365 giorni, Libroarbitrio

“Ditele l’assenza” Mariasole Ariot

pozzanghera di luce

Ditele la fame, ditele che la bocca è il centro di una testa, ditele che se piange è per pudore, ditele lo sputo, ditele che il cielo senza occhi non ha ragione, ditele che una parola è matura quando è grave, ditele che grido, ditele che hanno forato il cranio con un punteruolo, ditele che passano le voci, ditele che non passa, ditele che i bambini hanno lo sguardo torvo, ditele che non guardo, ditele che le maglie della terra sono strette, ditele che non usciamo, ditele che usciremo, ditele che l’uomo ha una gabbia sulla testa, ditele della cornea, datele una retina, ditele il sangue sui tappeti, ditele che non avrò figli, ditele che ha innaffiato fiori finti, ditele che non fingo, ditele che i pianeti quando non cadono è perché cedono, ditele che nel pozzo non cadano bambini, ditele di non cadere, ditele che il radicale è un frutto senza seme, ditele dei confini mancati, ditele che se non sono – Sono l’altro, ditele della rincorsa dei coltelli, ditele della camera nera, ditele che un luogo non fa territorio, ditele che i territori sono reti, ditele della ragnatela, ditele che il mio scheletro ha la forma di una mosca, ditele dei ragni. Ditele che non ho pertugi, ditele che il consiglio è : evaporare, ditele che un foro non è un passaggio, ditele che non passa, ditele che hanno cartografato il vuoto, ditele che la fedeltà non si misura in giuramenti, ditele che sono infedele, ditele che la parola è un segno, ditele che ci parliamo, ditele che vedo, ditele che l’uomo ha creato bocche ovunque, ditele che sono una buca, ditele che non ho un fondo, ditele dell’universo osservabile, ditele che se ho taciuto è per gravità, ditele che non ho mai taciuto, ditele che il principio di reazione ha fallito, ditele che è falso, ditele che ho fame, ditele che è freddo, ditele che piange, ditele che un uomo è un bambino in verticale, ditele che cado, non ditele niente, ditele della sbarra piantata sulla schiena, ditele che la verità è una menzogna, ditele che mento.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Un mattino” Mark Strand

Stellium Luna d'ambra

L’ho portato con me ogni giorno, il mattino che presi
la barca di mio zio dalla cala d’acqua bruna
e puntai su Mosher Island.
Increspature si frangevano sulla carena
e il cigolare sordo di scalmo e remo
s’alzava nei boschi di pino nero incrostati di licheni.
Mi muovevo come una stella oscura, alla deriva sulla metà
affogata del mondo fino a che, per un suggerimento arcano,
guardai fuoribordo e vidi sotto la superficie
una stanza luminosa, una tomba colma di luce, vidi per la prima volta
l’unico luogo limpido che ci è dato quando siamo soli.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dell’invisibilità” L.L.

Linda de Luca

Opera fotografica di Linda De Luca

Plasmarsi dell’invisibilità.
Sparire senza assentarsi.
Dissolversi e non morire.
Non morire!
Radioattiva autoimmune al misticismo scientifico.
Si propaga invisibile l’enigma.
Dirama dilania divora.
Ingurgita dispersa parola.
Attenzione richiede.
Giacinto iniezione sottocutanea di rinascita.
Il suo suono rimbomba.
Del suo petalo riecheggia.
Teoria nella praticità dell’esperimento.
Fragranza proibita.
Veleno.
Melodia nelle dita del pianista.
Canto d’aria.
Etereo.
Verso del poeta.
Adrenergica vibrazione.
Diafano.
Questioni irrisposte.
Tuttavia.
Colui che brama non s’arresta.
Escogita strumenti.
Vede al buio.
Esamina la luce.
Si innalza a Dio.
Creatore del gioco.
Del battesimo d’inizio.
Del fine tumultuoso.
Balocco smossa da fili di spago, io.
Cuore di fil di ferro, lui.
Grida rotte nella gola di legno.
Nascondo guizzar d’occhio impaurito.
Esiste dunque non solo ciò che vediamo?
Quale inganno credere d’essersi vestiti dell’invisibilità.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Ubi Veritas” Madre Maria Teresa della Croce di Cristo

HeathcliffTTT

Nel silenzio della notte oscura
le metafore e i bei sogni
avvolti nelle mistiche preghiere
e nella divina luce che illumina
la prigionia dell’essere
occhi vagabondi al chiaro di luna,
nell’incertezza del mattino
merito o clemenza, nella via percorsa
le ombre vogliono trafiggere la luce
ed io mentre ringrazio la verità,
sommersa dal dubbio
si diffonde nell’animo la tenerezza
di un Dio fatto uomo
l’unica verità
e in quei attimi sublimi, dolcissimi
l’umana figura di Gesù Cristo
sotto il peso della sua dolorosa croce,
mi fa vivere questa vita
nell’armonia di un amore sublime ed eterno,
divino,
“bellezza antica e sempre nuova”
Oh Signore
l’anima mia solitaria
non cerca invano la verità
e il lume della ragione
attende
la luce
della tua eternità senza fine.

