365 giorni, Libroarbitrio

Vivian Lamarque la poetessa di grazia ingenua (ultima parte)

Roma 14 ottobre 2013

Vivian Lamarque è nata nel 1946 a Tesero, un paesino della Val di Fiemme, in provincia di Trento, ma dall’età di nove anni vive  a Milano.

Negli anni Settanta ha pubblicato poesie su varie riviste come “Paragone”, “Nuovi argomenti”, “I Quaderni della Fenice Guanda”.

A partire dagli anni Ottanta sono uscite presso varie case editrici le sue raccolte poetiche: Teresino (1981), Il signore d’oro (1986), Poesie dando del lei (1989), Una quiete polvere (1996).

Vivian Lamarque  ha curato inoltre la traduzione di poeti francesi quali Prévert e Valéry ed è autrice di ninne nanne e fiabe.

Il poeta e critico Giovanni Raboni presenta la poetessa ai lettori della rivista “Paragone” con queste parole:

“…di assolutamente suo, e abbastanza raro, la Lamarque ha questa grazia, questa ingenuità di scrivere poesie come se si trattasse di scrivere un gesto che non ha nulla a che fare con la letteratura”.

Vivian Lamarque

Lontano, in una casa assolata, pigro e paziente, aspettando di essere trovato , in un angolino, il signore d’oro luccicava. 

Vivian Lamarque

A domani

LL

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365 giorni, Libroarbitrio

Vivian Lamarque la poetessa di grazia ingenua (seconda parte)

Roma 13 ottobre 2013

Il signore andato via

Era un signore andato via.

A lei qui rimasta tantissimo mancava.

La traccia  da lui lasciata segnava ovunque

                                                                                           intorno a lei  l’aria.

Come un quadro spostato per sempre segna la parete.

Il signore del sonno

A ogni inizio di notte gli inviava pensieri,  adeguati

                                                                           all’ora del silenzio e dei baci.

E gli adeguati pensieri, di tetto in tetto scivolando,

                                      a lui quasi preso dal sonno giungevano, appena

                                                                   appena in tempo, quasi in ritardo.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Vivian Lamarque la poetessa di grazia ingenua (prima parte)

Roma 12 ottobre 2013

Vivian Lamarque

Il signore della buonanotte

Da un letto lontano lontano con tutta la migliore

sestessa  buonanotte gli augurava.

                                                                           C’era la luna?

                                                                           Oh sì la luna e anche le mille stelle, più le fronde

                            degli alberi e le addormentate acque, con tutto

                                                         tutto buonanotte  gli augurava.

                                                                          E il signore sentiva?

                                                                          Si, il signore piano piano sentiva, mentre si addormentava.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Robert Walser: ironico dalla piccola prosa in poesia

Roma 11 ottobre 2013

Robert Walser

Pioggia  leggera

Cadeva la pioggia, leggera, leggera

(in una maniera,

che con tutta la mia buona volontà

non riuscirò a dirvi)

su quel grand’uomo dignitoso e pacato,

di genio illuminato,

di fama incoronato,

che stava lì serio e sovrano

tenendo(…) in mano.

Mentre la sua consorte il caffè beve

sui monti c’era, eterna, la neve,

la vedevano chiaramente.

Lui la guardava crudelmente,

freddo ed elegante,

giovane e vecchio, affascinante.

Il grand’uomo mise le mani nelle tasche

e poi gettò uno sguardo fugace

sulla propria attività fino a quel giorno,

al sanatorio c’erano betulle tutt’intorno

e frusciavano.

“Contemplazione”

I libri eran già stati tutti scritti,

ogni azione sembrava già compiuta.

Ogni cosa dai suoi begli occhi veduta

nasceva da fatiche precedenti.

Le case, i ponti e la ferrovia

eran certo notevoli scoperte.

Lui pensava all’impavido Laerte,

a Lohengrin e al suo cigno così mite,

ed ogni cosa grande era ormai fatta,

nata in un lontanissimo passato.

Fu visto cavalcare a perdifiato.

La vita stava a riva come una chiatta

che non sa più cullarsi, scivolare.

Da “Poesia”, n.50, aprile 1992, traduzione di Renata Buzzo Màgari

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Isaac Asimov: il racconto di fantascienza

Roma 8 ottobre 2013

Isaac Asimov scrittore fantascienza

Nato nel 1920 in Unione Sovietica, naturalizzato poi come cittadino statunitense, Isaac Asimov è stato professore universitario di biochimica e ha pubblicato numerosi saggi a carattere scientifico.

Scrittore di fantascienza, ha pubblicato svariati romanzi e racconti, tradotti in una ventina di lingue in Europa e in America.

La sua opera principale, la Trilogia galattica è in assoluto l’opera di fantascienza più venduta e letta nel mondo.

La scrittura fantastica di Asimov si avvale sempre delle sue profonde conoscenze di scienziato e trae il suo fascino dalla capacità di intrecciare avventure straordinarie agli aspetti dell’evoluzione tecnologica che è sotto gli occhi di tutti.

Esemplare in questo senso è l’opera Io, robot, del 1950, a cui hanno fatto seguito molte  storie relative al mondo dell’automazione, grande protagonista, come si sa, della vita moderna.

