365 giorni, Libroarbitrio

Lié, ti dici Lié “Moi Moi” Albin de la Simone & Emiliana Torrini

Lié Larousse

Ecco Lié, ti dici Lié. Il lago e le sue acque dolci apparenti inerti. Buio cielo con quella trama di luna che lo macchia di rossoarancio,  che impunita cola vernice d’astro notturno irrompendo di luce scarlatta tanta fermezza.

Ecco Lié, ti dici Lié. Quante volte hai desiderato questa calma dove sola morire accerchiata dal silenzio dei cigni che dormono coi lunghi colli intrecciati ai loro compagni?

E allora fai piano Lié, ti dici Lié, che nessuno s’accorga del tuo camminare verso la riva immobile sui ciottoli scalpiccianti.

Togli le scarpe Lié, ti dici Lié.

Ridono le labbra alla rotondità dei sassi al contatto con la pianta nuda dei piedi. Uno raccoglilo nella tasca del jeans. Quante volte di fronte al mare hai avuto di quel suo oscillare timore, delle sue onde che ti rigettavano sulla sua costa come a non volerti. Quante volte hai desiderato che al loro posto ci fossero le acque placide dei laghi?

E adesso eccone uno davanti ai tuoi occhi Lié, ti dici Lié.

Sì! E siamo solo tu ed io Lié, dico a Lié.

Inspiro forte l’odore dell’aria di mezzanotte: ha il sapore di pietre umide, del vento freddo dei monti del nord, di biscotto secco inzuppato nel vino del Trameno, di benzina persa dai serbatoi della barche nel porto attraccate, di papiro di lago, eppure.

No Lié, ti dici Lié, adesso che ci sei non pensarci.

Ma Lié, dico a Lié, io voglio assaporare il gusto del granello di sabbia rovente di mezzogiorno, del sale sciolto in acqua di mare, giocare con le conchiglie, far correre le dita tra le spighe del grano bruno, mangiare lo zucchero sul burro, impiastrarmi le dita coi colori. Io desidero…

Smettila Lié!, ti dici Lié. Non lo senti il lago che ti chiama? Non lo senti agitarsi dal suo fondo letto? Guarda anche la luna t’affianca combattiva stanotte, con la sua lingua di rosso più oscuro bagliore, dimmi l’hai mai vista così prima? Guardala t’indica il percorso stendendosi tappeto ai tuoi piedi.

Sì. Hai ragione Lié, dico a Lié.

– Ehi tu! Tutto bene? Con chi parli? S’avvicina la voce di un uomo.

– Sì tutto bene! Solo, ragionavo a voce alta.

Meglio sbrigarsi e tornare in albergo Lié, dico a Lié.

Sì meglio, tanto ormai non siamo più nemmeno sole. Le scarpe. Infila le scarpe Lié, ti dici Lié.

Bagnate le mie guance…

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Guarda le stelle: molte ardono” Evgenij Baratynskij

fratelli

Guarda le stelle: molte ardono
nel silenzio della notte
e splendono attorno alla luna
nell’azzurro cielo.
Guarda le stelle: tra esse ce n’è una
a me più cara di ogni altra!
Per quale ragione?
Si alza per prima o brilla più vivida?
No! Il suo lume conforta cuori
costretti a separarsi,
e i loro occhi si incontrano in lei,
lassù in alto nell’azzurrità.
Appena la vedi apparire nel cielo,
ti guarda pensosa anch’essa,
e il suo sguardo risponde al tuo
e teneramente riarde.
Nel turchino della notte non stacchiamo
i nostri occhi da lei:
la seguiamo dalla terra al cielo
e dal cielo alla terra.
E tu, hai già scelto la tua stella?
Nel silenzio della notte
molte splendono e ardono
nell’azzurro del cielo.
Non affidare il tuo cuore alla prima
che vedi a te davanti,
non dir tua, futile in amore,
la più fulgida di tutte,
ma chiama invece tua solo la stella
che guarda pensierosa,
e il cui sguardo risponde al tuo
e teneramente riarde.