***

Chissà cos’è l’amore
se non il credere
incessante
pensiero

Chissà cos’è l’amore
allora ho bussato
per domandare
una risposta

la Sorella
poesia vicina
vivente nella casa del Signore
– l’amore è verità –  m’ha detto
– l’amore è Dio
– l’amore sei tu, sua figlia!

Per il tempo di quelle parole
m’è apparso d’essere amata
poi ho richiuso la porta
ma non capisco
sono loro sole a viverlo lì dentro
in quel cuore d’incenso
o noi qui fuori
in questo cuore di carne

Chissà cos’è l’amore …

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dove la Luce” da Sentimento del tempo 1930 Ungaretti

Antonio Discovolo Bambini osservano il Mare di Liguria

Come allodola ondosa
Nel vento lieto sui giovani prati,
Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,
E del male e del cielo,
E del mio sangue rapido alla guerra,
Di passi d’ombre memori
Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,
Sogni e crucci passati ad altre rive,
Dov’è posata sera,
Vieni ti porterò
Alle colline d’oro.

L’ora costante, liberi d’eta,
Nel suo perduto nimbo
Sarà nostro lenzuolo.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Premio Dardos, muchas gracias a ustedes con “Meditacion bajo la lluvia” Garcìa Lorca

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a José Mora

Ha besado la lluvia al jardin provinciano
dejando emocionantes cadencias en las hojas.
El aroma sereno de la tierra mojada
inunda ed corazon de tristeza remota.

Se rasgan nubes grises en el mudo horizonte.
Sobre el agua dormida de la fuente, las gotas
se clavan, levatando claras perlas de espuma.
Fuegos fatuos que apaga el temblor de las ondas.

La pena della tarde estremece a mi pena.
Se ha llenado el jardin  de ternura monotona.
Todo mi sufrimiento se ha de perder, Dios mio,
come se pierde el dulce onido de las frondas?

Todo el eco de estrellas que guardo sobre el alma
serà luz que me ayude a luchar con mi forma?
Y el alma verdadera se despierta en la muerte?
Y esto que ahora pensamos se lo traga la sobra?

Oh, qué tranquilidad del jardin con la lluvia!
todo el paisaje casto mi corazon transforma,
en un ruido de ideas humildes y apenadas
que pone en mis entranas un batir de palomas.

Sale el sol.
El jardin desangra en amarillo
Late sobre el ambiente una pena que ahoga,
yo siento la nostalgia de mi infancia intraquila,
mi ilusion de ser grande en el amor, las horas
pasadas como esta contemplando la lluvia
con tristeza nativa.
Caperucita roja
iba por el sendero…
Se fueron mis Historias, hoy medito, confuso,
ante la fuente turbia que del amor me brota.

Todo mi sufrimiento se ha de perder, Dios mio,
come se pierde el dulce sonido de las frondas?

Vuelve a llover.
El viento va trayendo a las sombras.
3 de enero de 1919 

Nuevamente muchas gracias por este premio feliz Jag, y todos los que me siguen!
L.L.

***

Meditazione sotto la pioggia
Frammento

a José Mora

La pioggia ha baciato il giardino provinciale
producendo emozionanti cadenze sulle foglie.
L’aroma sereno della terra bagnata
inonda il cuore di remota tristezza.

Si squarciano nubi grigie nel muto orizzonte.
Le gocce s’inchiodano sull’acqua addormentata
della fonte, creando chiare perle di spuma.
Fuochi fatui che spegne il tremolio delle onde.

La pena della sera agita la mia pena.
Il giardino si è riempito di monotona tenerezza.
Tutta la mia sofferenza, mio Dio, si deve perdere
come si perde il dolce suone delle fronde?

Tutta l’eco di stelle che custodisce la mia anima
sarà luce di soccorso nella lotta col mio corpo?
E la vera anima si sveglierà con la morte?
E l’ombra inghiotte ciò che ora pensiamo?

Oh com’è tranquillo il giardino con la pioggia!
Tutto il casto paesaggio trasforma il mio cuore,
in un fremito di idee umili e tristi
che penetra nelle mie viscere come agitarsi di colombe.

Spunta il sole.
Il giardino sanguina giallo.
Incombe sul luogo una pena che soffoca,
e io sento nostalgia della mia inquieta infanzia,
l’illusione di essere grande nell’amore, le ore
passate come questa a contemplar la pioggia
con tristezza.
Cappuccetto rosso
camminava lungo il sentiero…
Sono svanite le mie favole, oggi medito, confuso,
dinnanzi alla fonte torbida  che scaturisce dall’amore.