Isaac Asimov è morto nel 1992.

 

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Spirituale e meditativa Margherita Guidacci

Roma 7 ottobre 2013

Margherita Guidacci poetessa

La conchiglia

Non a te appartengo sebbene nel cavo
della tua mano ora riposi, viandante;
né alla sabbia da cui mi raccogliesti
e dove giacqui lungamente prima
che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.

Io compagna d’agili pesci e d’alghe
ebbi vita dal grembo delle libere onde.

E non odio né oblio ma l’amara tempesta  me ne divise.

Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
e stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

Margherita Guidacci  nasce a Firenze nel 1921.

Laureatasi con una tesi su Giuseppe Ungaretti, si trasferisce a Roma, dove insegna letteratura inglese in un liceo e lavora alla traduzione di poeti inglesi e americani.

Formatasi come poetessa nell’ambito della corrente ermetica, andrà via via superando tale poetica, per esprimere un più personale linguaggio, connotato da una forte tensione spirituale e meditativa.

Pubblica numerose raccolte di poesie, in gran parte di argomento religioso:

La sabbia e l’angelo 1946;

Paglia e polvere 1961;

Terra senza orologi 1973;

Inno alla gioia 1983;

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.

di Margherita Guidacci

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Il “Limerick” e il “Nonsense” di Toti Scialoja

Roma 6 ottobre 2013

Toti Scialoja

Con questi due termini inglesi ci si riferisce  a due tipi di composizioni simili: brevi filastrocche con rigorose  strutture grammaticali e metriche, ma contenuti assurdi.

Il “Limerick” è di origine irlandese, ha la forma di una strofa rimata di cinque versi.

Il “Nonsense”, storiella senza senso in rima, divenne famoso  come genere nell’Ottocento per merito del poeta pittore inglese Edward Lear.

In Italia possiamo annoverare tra i poeti che fecero uso di queste due composizioni liriche Toti Scialoja.

Il suo esordio come poeta risale al 1961 e da quel momento la produzione in versi continua con risultati  molto originali.

Le poesia basate nel gioco ricercato delle rime, assonanze, consonanze e allitterazioni, sono cariche di ironia e gusto per l’invenzione provocatoria.

Il poeta pubblica: Versi del senso perso, I violini del diluvio, Rapide e lente amnesie.

Muore a Roma nel 1998

Di seguito un accenno dei suoi originali versi:

L’orchestrina tra i glicini
attira la bufera
d’agosto – estremi applausi
a un valzer che si oscura.
Il vento gira in tondo
svita i violini vili
– poi da un cielo di piombo
l’argento scende a fili.

Toti Scialoja

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

Aldo Palazzeschi “Chi sono?”

Roma 5 ottobre 2013

Aldo Palazzeschi

Sono forse un poeta?

No, certo.

Non scrive che una parola, ben strana,

la penna dell’anima mia:

“follia”.

Son dunque un pittore?

Neanche.

Non ha che un colore

la tavolozza dell’anima mia:

“malinconia”.

Un musico, allora?

Nemmeno.

Non c’è che una nota

nella tastiera dell’anima mia:

“nostalgia”.

Son dunque …che cosa?

Io metto una lente

davanti al mio cuore

per farlo vedere alla gente.

Chi sono?

Il saltimbanco dell’anima mia.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Anna Achmatova “Dedica”

Roma 4 ottobre 2013

 

Marzo 1940

Davanti a questo dolore si curvano i monti,
non scorre un grande fiume,
ma sono solide le serrature del carcere,
dietro di esse i “covi dei forzati”
e una malinconia di morte.

Per qualcuno alita un vento fresco,
per qualcuno languisce il tramonto,
non sappiamo, siamo ovunque le stesse,
sentiamo solo l’odioso scricchiolìo delle chiavi
e i pesanti passi dei soldati.

Ci alzavamo come per una messa mattutina,
camminavamo per la capitale inselvatichita,
là ci incontravamo, più esanimi dei morti,
il sole più basso, la Nevà più nebbiosa,
ma la speranza canta sempre in lontananza.

La condanna…

E subito scorrono le lacrime,
da tutti ormai allontanata,
la vita è come strappata dolorosamente dal cuore,
come gettata  brutalmente supina,
ma va avanti…

Barcolla…

Sola.

Dove sono ora le amiche occasionali
dei miei due anni infernali?
Che cosa scorgono nelle nevi siberiane?
Cosa intravedono nel disco lunare?

A loro mando il mio addio.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

“La notte” di Dino Campana

Roma 3 ottobre 2013

…Ma quale incubo gravava ancora su tutta la mia giovinezza?
O i baci vani della fanciulla che lavava,
lavava  e cantava nella neve delle bianche Alpi! ( le lagrime
salirono ai miei occhi al ricordo).
Riudivo il torrente ancora lontano: crosciava bagnando antiche città desolate,
lunghe vie silenziose, deserte come dopo un saccheggio.
Un calore dorato nell’ombra della stanza presente, una chioma profusa,
un corpo rantolante procubo nella notte mistica dell’antico animale umano.
Dormiva l’ancella dimentica nei suoi sogni oscuri:
come un’icona bizantina,
come un mito arabesco imbiancava in fondo
il pallore incerto della tenda.

A domani

LL