365 giorni, Libroarbitrio

“Musica da camera” James Joyce

faro

Venti di maggio, che ballate sul mare,
con gioia ballando un girotondo
di solco in solco, mentre sulle onde
la schiuma vola, riceve ghirlande
e abbraccia l’aria con archi d’argento,
vedeste in qualche luogo il mio vero amore?
Ahimé! Ahimé!
Venti di maggio!
Amore è infelice quando Amore è lontano!

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365 giorni, Libroarbitrio

Rainer Maria Rilke “Pietà”

Roma 30 novembre 2013

Rainer Maria Rilke

Ora si fa piena la mia sciagura, e senza nome
mi riempie. Sono rigida com’è rigido
l’interno di una pietra.
Dura come sono, so una cosa sola:
tu crescesti –
…e crescesti,
per sporgere come dolore immenso
dal confine del mio cuore.
Ora giaci attraverso il mio grembo,
ora non ti posso più
partorire.

Poeta boemo di lingua tedesca, Rilke fu uno dei più importanti lirici del Novecento, quale interprete acuto e dolente dei problemi esistenziali dell’uomo moderno.
La lirica Pietà è tratta dalla raccolta Vita di Maria (1913), in cui Rilke racconta, con una serie di intensi quadri, i momenti importanti dell’esperienza umana e divina di Maria come madre di Gesù, ed esprime in modo toccate i suoi sentimenti di attesa, fiducia, amore, dolore e mistero.
Tutte le poesie della raccolta sono state musicate dal compositore tedesco Paul Hindemith (1895-1963), in un  ciclo di Lieder per voce e strumenti.

A domani
Lié Larousse

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Antonia Pozzi “Parole”

Roma 28 novembre 2013

Antonia Pozzi

Parole – vetri

che infedelmente

rispecchiate il mio cielo –

di voi pensai

dopo il tramonto

in una oscura strada

quando sui ciotoli una vetrina cadde

ed i frantumi a lungo

sparsero a terra lume.

da Parole, Garzanti

Nata a Milano nel 1912, Antonia Pozzi studiò all’università statale di Milano dove fu allieva del filosofo Antonio Banfi e si laureò in lettere, con una tesi su Flaubert che venne pubblicata postuma.

Fu autrice di liriche di grande valore poetico, legate all’esperienza della propria vita, e influenzate dalla poesia degli ermetici.

Morì a ventisei anni, suicida, nel 1938.

Le sue poesie furono pubblicate dopo la sua morte nella raccolta Parole che nel 1948 venne anche tradotta in tedesco.

L’ultima edizione dell’opera (Garzanti 1989) comprende anche le liriche di La vita sognata , dedicate, secondo le parole dell’autrice, alla “fiaba del tempo d’amore” .

A domani

Lié Larousse

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Arturo Onofri rappresentante della poesia metafisica

Roma 23 settembre 2013

Arturo Onofri poeta metafisico

Arturo Onofri nasce nel 1885 a Roma.

Fonda la rivista “Lirica” e collabora alla “Voce”.

La sua prima produzione poetica, raccolta nel 1914 nel volume Liriche, comprende composizioni crepuscolari e futuriste, versi di ispirazione pascoliana e dannunziana, echi della poesia di Mallarmé.

Tra queste diverse suggestioni emerge però la voce autentica del poeta nella ricerca dello stile “frammentista”, teorizzato in seguito su “La Voce”.

Proclamata l’abolizione dei contenuti, la poesia è intesa come immagine libera e pura, che concentra la propria forza estetica nell’analogia, e il poeta, liberato da ogni rapporto esterno, diviene il creatore perpetuo del mondo.

Dopo la prima guerra mondiale Onofri si interessa alle teorie antroposofiche di Rudolf Stenier.

La sua opera successiva sarà per questo improntata alla ricerca filosofico-mistica di una unità dell’io creatore, raggiunta attraverso una spiritualità cosmica libera da ogni peso di materia.

Caratterizzate da questo tema appaiono le opere Terrestrità del sole del 1927 e Vincere il drago del 1928.

Nel panorama poetico del Novecento, Onofri si colloca come maggiore rappresentante di una poesia metafisica , affollata  di immagini talvolta oscure e di parole pure, libere dalle retoriche tradizionali.

