365 giorni, Libroarbitrio

1989

670d0d6fa6a364afe27f0120bbeed61a

Credo nel Signore
creatore del Cielo e della Terra
da far vibrare l’anima mia libera
di non dovere nulla all’uomo.

Questa mattina durante la ricreazione Laila è scomparsa.
L’ho cercata ovunque. In fondo la classe. Nell’armadio dei giochi. Ai cappotti. Dal bidello. Nei bagni. Ho guardato fuori dal finestrone che da sul cortile. Ho corso in fondo in fondo, proprio giù dove quasi finisce la scuola spiando in tutte le classi. Mi sono affacciata sul giardino. Nella palestra.
E’ andata via?
Poi.
La maestra mi ha preso per un braccio e arrabbiatissima ha detto che tutti mi cercavano. Io fissavo i suoi occhi zitta. Credo che odora di mamma. Le mamme forse profumano tutte uguali?.
Poi ha pure detto che la ricreazione era finita da un bel pezzo e siamo rientrate in fretta in classe.
Mi sono seduta al banco. Dalla cartella ho preso il mio quaderno preferito con tutti i disegni di insetti che volano. Ma una mano piccola l’ha acciuffato prima di me.
Laila!
Come se nulla fosse. Come se io non la stavo cercando da un sacco di tempo eccola qui col suo sorrisetto.
Ma dove eri? Avrei voluto chiederle. Ma ho fatto un sorriso grande anche io e non le ho detto nulla.
L’ho lasciata in pace.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“I buchi neri divorano le stelle” Ilaria Palomba

Roma 21 febbraio 2014

Ilaria Palomba

COMA
Le parole sono capaci del mondo.
Queste sillabe ne contengono le deviazioni.
Dammi dinamite di suono e spasmodici flash di vuoto.
Dammi visioni altalenanti come fruste spezzate sul dorso dei sogni.
Dammi città shock in cui siamo tutti macellati da i-phone esistenziali.
Dammi unghie esiziali da conficcare nel cranio indolente di questo tempo acre.
Dammi vanità. Bontà. Invidia. Crocifissione di vendetta sbiadita. Rivalsa di panorami trascendenti.
Dammi l’Amore Universale della macchina che tiene in vita i nostri corpi ingoiati dall’eccelsa
distanza intergalattica di questo eterno
COMA.

Nei versi di Ilaria Palomba, la vita viene presentata come caleidoscopio di emozioni allo stato puro, come estratto di bellezza, ma anche presagio di putrefazione poetizzandosi :

“Se non posso essere una stella
sarò un buco nero.
Vi deglutirò
con il peso del mio nulla”

Ricorre nel suo testo poetico un’ossessione circolare, il rischio di cadere nell’insignificanza e nel nulla, come una stella che, esaurita la sua energia, lascia dietro di sé una scia luminosa prima di cadere nel buco nero, la sua tomba.
Ilaria Palomba usa un linguaggio fatto di parole rutilanti, in cui i sentimenti interiori trovano corrispondenza in paesaggi bellissimi che ricordano il Salento (sua terra di adozione), con le sue acquemarine e tarantole nere. In un periodo storico come il nostro, in cui c’è una confusione babelica dei linguaggi che diventano sempre più volgari, dimostra una singolare dimestichezza con l’uso delle parole, che usa come tessere di un mosaico meraviglioso, dove ognuna concorre a formare una fantasmagoria onirica alata: “Le parole hanno le ali degli angeli”. Le sue parole sono come proiettili che trafiggono il lettore o, come lo sguardo di Gorgone, hanno l’effetto di pietrificare situazioni e stati d’animo. La poetessa usa le parole come la pittrice impressionista usa il pennello e dalle sue righe esplodono lapilli di lava vulcanica che provocano un big bang di emozioni allo stato puro. Ella intinge il suo pennello nella tavolozza della sua sensibilità, usando tutti i colori di cui è capace la sua anima, e sgorga acqua di risorgiva, fresco lenitivo per i suoi dolori e turbamenti giovanili. Il suo stile va al di là degli stretti confini della periferia del dire comune. Maestra di epifanie meravigliose, costruite con la luce di stelle lontane e solarità forti, Ilaria esprime una sorta di terrore per la opacità che ottunderebbe la limpida trasparenza e, con lo sguardo sempre rivolto al cielo dove sono appesi i suoi assoluti, conficcati come gelide stelle fisse, si trincera nella fortezza di una forma scintillante ed elegante, in cui non c’è posto per i cultori delle ideologie, ma solo per i cultori della bellezza, perché, Ilaria Palomba crede, come Dostojevskj nell’Idiota, che “la bellezza salverà il mondo”.

Tratto dalla raccolta poetica
I buchi neri divorano le stelle
Presentazione di Mariella Cataldo

A domani
Lié Larousse