365 giorni, Libroarbitrio

” Elogio dell’ombra” Jorge Luis Borges

credi nei campi di grano

Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
Tutto accade per la prima volta.
Ho visto una cosa bianca nel cielo.
Mi dicono che è la luna, ma
che posso fare con una parola e con una mitologia?
Gli alberi mi danno un po’ di paura. Sono così belli.
I tranquilli animali si avvicinano perché io dica il loro nome.
I libri della biblioteca non hanno lettere. Se li apro appaiono.
Se sfoglio l’atlante progetto la forma di Sumatra.
Chi prende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
Nello specchio c’è un altro che spia.
Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
Chi pronuncia un verso di Liliencron fa parte della battaglia.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato la spada e la bilancia.
Lodato sia l’amore in cui non c’è né possessore né posseduta, ma entrambi si donano.
Lodato sia l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
Chi entra in un fiume entra nel Gange.
Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
Chi gioca con un pugnale prevede la morte di Cesare.
Chi dorme è tutti gli uomini.
Nel deserto ho visto la giovane Sfinge appena scolpita.
Non c’è niente di antico sotto il sole.
Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
Chi legge le mie parole le sta inventando.

365 giorni, Libroarbitrio

Il romanzo storico e realista dell’Ottocento : Ivanhoe

Roma 8 agosto 2013

Walter Scott romanziere

Nato a Edimburgo, Scozia, nel 1771 da una famiglia nobile, Walter Scott studiò diritto e fu avviato alla carriera forense, iniziando contemporaneamente  una brillante attività letteraria.

Traduttore, autore di poesie e poemetti, intraprese la carriera di romanziere, quella che gli diede maggior successo, nel 1814 con il romanzo Waverly.

Nel decennio 1815-25 pubblicò i suoi romanzi più famosi, tra cui il celebre Ivanhoe, grazie ai quali fu considerato l’ “inventore” del romanzo storico, ispirandosi soprattutto alla storia dell’Inghilterra nel periodo medievale.

Il genere ebbe grande successo, anche se Scott usò l’ambientazione medievale solo come sfondo per le storie di avventure senza preoccuparsi troppo della precisione storiografica, come avrebbe fatto invece per i romanzi successivi.

Nel 1826 il fallimento dell’editore di cui era socio gli procurò un tracollo economico che lo costrinse, per pagare i creditori, a un estenuante lavoro letterario che incise negativamente sulla qualità della sua produzione di scrittore e sulla sua mente.

Morì a Abbotsford, malato di cuore, nel 1832.

Scott è considerato una dei principali  scrittori del Romanticismo per le caratteristiche dei suoi romanzi, legati alla tradizione del folklore popolare, all’ambientazione medievale e ai sentimenti nazionali.

A questi elementi egli ha saputo aggiungere un modo di scrivere  molto personale, ironico, colorito nella configurazione dei personaggi e realistico nella descrizione.

Ivanhoe: dame e cavalieri nell’Inghilterra medievale

Nell’Inghilterra del XII secolo, durante l’interminabile guerra tra Sassoni e Normanni per il dominio del paese, Ivanhoe, figlio del nobile sassone Cedric, è innamorato di lady Rowena, ma la giovane, proprio per volere di sir Cedric, è promessa sposa ad Athelstone, che Cedric vuole portare  al trono d’Inghilterra,

Ivanhoe, allontanato dal regno, segue re Riccardo cuor di Leone alla terza Crociata e combatte valorosamente.

Nel frattempo, in patria, Giovanni Senza Terra ha usurpato il trono del fratello Riccardo.

Così, al ritorno dalla Crociata, Riccardo, aiutato da Ivanhoe, dai suoi nobili cavalieri  e dalla banda di Robin Hood, deve lottare a lungo per riconquistare il potere.

Nello scontro Ivanhoe viene fatto prigioniero, insieme al padre, a Rowena, ad Athelstone  e a Rebecca, una giovane ebrea innamorata di lui.

Saranno re Riccardo e Robin Hood, giunti in soccorso, a liberarli dopo un epico scontro al termine del quale Riccardo riconquisterà il trono.

Ivanhoe e Rowena potranno così sposarsi. 

Buona lettura…

 

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

Opere di erudizione

Roma 15 febbraio 2013

Origine delle rime sparse II

La prima breve raccolta delle rime sparse, allestita nel 1342, e recante forse già nel titolo il segno di questa frammentarietà, (discorso iniziato il post precedente), fa riferimento alla recente laura ricevuta in Campidoglio da Roberto d’Angiò( Francisci Petrarce de Florentia de Rome nuper laureati fragmentorum liber: Libro di frammenti di F.P. fiorentino, or ora laureato a Roma). Evento di grande rilievo, in un’epoca che andava riscoprendo l’antichità, per il suo significato simbolico, e anche per la stessa storia petrarchesca, nella quale già il tema amoroso racchiuso nella figura di Laura si andava identificando con il tema della poesia e della gloria raffigurante nel lauro, la pianta di Apollo cui veniva dedicato il primo sonetto di questa raccolta.

