365 giorni, Libroarbitrio

“Levati” Bill Manhire

Quello che veramente ami
è la tua vera eredità
Ezra Pound

alors on danse

Tanta parte del pianeta è fragile:
cose che sbattono sul filo,
oggetti su un piatto, una macchina che sbanda sui campi…

Cioè: brusco, condizionale
e, come al solito,
breve: così che ancora una volta si prende il proprio posto.
Ma metti che un giorno guardando fuori

dalla finestra aperta
si vedesse la mortalità
nel grigio scarabocchio
d’un ragazzo con in mano una mela?

Fragilità. Brevità. Bellezza, persino.
Luce dello spazio a disposizione.
E cos’è la gioia?
Persino una matita lo può indicare.

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365 giorni, Libroarbitrio

“L’uomo solo” H.G.W

L'uomo solo

Si dice che il terrore sia una  malattia e posso affermare che , per parecchi anni, fino ad oggi, un incessante terrore ha continuato ad esistere bel profondo del mio animo. Lo stesso terrore, credo, che può provare un cucciolo di leone semi domato. E i miei timori assumevano le forme più strane. Non riuscivo a persuadermi, per esempio, che le donne e gli uomini che incontravo, non fossero, come io credevo, dei mostri, sia pure d’aspetto più umano, animali trasformati solo esteriormente in uomini e che presto o tardi avrebbero cominciato a degenerare mostrando la loro origine bestiale. Mi decisi di affidare il mio caso a un notissimo specialista in malattie nervose (…). Per quanto non speri di perdere completamente il terrore, riesco a confinarlo nel fondo della mia coscienza, come una nube lontana, un ricordo e una lieve sensazione di sfiducia. Ma ci sono momenti in cui la nube s’ingrossa fino ad oscurare tutto il cielo. Allora mi guardo intorno atterrito e scruto i miei simili. Vedo visi intelligenti e luminosi, altri cupi e pericolosi, altri irresoluti e falsi. Non trovo un volto che abbia la calma umanità di un essere ragionevole. Mi sembra che, in tutti, l’animalità stia per avere il sopravvento, temo di dover assistere, su una scala immensamente più vasta, alla degenerazione. So che è un’illusione; che gli uomini e le donne che vedo intorno a me sono veri uomini e vere donne, che lo saranno sempre: perfettamente ragionevoli, pieni di desideri umani,  e di slanci delicati, liberi da bassi istinti, non vincolati da nessuna legge pazzesca. Pure li schivo, temo i loro sguardi curiosi, le loro domande, il loro interessamento: desidero vivere lontano da loro e solo.
(…) Mi sono ritirato dalla confusione della città e dalla folla e passo le mie ore sui libri, luminose finestre nella notte della vita. Vedo pochi estranei ed ho una modestissima casa tutta mia. Dedico le ore del giorno ad esperimenti di chimica e nelle notti luminose studio l’astronomia. Per quanto non ne sappia il come e il perché, c’è un senso di pace e di protezione nello sfavillio delle stelle. E poi, è nelle vaste ed eterne leggi della materia  e dei mondi, e non negli affanni terreni, nel peccato o nella sofferenza, che tutto quello che non è animalità in noi deve trovare il suo conforto e la sua speranza. Lo credo fermamente, se no non potrei vivere. E così, nella fede e nella solitudine, finisce la mia storia.

Edward Prendick

365 giorni, Libroarbitrio

“L’isola del dottor Moreau” H.G.Wells

Just-Dessert-by-Nicoletta-Ceccoli

…trovai quei gridi oltremodo irritanti; essi crebbero di profondità e d’intensità con l’avanzare del pomeriggio. In un primo momento facevano pena, ma il loro costante ripetersi finì per sconvolgere completamente il mio equilibrio. Scaraventai in un canto un volume di Orazio che stavo leggendo, e cominciai a stringere i pugni, a mordermi le labbra e a camminare su e giù per la stanza.
Dopo un po’, dovetti turarmi le orecchie con le dita. La mia angoscia a quei gridi aumentava sempre di più: essi  divennero un’espressione così raffinata di sofferenza che non potei  tollerarli più a lungo, in quella stanza chiusa. Uscii fuori, nel calore sonnolento del tardo pomeriggio, oltrepassai l’ingresso principale (notai ch’era di nuovo chiuso a chiave) e girai l’angolo del recinto.
All’aperto quei gridi risuonavano con maggior forza. Pareva che in essi tutto il dolore del mondo avesse trovata una voce. Se avessi saputo dell’esistenza di un tale dolore nella stanza accanto, senza udire nessun grido, avrei sopportato la cosa abbastanza bene, l’ho sempre pensato. E’ quando il dolore trova una voce e fa vibrare i nostri nervi che siamo sconvolti dalla compassione. Nonostante la luce fulgida del sole e il verde degli alberi che ondeggiavano nella calma brezza marina, il mondo era tutto un caos, pieno di erranti fantasmi neri e rossi, finché non fui fuori di portata da ogni voce, lontano da quel recinto.