365 giorni, Libroarbitrio

Vibrazione nella mia mente

 

Sole e Luna

Ad un tratto mi volto e ti vedo.
Appari dove prima una nuvola di trasparenza relegava l’aria in particelle di polvere. Vedo le tue lunghe ciglia color seme di mandorlo disegnarti l’occhio. Etere tingersi della tua pelle. Ti stringi a me.
Siamo equilibrio su strade senza limiti di velocità ad accudire lo spazio quando trascina a sé il suo tempo e assaporiamo che sensazione ci dona mentre gli occhi nostri s’incontrano nello scrutarsi. Le mia labbra respirano dalla tua bocca. Tu carezzi il mio ventre. Immobili in un abbraccio di gambe e il boato del tutto che ci circonda come Dio quando abbraccia i suoi figli.
Siamo figli di Dio in quest’epoca spaziotempo?
La pacatezza del suo ticchettio.
Quasi sembra non picchiare.
Potevo trovare una parola più dolce?
Picchiare malmenare percuotere l’era che s’aggroviglia all’indietro per camminare avanti.
Quasi sembra non colpire le affascinanti ore che si susseguono della sera che inerme diviene notte e s’accascia a mutarsi in giorno. Magari è così. Estremamente dolce. La notte il giorno la sera. La sera la notte il giorno. Il giorno la sera la notte. Sono fatti della stessa essenza. Sono loro, gli esseri mortali a volerli scorporare per appiccicarseli addosso. E così fanno. Vogliono occhi nuovi per vedere oltre le nuvole, mani più grandi per accaparrarsi un lembo di cielo, piedi palmati per camminare su acque limpide e insozzarle con bocche più larghe parlando d’argomenti che nemmeno conoscono.
Ma il silenzio? Non lo vogliono il silenzio?
Quello buono delle prime ore del mattino dedicato agli animali alati del cielo e della terra. Il silenzio quello buono del crepuscolo che avvolge le anime innamorate. Il silenzio quello buono dell’illuminato Sole a guidare gli impavidi combattenti. Il silenzio quello buono del buio della Luna a prendersi cura dei sogni del sonno. Il silenzio quello buono che mi permette di crearmi questa irrealtà dove tu sei qui con me ora. Il silenzio quello buono dove lo hanno messo?
Che ore sono?
Osservo il Sole lasciare triste l’abbraccio della sua Luna che lo ammira sospirando lieve.
E ad un tratto mi volto e ti vedo.
Mi sorridi e l’animo mio si placa di tutti i tumulti mentre albeggi. Un bacio ancora. Una lacrima ancora. E ti dissolvi tornando vibrazione nella mia mente.

L.L.

 

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Il castello sul mare” Ludwig Uhland

Magritte Il castello dei Pirenei

Hai visto il castello,
l’alto castello sul mare?
Sopra corrono
nuvole d’oro e rosate.
Vorrebbe piegarsi sull’onda,
chiara come uno specchio,
levarsi sopra il fuoco delle nubi
serali, superbo e fiero.
Io ho visto l’alto
castello sul mare,
sopra nel cielo la luna
e intorno la nebbia.
Il vento del mare, le onde,
non fecero un’eco vivace?
Non hai sentito dagli alti anfratti
un canto festoso, un suono di arpe?
Le onde, i venti,
in una grande pace.
Dall’atrio del castello
ho udito un canto
lamentoso fra le lacrime.

365 giorni, Libroarbitrio

“Pianoforte di notte” Salvatore Di Giacomo

Roma 28 marzo 2014

Boldini- Il pianista -la-cantante-mondana

 

Un pianoforte di notte
suona in lontananza,
e la musica si sente
per l’aria sospirare.

E’ l’una: dorme il vicolo
su questa ninna nanna
di un motivo antico
di tanto tempo fa.

Dio, quante stelle in cielo!
Che luna! E che aria dolce!
Quanto una bella voce
vorrei sentir cantare!
Ma solitario e lento
muore il motivo antico;
si fa più cupo il vicolo
dentro l’oscurità.

L’anima mia soltanto
rimane a questa finestra.
Aspetta ancora. E resta,
incantandosi, a pensare.

A domani
Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

John Keats “Versi magici”

Roma 22 marzo 2014

E se questa poesia fosse letta ai miei orecchi dalla voce vostra mio Sole,
allora io morirei cullata da un tormento così tenero da volerla,
la morte,
perpetuare all’infinito.

L.L.

Bright Star John keats

Sparire lontano, dissolvermi, e dimenticare
ciò che tu tra le foglie non hai mai conosciuto:
la stanchezza, la malattia, l’ansia qui,
dove l’uomo siede e ascolta lamenti
dove il tremito scuote i pochi , ultimi capelli grigi,
dove la giovinezza impallidisce
e come uno spettro si consuma e muore,
dove anche il pensare è riempirsi di pena
e regna la disperazione dalle ciglia di piombo,
dove la bellezza non può far brillare i suoi occhi
e l’amore nuovo non li piange oltre il domani.

