividi. …basta un cenno e il passato ci
starà davanti e lo potremo valutare e trattenere…
Il presente è brevissimo, tanto da poter sembrare
inesistente; infatti è sempre in movimento,
scorre, precipita,
cessa di essere prima ancora di arrivare…

Sulla certezza del passato dissento, e siccome fin da bambina so che i miei pensieri vengono ascoltati dai morti, caro Seneca, se desideri controbattere sai dove trovarmi.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Paul Celan “Con labbra rosse di tempo”

Roma 8 gennaio 2014

Paul Celan

Nel mare è maturata la bocca
le cui parole qui la sera ridice
al cospetto dei suoi paesi.
Mormorando essa le ridice
con labbra rosse di tempo.

Bocca, che evocarono le maree,
nel mare in cui nuotava il tonno,
nello splendore
che irraggia dagli uomini.

Argento del tonno toccato dal raggio,
argento specchiante del tonno:
improvvisa agli occhi riluce
la seconda, la migrante
aureola
delle fronti.

Argento ed argento.
Doppio argento del profondo.

Rema con la barca fin laggiù,
fratello.
Lancia le tue reti,
fratello.

Tiralo su,
gettalo nelle nostre case,
gettalo sulle nostre tavole,
gettalo sui nostri piatti –

Guarda, le nostre labbra si fanno turgide,
anch’esse rosse di tempo come la sera,
mormoranti anch’esse –
e la bocca sorta dal mare
già emerge
al bacio infinito.

Celan nel suo percorso poetico coniuga tre elementi chiave in versi: amore, memoria, oblio.
Costernato da sensi di colpa e attacchi di “delirio di relazione” come egli stesso definisce, vive di ricoveri in cliniche psichiatriche e prove di componimenti ed aforismi, nei quali il suo delirio appare evidente.
Poco tempo dopo essere stato dimesso dalla clinica, nel 1970, Celan mette fine ai suoi giorni gettandosi nella Senna dal Pont Mirabeau.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Marcel Proust : il romanzo della società in crisi

Massa Marittima 18 agosto 2013

Marcel Proust scrittore

Marcel Proust nacque a Auteuil, presso Parigi, nel 1871 da una famiglia borghese benestante; il padre era medico, la madre di origine ebraica, era una donna colta e da lei Marcel imparò a coltivare interessi di tipo letterario.

Divenne amico del poeta Robert de Montesquiou, che lo introdusse negli ambienti aristocratici e mondani della Parigi di fine secolo.

Dopo un primo volume di racconti, tra il 1896 e il 1904, lavorò a un romanzo, coltivò i suoi interessi artistici e studiò architettura, pittura, scultura.

Nel 1902 perse il padre; tre anni dopo, la morte di sua madre di cui era legato da un affetto quasi morboso lo gettò in uno stato di profonda prostrazione.

L’asma allergica di cui soffriva divenne cronica e nel 1906 egli si ritirò dalla vita sociale chiudendosi in un appartamento di Parigi che fece insonorizzare per isolarsi totalmente dal mondo.

Per sedici anni Proust lavorò a un’impresa colossale, un romanzo in sette volumi dal titolo Alla ricerca del tempo perduto, di cui vide pubblicati solo i primi quattro.

Morì infatti nel 1922 e le ultime tre parti del romanzo uscirono postume nei cinque anni immediatamente successivi.

Proust segnò una profonda trasformazione nella narrativa del primo Novecento rispecchiando nelle strutture della sua opera un nuovo modo di conoscere che prescinde dalla presunta obiettività reale e si affida totalmente alla percezione del soggetto narrante.

Nel grande romanzo proustiano il protagonista ricrea la realtà attraverso la memoria.

Il ricordo rigenera fatti, persone, luoghi e li definisce attraverso il filtro dell’emozione, in cui consiste la loro essenza più profonda.

In questo tipo di scrittura assistiamo alla distruzione del tempo ordinato cronologicamente.

Il ricordo, scatenato da eventi apparentemente insignificanti e casuali, apre squarci improvvisi e profondi alterando la successione lineare degli eventi.

La durata del tempo narrativo viene a dipendere dall’importanza che i fatti assumono nella sfera emotiva del narratore.

Anche lo stile riflette lo stesso andamento: la catena dei ricordi implica infatti una scrittura complessa , di ritmo lento, articolata in periodi lunghi che si aprono in incisi e si dilatano nella successione delle subordinate.

Col suo caratteristico stile, la Ricerca disegna un ritratto molto ampio e articolato di quella società parigina agli inizi del secolo dalla quale Proust trasse i modelli per i suoi personaggi.

I sette romanzi de “Alla ricerca del tempo perduto”:

La strada di Swann, 1913

All’ombra delle fanciulle in fiore, 1919

I Guermantes, 1920-21

La prigioniera, 1923(postumo)

La scomparsa di Albertine, 1925 (postumo)

Il tempo ritrovato, 1923-27 (postumi)

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Percy Bysshe Shelly “Versi scritti nel golfo di Lerici”

Roma 21 luglio 2013

Lei mi lasciò nell’ora silenziosa

quando la luna smette di scalare

l’azzurro sentiero delle vette celesti

e come un albatro addormentato

in equilibrio sulle sue alidi luce,

in alto si libra nella notte di porpora

e poi troverà l’oceano del suo nido

nelle dimore occidentali.

Lei mi lasciò ed io restai solo,

pensando ad ogni accento che, muto all’orecchio,

pure il cuore incantato poteva udire,

note che muoiono appena nate

ma come fantasmi ancora frequentano

gli echi della collina.

E sentivo ancora, oh troppo ancora!

il soffice vibrare del suo tatto,

come s e la sua mano gentil, anche ora,

tremasse leggera sulla mia fronte.

E così, benché assente,

la memoria di lei mi dà tutto

quanto neppure la fantasia osa rivendicare.

da Versi scritti nel golfo di Lerici

A domani

LL