365 giorni, Libroarbitrio

“Ode su un’urna greca & Ode a un usignolo” John Keats

Ricardo Fernandez Ortega

Avere un sorso di vino!
Da lungo, lungo tempo
raffreddato nelle profonde caverne della terra,
dal sapore di Flora, di campagna verde,
danze, canti provenzali, e allegria solare!
Poter bere una coppa colma del caldo Sud,
colma di rossa, vera Ippocrene,
con perle, bollicine scintillanti all’orlo,
e la bocca una purpurea macchia;
potessi io bere, e non visto abbandonare il mondo
e via, con te svanire nella foresta oscura.

Via! Via! Volerò da te, 
non portato da Bacco e dai suoi leopardi,
ma sulle ali invisibili della poesia,
anche se lenta e dubbiosa la mente indugia:
con te, di certo, tenera è la notte…
Ma qui non c’è alcuna luce,
se non quella che dal cielo le brezze hanno soffiato 
attraverso verdeggianti oscurità
e tortuosi sentieri di muschio

365 giorni, Libroarbitrio

“Disperazione dell’Essere” Dylan Thomas

Kumi Yamashita

Orecchi  nelle piccole torri sentono,
mani raspare alla porta,
occhi negli abbaini vedono
le dita alle serrature.
Devo aprire o restare
solo fino al giorno della mia morte
non visto da occhi stranieri
in questa bianca casa?

Troppo fiero per morire, avvilito e cieco morì
nella maniera più oscura, senza prendere commiato
un freddo, gentile uomo,
coraggioso nel suo bruciante orgoglio

Ma sopraffatto dal sole, con una mente lacerata
mi soffermo sotto il confessionale di nuvole

In me dieci paradossi compongono una verità…

365 giorni, Libroarbitrio

“Peace” by Henry Vaughan

Amoremare

“My soul,
there is a countrie
far beyond the stars,
where stands a winged centrie
all skilfull in the wars,
there above noise, and danger
sweet peace sits crown’d with smiles…”

Anima mia, c’è un paese
lontano oltre le stelle
dove si leva un’alata sentinella
perfettamente esperta delle guerre,
laggiù sopra il pericolo e il rumore
la dolce pace siede coronata di sorrisi.

Se tu potessi giungere in quel luogo!

Laggiù cresce il fiore della pace,
la Rosa che non può appassire,
la tua forza,
la tua quiete,
la tua vita,
la tua cura.

***

Cieloltremare
ogni vocale e consonante
melodia di note dolci
per te!
Lié


365 giorni, Libroarbitrio

Barbara Cartland e la letteratura “rosa”

Roma 10 ottobre 2013

Barbara Cartland

Nata a Worcestershire, Inghilterra, nel 1901, Barbara Cartland è la più grande scrittrice di letteratura “rosa” del nostro secolo.

I suoi numerosissimi romanzi, oltre 500, tutti di genere sentimentale, sono stati tradotti e venduti in Europa e in America.

Figlia di un banchiere di origini nobili, dopo la bancarotta e la morte del padre, a diciott’anni si impegnò presso il quotidiano londinese “Daily Express” dove tenne una rubrica di “cronache mondane”.

A ventitré anni pubblicò il suo primo romanzo Gioco di pazienza cui seguì la vastissima produzione che le procura tuttora milioni di lettori (si parla di cinquecento milioni di copie vendute).

Sposata due volte, la scrittrice è vissuta fino alla sua morte avvenuta nel maggio 2000 in una villa del Seicento a Camfield place, vicino a Londra.

Le opere che maggiormente la ricordano sono: Melodia d’amore 1977 e Un usignolo nella notte 1979.