La nuova direzione della cultura petrarchesca è testimoniata inizialmente da opere erudite, frutto cioè delle letture che egli andava conducendo di testi storici e morali dell’antichità. Queste opere ricalcano il modello delle raccolte di esempi, così care al Medioevo ma risalenti in sostanza a libri classici. E’ il segno di una nuova prospettiva culturale, che dà la sua impronta anche alla biblioteca che il poeta va raccogliendo, dove sempre  meno presenti sono le opere giuridiche e teologiche che dominavano le raccolte precedenti e sempre più numerosi gli storici, i poeti, i trattatisti morali, ossia gli scrittori che servono ad approfondire la conoscenza dell’uomo, della sua vita e della sua storia.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’evoluzione del linguaggio V

Roma 17 gennaio 2013

Affinamento del latino colto

Al di là delle profonde innovazioni, che abbiamo studiato nei post precedenti, nel campo dei generi letterari, in questi secoli si accelera il processo di affinamento dello stesso strumento linguistico latino destinato alla scrittura, fino a fargli assumere connotati assolutamente nuovi. Si tratta di un affinamento che procede secondo i princìpi della retorica classica, di cui la scuola era depositaria, e che prevedeva sia l’arricchimento dell’elocuzione mediante le figure retoriche, sia la ricerca della purezza e perspicuità del discorso mediante l’uso appropriato del sistema grammaticale e lessicale. queste due tendenze giunsero ad una vera e propria divaricazione di indirizzi letterari. Si costituì da una parte un latino d’impronta retorica, pervenuto ad un limite tale di complicata ricercatezza formale, da poter essere accostato al manierismo : arte fondata sull’abilità e l’imitazione formale, dall’altra parte un latino d’impronta scientifica, mirante alla precisione dei concetti e al discorso logico, la dialettica, fino al limite del tecnicismo.

Negli scritti di carattere morale o didascalico prevale il primo indirizzo, quello retorico, che assume un modello di prosa o di poesia ornata, dove la difficoltà ottenuta attraverso traslati e ornamenti vari, i colores, è diretta a rendere più impegnativo e vigile l’apprendimento. obbediscono a questo indirizzo retorico soprattutto l’epistolografia e la predicazione. Maggior esponente fu fra l’XI e il XII secolo Bernardo di Chiaravalle 1091 – 1153, consapevole difensore di questa tradizione contro il profilarsi dell’altra tendenza, il tecnicismo dialettico; e vi obbediscono ancora i poemi allegorico-didattici che fioriscono nel secolo XII soprattutto in Francia.

Si assumono il compito di codificare teoricamente e didatticamente questo metodo di scrittura i maestri dell’Ars dictaminis, l’arte del dettare, del comporre, dello scrivere secondo gli insegnamenti della scuola. Nei centri di studio superiore, sorti nel XII secolo, raccolgono la materia  dell’arte retorica adattandola alle esigenze dello stile epistolare e dell’oratoria analogamente a quanto facevo i trattatisti delle arti poetiche e delle arti predicatorie, per quel che riguardava la composizione della poesia e della predica.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’evoluzione del Linguaggio

Roma 13 gennaio 2013

Il latino nel contesto medievale

Fino al secolo XII lo strumento della vita intellettuale e delle relazioni scritte fu nell’Occidente europeo unicamente il latino. Tramandatosi nel tempo era divenuto una lingua speciale, ossia una lingua usata da un gruppo determinato, i dotti e i chierici, destinata ad un pubblico limitato. Si suol designare questa lingua come “latino medievale” per distinguerla dal latino classico, che designa comunemente il latino tramandato dai testi scritti dell’età repubblicana e imperiale.

Nel mentre di questi secoli la lingua usata per la comunicazione quotidiana e immediata era invece affidata alla lingua volgare, o meglio alle molteplicità delle lingue volgari, che si erano venute differenziando nelle diverse province dell’antico impero. Esse erano la prosecuzione della lingua comune, parlata già all’epoca dell’impero romano, ma non più guidata e controllata dalla scuola o dal prestigio delle istituzioni politico amministrative.

Gli elementi fondamentali di disgregazione furono l’immissione di vocaboli non “latini”, provenienti dall’uso straniero ( i cosiddetti barbarismi) o dalla tradizione locale, e la modificazione del sistema grammaticale, per questo confronto con la lingua colta fu detta “volgare”, ossia popolare, con implicito il senso della sua inferiorità.

Di essa si hanno solo tarde testimonianze scritte, nel VII secolo per la Francia, nel IX secolo per  l’Italia.

A domani

LL