365 giorni, Libroarbitrio

CON FUOCO GRIDO – Giuseppe Ungaretti

odore di mani

Con fuoco d’occhi un nostalgico lupo
Scorre la quiete nuda.
Non trova che ombre di cielo sul ghiaccio,
Fondono serpi fatue e brevi viole.

Giunta la sera
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Viaggi nell’universo dell’anima” Albert Hofmann

L'ora del tè

Un’insolita trasformazione del mondo esterno fu il primo segnale che si manifestò dopo trenta minuti dall’ingestione dei funghi. Ogni cosa cominciò ad assumere un’impronta messicana. Poiché ero consapevole che l’origine geografica dei funghi mi avrebbe sollecitato a immaginare solo scenari messicani, mi proposi di osservare la realtà esterna nella sua configurazione abituale. Nondimeno, tutti gli sforzi volontari tendenti a inquadrare le cose nella loro forma familiare si mostrarono inefficaci. Sia che i miei occhi fossero chiusi o aperti, potevo scorgere soltanto motivi e colori messicani. Il medico che controllava l’esperimento si chinò su di me per rilevare la pressione sanguigna, e in quel momento vidi un sacerdote azteco, e non mi sarei sorpreso affatto se avesse tirato fuori un coltello di ossidiana…

365 giorni, Libroarbitrio

“Lupo” L.L. per Flussi Potenziali Rivista d’Entropia n°58/2014

Sting Tung profile

Con attitudine

striscia la serpe

contro il livido terreno

e io gonfio di veleno

vivo in un incubo

predisposto alla mia benevolenza,

lecco la lingua del serpente

a mandibole serrate,

le mie,

mentre sibila

– Non cambierai mai!

lo so

ma insisterò

combatterò

e crederò di poter morire tutte le volte che vorrò

tutte le volte che lo desidererò forte

in questo bosco illusorio dipinto sui muri

tra foglie intrise rancide di vecchiume,

– C’è puzza di panni stesi sui termosifoni!

tappati il naso dolce serpe

fluida l’aria s’addensa

so che dovrei farmi l’intelletto ricoverare

ma poi chi me lo farebbe più fare l’agognato sesso chiuso in sanatorio?

E io voglio scopare

e qui c’è la gioiosa serpe che m’aspetta

e io così carico d’astio

io morto d’estasi

nell’ammirarla viva

quanto piacere può donare

l’istante quando il pulsare incessante del cuore

termina d’esistere?

Indicibile dovrebbe essere tale piacere e,

le cervella mie sanguinano dal troppo desiderio

quanta delizia nella colpa

e le ferraglie di questa vecchia rete

stridono ad ogni colpo che t’infliggo tenera serpe

appetito che distrugge

fame che sfocia in sangue

punk rock gracchia

da un improbabile grammofono

e tu mia amata ora dove sei?

Ti cerco negli occhi della serpe

qui dentro è buio pesto

l’aria è stantia e gelida

la notte ha calpestato tutta la luce,

la tua luce,

e qui è faticosamente buio.

365 giorni, Libroarbitrio

Charles Baudelaire “Dedico questi fiori malsani”

“Ho più ricordi, dentro, che se avessi mille anni.”

Daniele De Luca acrilico su tela

La stoltezza, la brama, l’errore, la ferita
ci possiedono al punto che ne siamo stremati:
ci attacchiamo ai rimorsi da noi alimentati
come fa il mendicante col verme parassita.

Satana Trismegisto sul cuscino del male
cullandoci lo spirito ci tiene in suo potere
e quel raro metallo che è il nostro volere
con sapiente alchimia a vapore rende eguale.

Regge il Diavolo i fili di queste marionette!
Il fascino avvertiamo di ogni oggetto più basso
e ogni giorno all’Inferno discendiamo d’un passo
senza orrore avanzando dentro tenebre infette.

Come un vizioso povero che sbaciucchia e divora
d’una sfatta puttana il seno martoriato
vogliamo prendere al volo un piacere celato
e forte lo spremiamo com’arancia insapora.

Formicolante e fitta come vermi in fermento
nella testa ci danza un’orda di demòni,
e quando respiriamo, la Morte nei polmoni
scende, invisibil fiume, con un fioco lamento.

In mezzo ad avvoltoi basilischi scorpioni
vipere linci scimmie sciacalli, in mezzo a mostri
che grugniscono latrano s’avventano con rostri,
nell’infame serraglio di vizi e di passioni,

uno ce n’è più basso più maligno più immondo
che volentieri senza gesto alcuno né chiasso
della terra farebbe un immenso sconquasso
e in un solo sbadiglio ingoierebbe il mondo:

la Noia. Un pigro pianto per oscuro fardello,
sfumacchia il narghilè  sopra morti e patiboli.
Di quel mostro impalpabile tu sai, lettore, i triboli,
ipocrita lettore, mio simile, fratello.

“- Non hai paura di morire qui, in questo mio cazzo di casino?
– Morire qui con te sarà il più dolce vivere dolore della mia vita  “

365 giorni, Libroarbitrio

Prodigio di folle imprudenza: Tristan Corbiere

Roma 21 giugno 2013

Paesaggio malvagio

Sabbia di vecchie ossa – Il flutto rantola

macabri rintocchi: rumore spossante su rumore…

– Pallida palude, dove la notte inghiotte

grossi vermi per passare la notte.

– Quiete di peste, in cui la febbre

cuoce… Il folletto dannato langue.

– Erba fetida dove la lepre

è uno stregone codardo che fugge…

– La bianca Lavandaia stende

la biancheria sporca dei defunti

al sole dei lupi… – I rospi,

piccoli cantori melanconici

avvelenano con le loro coliche

i fughi che fungono da sgabelli.

di

 Tristan Corbiere

A domani

LL