A domani

LL

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Elizabeth Barrett Browning sostenitrice del Risorgimento italiano

Roma 24 luglio 2013

Elizabeth Barrett Browning poetessa

Se amarmi devi, per null’altro sia

che per il gusto di amare. Non dire

“L’amo per il sorriso – lo sguardo –

il suo gentile parlare, – per un curioso

modo di pensare che ben si accompagna

o perché un certo giorno  seppe farmi  godere.”

Le cose possono tra  loro scambiarsi, Amato,

o cambiare per te, e l’amore così  fatto

può di nuovo disfarsi. E non amarmi

per la cara pietà  che la guancia mi asciuga,

odiosa potrebbe diventare

fino a farmi scordare il pianto e perderti così.

amami per il gusto di amare, e sempre

cresca in te, nell’eternità dell’amore.

Elizabeth Barrett Browning iniziò giovanissima a comporre versi. La pubblicazione a Londra di alcune sue poesie  le diede l’opportunità di corrispondere per lettera con alcuni importanti personaggi del panorama letterario inglese di quegli anni.

In questo modo nel 1844 conobbe il poeta Robert Browning che sposò due anni dopo, segretamente, e fuggi con lui in Italia, stabilendosi a Firenze.

Nel 1850 diede alle stampe I sonetti dal portoghese, una sequenza di raffinate liriche sulla storia del suo amore.

Fervente sostenitrice del Risorgimento italiano, antischiavista, sensibile ai problemi sociali, scrisse anche poesie d’impegno civile.

Morì a Firenze nel 1861.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

José de Espronceda “A una stella”

Roma 16 luglio 2013

Tratto da  A una stella 

Chi sei tu stella misteriosa

timida e triste tra le mille stelle

che quando guardo il tuo fulgor dubbioso

turbato sento battere il mio cuore?

E’ forse la tua luce triste ricordo

di un antico perduto splendore,

quando ingannata come me credesti

eterna la fortuna che passò?

 Poeta, romanziere e drammaturgo spagnolo tra i maggiori interpreti del Romanticismo iberico, José de Espronceda nacque ad Almendralejo, nell’Estremadura, nel 1808.

Liberale progressista, fu processato e costretto a lasciare la Spagna.

Si rifugiò a Gibilterra, poi in Portogallo, a Londra e infine a Parigi.

Rientrò a Madrid solo nel 1834 e continuò con coraggio e convinzione a lottare come assertore di un estremo liberalismo.

Nel 1840 de Espronceda pubblicò Poesie liriche  e il racconto in versi Lo studente di Salamanca, singolare variazione sul tema tradizionale del don  Giovanni, che narra le macabre nozze dell’empio Felix de Montemar con lo scheletro dell’ultima donna da lui tradita.

Successivamente iniziò la pubblicazione del poema Il diavolo mondo, che rimase interrotto dalla morte avvenuta nel 1842.

Opera pienamente romantica, sconcertante  e affascinante nel suo fantastico caos di motivi, linguaggi e immagini, il poema si propone di raccontare, attraverso le peripezie  del protagonista Adan, la storia dell’intera umanità con le sue lotte, i suoi dolori, le delusioni, i dubbi.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’uomo più colto d’Europa: Thomas Gray

Roma 16 maggio 2013

Thomas Gray nacque a Londra nel 1716 fu un grande studioso tanto che da i suoi contemporanei venne definito ” l’uomo più colto d’Europa”.

La sua produzione letteraria fu stimolata da un importante viaggio, in compagnia di amici, che egli compì in Francia e in Italia ove approfondì ricerche e  la sua voglia di conoscere nuove culture.

Profondo conoscitore dei classici latini e italiani, della poesia celtica  e scandinava, il poeta compose Il bardo e La discesa di Odino, opere caratterizzate dall’interesse romantico verso l’antico e il primitivo.

L’Elegia scritta in un cimitero di campagna, componimento malinconico sul meditare sulla morte,  diede grande fama all’autore.

Quest’opera, insieme al Lamento di Edward Young, lanciò il genere sepolcrale, che si ispirò anche Ugo Foscolo.

Il pregio di Gray nell’Elegia fu la capacità di trovare un giusto equilibrio tra il misurato classicismo e la forma metrica e del linguaggio da una parte e il malinconico sentimentalismo romantico dall’altra.

A domani

LL

Spunto di lettura:
Antologia illustrata di poesia
Demetra Editore