Arturo Onofri muore a Roma nel 1928.

A domani

LL

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La poesia del ‘900 in America

Roma 3 settembre 2013

Il panorama poetico nordamericano si presenta  ricco, articolato e segnato da una marcata varietà etnica.

Specchio dei diversi stili di vita all’interno della grande congerie di genti e culture che caratterizzano il paese, la poesia canta la vita rurale  e la città, le tensioni esistenziali della provincia puritana  e lo spirito trasgressivo  e di rivolta della beat generation, la lotta dei neri per la parità dei diritti, il lamento degli indiani per lo sterminio della loro civiltà.

L’America centrale e meridionale, i cui poeti sono spesso in contatto con l’Europa per esperienze di confronto e scambio, dà al Novecento alcune delle più alte e intense testimonianze della vicenda poetica mondiale, con Paz, Dario, Borges e Neruda.

Le liriche di questi e tanti altri autori latinoamericani narrano con linguaggio denso di immagini, suoni e colori storie di oppressione e lotta, celebrano paesaggi imponenti e sentimenti universali in una caleidoscopica tipologia di toni e stili.

A domani

LL

 

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Olindo Guerrini : “verista, eversivo, crepuscolare”

Roma 5 luglio 2013

Ma quando il dubbio mi risveglia, quando

via per la nebbia del mattin tranquille

sfuman le larve che segui sognando,

colle man mi fo velo alle pupille

e mi guardo nel core e mi domando:

sono un poeta o sono un imbecille?

Anticipatore del Crepuscolarismo, anticonformista, di fede socialista, Guerrini nacque a Forlì nel 1845.

Visse a Bologna come bibliotecario dell’università e in questa città ebbe l’opportunità di conoscere e stringere amicizia con Carducci e Panzacchi.

Nel 1877, con il titolo Postuma e il nome di Lorenzo Stecchetti, il poeta finse di pubblicare i versi di un cugino morto di tubercolosi.

La raccolta suscitò scandalo e polemiche per l’audacia dei suoi contenuti erotici e satiri.

Successivamente Guerrini riunì le sue poesie in lingua italiana nei volumi Le Rime e Nova Polemica, le liriche in dialetto in Sonetti Romagnoli.

In tutta la produzione poetica ostentò la sua adesione letteraria al Verismo, la posizione anclericale ed eversiva, una vena comica di origine popolaresca.

A domani

LL

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Il Teatro III

Roma 9 febbraio 2013

Nel corso del secolo, il testo letterario del teatro per musica andrà sempre più scadendo e avvilendosi per scomparire poi dalla letteratura. Ma letterati famosi come il Testi e il Chiabrera, scrittori di liriche e di romanzi come il Morando, scrivono per il teatro musicale e un vero scrittore, Ottavio Rinuccini, è collaboratore integrante del primo teatro per musica. Gli stessi comici dell’arte si valgono della cultura letteraria per i loro scenari, e scrivono spesso drammi e commedie.

Il teatro regolare, composto da letterati, molto spesso non recitato e forse non recitabile, è sentito con dignitoso impegno, da Prospero Bonarelli al cardinal Delfino; come opere letterarie, anche se non distaccate dalla cultura teatrale, maturano le prove più alte del teatro del Seicento, quelle di Federico Della Valle e di Carlo de’ Dottori. Nel cuore stesso della letteratura viene delineandosi una esigenza di teatro che, nel Settecento, verrà ripresa e quasi consacrata da Scipione Maffei.

La storia del teatro secentesco in Italia, per i suoi rapporti con l’Europa e le sue implicazioni con la vita della società, della corte  e della Chiesa, è ricca ed affascinante. Per quanto sia scarsa la storia  della letteratura teatrale  in confronto a quella degli altri paesi europei, essa non manca di carattere e culmina in due scrittori, sopra citati, Della Valle e de’ Dottori, i quali, sebbene fossero letterati e non uomini di teatro, hanno tuttavia scritto e sentito l’opera come linguaggio teatrale.

il piemontese Federico Della Valle, autore e poeta presso la corte dei Savoia, scrisse tre tragedie che, pur di argomento sacro, non mancano di considerazioni politiche.

A domani

LL