365 giorni, Libroarbitrio

Narrazione e riflessione etica

Roma 25 gennaio 2013

Apogeo del Romanzo Cortese 

Alle leggende celtiche, cui appartengono quella di Tristano e quella della tavola rotonda di re Artù, si rivolse il più grande dei narratori cortesi, Chrétien de Troyes 1130- 1180 circa, vissuto alla corte di Maria di Champagne. In lui più che mai si delinea il nuovo ideale del cavaliere, sempre più avulso dalla sua realtà politica ed economica e proiettato in una vita di avventura, che ha come solo fine la realizzazione di se stesso, sull’amore cortese componeva verso la fine del secolo Andrea Cappellano  proprio alla corte della contessa di Champagne, sorella di Filippo II Augusto.

Ma l’importanza del romanzo cortese è nella novità della sua complessa struttura narrativa, che testimonia il grado di raffinatezza raggiunto dal ristretto ambiente che ne fruiva. Esso può essere esemplificato proprio dal suo più grande rappresentate, Chrétien, che mescola il fiabesco con la ricerca perfino del particolare, quale si riscontra sia nella descrizione degli aspetti consueti e smagliati della vita di corte, fino a toccare note di certo realismo, sia nell’esame raffinato di situazioni psicologiche, importante perfino ad una nobile sensualità. Così il romanzo oscillava fra la fantasticheria e la riflessione morale, né era esente da punte di umorismo, e la narrazione si mescolava al trattato. Ad esempio il tema dell’amore extraconiugale, ripreso in un incompiuto poema su Lancillotto, veniva capovolto in Erec ed Enide e nel Cligès, dove viene esaltata la forza dell’amore, che si conserva fedele attraverso il sacrificio e le prove più rischiose. Lo stile  solenne dell’epica viene abbandonato per uno stile più duttile e scorrevole, piacevole soprattutto, capace di accogliere una grande ricchezza di temi e di armonizzarli in uno stile che è stato giustamente ricondotto a quello che la retorica definisce “medio”, distinguendolo dall’umile e dal sublime.

A domani

LL