Tutta la mia sofferenza, mio Dio, si deve perdere
come si perde il dolce suono delle fronde?

La pioggia riprende.
Il vento riammassa  le ombre.
3 gennaio 1919

Ancora grazie mille Jag per questo gioioso Premio e a tutti Voi che mi seguite!
L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Lupo” L.L. per Flussi Potenziali Rivista d’Entropia n°58/2014

Sting Tung profile

Con attitudine

striscia la serpe

contro il livido terreno

e io gonfio di veleno

vivo in un incubo

predisposto alla mia benevolenza,

lecco la lingua del serpente

a mandibole serrate,

le mie,

mentre sibila

– Non cambierai mai!

lo so

ma insisterò

combatterò

e crederò di poter morire tutte le volte che vorrò

tutte le volte che lo desidererò forte

in questo bosco illusorio dipinto sui muri

tra foglie intrise rancide di vecchiume,

– C’è puzza di panni stesi sui termosifoni!

tappati il naso dolce serpe

fluida l’aria s’addensa

so che dovrei farmi l’intelletto ricoverare

ma poi chi me lo farebbe più fare l’agognato sesso chiuso in sanatorio?

E io voglio scopare

e qui c’è la gioiosa serpe che m’aspetta

e io così carico d’astio

io morto d’estasi

nell’ammirarla viva

quanto piacere può donare

l’istante quando il pulsare incessante del cuore

termina d’esistere?

Indicibile dovrebbe essere tale piacere e,

le cervella mie sanguinano dal troppo desiderio

quanta delizia nella colpa

e le ferraglie di questa vecchia rete

stridono ad ogni colpo che t’infliggo tenera serpe

appetito che distrugge

fame che sfocia in sangue

punk rock gracchia

da un improbabile grammofono

e tu mia amata ora dove sei?

Ti cerco negli occhi della serpe

qui dentro è buio pesto

l’aria è stantia e gelida

la notte ha calpestato tutta la luce,

la tua luce,

e qui è faticosamente buio.

365 giorni, Libroarbitrio

George Gordon Byron 28 luglio 1814

Giulio Aristide Sartorio La Lettura o Catullo e Clodia

Ella splendida incede, come notte
Di cielo limpidamente stellato,
E tutto il meglio di oscuro e di luce
Negli occhi e nell’aspetto suo rifulge
Dolce in quel tenero chiarore
Che il cielo nega allo sfarzo del giorno.

Un’ombra in più, un raggio in meno
Avrebbero sciupato la grazia indicibile
Che tra i capelli di ebano si tinge
E sul suo volto poi risplende chiara:
Un volto dai pensieri lieti che dicono sereni
Quanto puro il loro rifugio sia e prezioso.

E sulla fronte, lungo le dolci guance
E calme, e tuttavia vivaci,
Sorrisi docili e colori ardenti
Parlano solo di giorni puri
E di una mente serena e sovrana
E di un cuore che ama innocente.

365 giorni, Libroarbitrio

“Corrispondenze” Charles Baudelaire

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La Natura è un tempio dove pilastri viventi
lasciano sfuggire a tratti confuse parole;
in essa l’uomo attraversa foreste di simboli,
che l’osservano con sguardi familiari.
Come lunghi echi che lontano si confondono
in una tenebrosa e profonda unità,
vasta come la notte e la luce del giorno,
i profumi, i colori e i suoni si rispondono.
Vi sono profumi freschi come carni di bimbo,
dolci come oboi, verdi come prati,
e altri, corrotti, ricchi e trionfanti,
che si espandono come cose infinite:
l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso
che cantano i moti dell’anima e dei sensi.

365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman “Le più belle poesie”

Roma 24 marzo 2014

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Ohimè! O vita!

Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
per la folla infinita di fedeli, per le città  piene di sciocchi,
per il mio continuo rimproverarmi (poiché che è più sciocco di me
e più infedele?),
per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi,
per la lotta sempre rinnovata,
per gli scarsi risultati di tutti, per le sordine folle che vedo
attorno a me avanzare con fatica,
per gli anni inutili e vuoti  di coloro che rimangono,
con il resto di me avvinghiato,
la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente – cosa c’è
di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

(Risposta) Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire
con un verso.

***

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa,
e la gran stella si tuffò presto nel cielo d’occidente, a notte,
io presi il lutto e sempre lo prenderò, ogni volta che torni primavera.
Primavera che sempre ritorni, certo una trinità tu mi porti,
lillà perennemente in fiore e stella che cala ad occidente,
e il pensiero di colui che amo.

O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte – o malinconia notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente – o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi liberare la mia anima.

Scritta alla morte di Lincoln

A domani
Lié Larousse