Via! Via! Volerò da te,
non portato da Bacco e dai suoi leopardi,
ma sulle ali invisibile della poesia,
anche se lenta e dubbiosa la mente indugia:
con te, di certo, tenera è la notte
e forse la luna quale regina sta sul trono
con intorno la schiera delle fate stellate.
Ma qui non c’è alcuna luce,
se non quella che dal cielo le brezze hanno soffiato
attraverso verdeggianti oscurità
e tortuosi sentieri di muschio.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

“Notte di Luna” Joseph Von Eichendorff

Roma 28 febbraio 2014

Notte di luna

Era come se il cielo, pacato,
avesse baciato la terra,
così che di lui, tra lo splendore
dei fiori, la terra dovesse sognare.
Una brezza passava tra i campi,
le spighe dondolavano appena,
piano i boschi sussurravano
nella notte di stelle serena.
Larghe le sue ali
spiegò la mia anima,
per i campi quieti volò
come se andasse a casa.

“Questa poesia  è per te mio Sole, con essa ti auguro il buongiorno, e mille altri Buongiorno! Ove con la tua luce risplenderai sul mio volto il tuo riflesso e  seppur il cielo sarà oscurato dalla notte e dal compassionevole maltempo riempirai l’anima mia, la memoria, il mio cuore di tuo fulgore così ch’io non possa mai dimenticare come con note di musica morbida tu riesca tale dono sussurrare.”

A domani
Lié Larousse 

365 giorni, Libroarbitrio

“Viandante sul mare di nebbia” Friedrich Caspar David

Roma 2 febbraio 2014

Friedrich Caspar David

“Viandante sul mare di nebbia”

Storia d’ossa di vita sgretolate per chi l’esistenza ha smarrito in un boato di vento imploso a effondere stracci d’attimo in cenere di vetro senza tempo da scandire lambendo nel frastuono del sole l’immortale oceano senza riva per fortuiti approdi nell’attempato giorno che non cessa mai d’essere seppur si trasforma in notte crocifiggendo la sua luna in un voltafaccia perpetuo.

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

“Nelle tue braccia” L.L.

Roma 26 gennaio 2014

Fratello e sorella

Vorrei vivere qui
in questo tuo abbraccio fratello mio
manto di sabbia che m’avvolge
granello di luce che squarcia
il buio di questa stanca ora della notte.

Vorrei vivere qui
in questo tuo abbraccio fratello mio
con le mani tue inquiete
carezzare le mie guance
fondere incantati attimi
a specchiarci nelle iridi
cullando la nostra rabbia
irrequieti animi nostri
che si placano al tatto
dell’essere morsi dalla vertigine che profuma
delle nostre parole tatuate di cielo plumbeo
sigillate da liquida cera lacca
in attesa per la partenza di un nuovo viaggio.

Vorrei vivere qui
in questo tuo  abbraccio fratello mio
posare le mie labbra sulla Madonnina che hai al centro del petto
e baciarla e pregarla
che  nulla possa mai scalfirti
e che deve proteggerti sempre
Dio anche ha questo dovere
e gli Angeli tutti.

Vorrei vivere qui
in questo tuo abbraccio fratello mio
che sa di un dono buono e puro come dovrebbe essere l’amore
emozione ch’io non conosco,
eppure,
 posso credere sia questa melodia
di tutte le note

che soffiano nelle mie orecchie
nella memoria del mio non dimenticarti
e nulla celano di male?
E nessun demone col suo terrificante essere
mi fa più troppa paura
se rivedo te
avvolgermi dalla musica
delle tue braccia.


E sì,
vorrei proprio vivere qui
in questo tuo abbraccio fratello mio.

Lié Larousse

A domani

365 giorni, Libroarbitrio

Takahama Kyoshi “Haiku”

Roma 1 gennaio 2014

Bosco

Nel cielo d’autunno,
un crisantemo selvatico
perde i petali.

Lui, una parola
io, una parola,
buio l’autunno.

Nel crisantemo sfiorito,
non resta forse
qualche cosa?

Nel grande vuoto
volteggiano
fiori di magnolia!

Una farfalla infreddolita
vola in cerca
della sua anima.

Guardo i tesori
del tempio montano:
piovono fiori.

***

Al sorgere del giorno
la Luna carezza il suo Sole,
poi si accomoda nascosta nell’etere per osservarlo risplendere,
e pur se appaiono le nubi
e pur se la pioggia tenta di scalfirlo
lei sempre è lì
dal cielo ascosa
ad’ammirarlo.

LL

Buon primo giorno dell’anno a tutti voi

con il suo giorno

e la sua notte

la sua  Luna

il suo Sole.

A domani

 Lié Larousse