365 giorni, Libroarbitrio

Arde – Lindze

 

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Una sigaretta che brucia,
e il suo fumo
che vola via.
E mi sembra che tutto
arda,
che il mondo intero sia
in fiamme
e questa vita,
che è come
un immane fuoco
impazzito, e noi
poveri
ballerini di questo
fottuto incendio,
folli e inermi
a danzare
febbricitanti
i corpi contorti
lucidi di sudore
questa macabra danza
di morte e d’amore.

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365 giorni, Libroarbitrio

Intuizione – Lindze

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Il tramonto
screziava il cielo
di sfumature rosse e arancio.

Vino bianco profumato
conversazioni e risate
ci condussero
alla tiepida notte,
whisky, rum e hashish
passavano di mano
e il buio ci colse più intimi.

Si parlava in toni rochi
quasi
che una sola voce acuta, sgraziata
potesse infrangere
quel temporaneo istante
di pace e il suo
sortilegio magico.

Qualcuno mi rivolse

una domanda.

Alzai lo sguardo:

un insetto
urtava contro il lume,
volava in stretti
nervosi giri
per poi
sbatterci e sbatterci ancora contro.
Ogni suo ritorno più debole,
ogni sua ellisse più stanca,
le sue fragili ali nervate
lentamente bruciava.

Capii che la vita,
la mia vita
era simile a quel volo d’insetto,
un vagare
cieco e stupido
verso un abbaglio che è nulla.

Mi voltai verso il mio interlocutore,
sorrisi
e risposi qualcosa
che nemmeno ricordo
mi alzai di scatto
barcollando me ne andai
a casa.

Gli altri  intanto ridevano,
io pure, ma seppi
che da quel momento
tutto stava cambiando.

365 giorni, Libroarbitrio

Senza stelle – Lindze

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E come fosse un quadro
dipinto da un pittore
depresso e stanco
fisso questo cielo nero
dove solo poche
tenaci stelle
sopravvivono
a questa città scellerata
che tutto fagocita,
anche la gloria
di uno stellato
cielo notturno.
E sporadica,
in questa immagine fissa
che ha i tempi dell’eterno,
una luce passa
lontana e pulsante
persa in quell’oceano di scuro.
E immagino
le vite in essa racchiuse
dove mai siano dirette
quel pulviscolo di consapevolezza
in quell’immenso immanente e meccanico.
E le invidio
per il loro essere
in viaggio, tese in una retta
inesorabile e fragile
io che sto qui sdraiato
statico in uno stallo
senza sonno
senza troppa speranza.
Solo i miei  pensieri
per viaggiare,
solo le mie parole per trovare
una sorta di pace,
possano
almeno loro
viaggiare lontano.

365 giorni, Libroarbitrio

“Arrivo subito” – Lindze

 

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Era una lunga festa,
quella sera d’estate calda e umida,
dove la musica suonava alta
e si ballava sulla spiaggia.

Io solita scheggia
che si staccava
impazzita
dal cuore delle danze
in cerca di solitudine,
per lenire il mio disagio
per trovare un poco di pace.

E qualcuno che mi chiedeva
dove mai stessi andando,
e io che rispondevo fugace
“arrivo subito”
cercando il mare, nel buio
verso il canto delle onde.

Mi ritrovai in acqua
fino alla vita
bevendo rum
sperando che nessuno mi trovasse
pregando una qualsiasi divinità abissale mi trasformasse
in una solitaria creatura marina
con il suo tocco salato
per poter sgusciare via
nelle sue profondità
dimenticato
da tutti,
dimentico di tutto.

365 giorni, Libroarbitrio

Loop infame – Lindze

 

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Ieri notte ho visto una
solitaria stella cadente
finire la sua
discesa nella gloria
di un cielo notturno
ho espresso
il mio desiderio
con un ghigno sghembo
e infame sul volto

di non voler vedere
soddisfatti i sogni
delle altre persone che
come me
in quella notte
di vento e di veglia
l’avessero scorta
nella sua meravigliosa
parabola

poi mi sono seduto
a fumare,
aspettando
la fine del mondo.

365 giorni, Libroarbitrio

Viaggio – Lindze

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E scopro di
Essere
me stesso
solo in movimento.

Nella transizione
continua
da una posizione e l’altra.

Nella trasformazione
improvvisa di un equilibrio
e uno squilibrio.

Vivo nel moto perpetuo,
in guardia
o nel processo di passarla
anche questa volta,
nella pulsazione
ritmica del dolore e
in quell’istante in cui
non sento nulla
e nell’attimo dopo,
quando
una fitta mi devasta.

Della meta me ne fotto,
vivo solo
in quella scheggia
di tempo
di follia
che mi porta
da un
luogo
e in un altro.

365 giorni, Libroarbitrio

La quiete prima della tempesta – Lindze

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Guardo le nuvole che si addensano
dalla finestra della mia cucina.
Incombono, si fanno sempre più
scure, minacciose.

Una lama di luce
riesce a penetrare quella coltre
e cade disperata rischiarando
qualche anfratto di questo
cesso di periferia.

In alto, un gruppo di gabbiani
vola in tondo,
si lanciano versi
aggraziati,
poi, d’improvviso si dividono .

Ognuno vola dove più gli pare.

Un vecchio in basso
si muove calmo
tra le erbacce del giardino,
si inchina, strappa qualcosa
poi si ferma, prende un respiro.

Lo sguardo gli sfugge
a quelle nubi
mentre con una mano
protegge i suoi occhi.

Espira e se ne rientra in casa.

Io perdo tempo con un
caffè fumante in mano,
indeciso su quale direzione
la mia vita debba prendere.

Dentro tutto vortica.

 

365 giorni, Libroarbitrio

I MIGLIORI – Lindze

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Non c’è più.

Una notte di quiete.

Due uomini poggiati
sulla ringhiera di un attico
una periferia disastrata.
Bicchieri di alcol
e fumo di sigarette
a sostituire parole
che tanto non verranno
pronunciate.

Sguardi lucidi, fissi nel buio.

Neanche ci provano
a trafiggere,
a capire
quelle tenebre.
Silenzio,
per condividere
quello che non si vuole dire
ma che sta lì
ingombrante e amorfo
come l’ombra gettata
da una creatura
scellerata e informe.
Un ultimo tiro
poi
il dito che lancia la cicca
in aria,
la spirale discendente
di quella brace
che cade,
che si poggia a terra
in un ultimo ardore
per poi spegnersi
sopraffatta
da bui troppo intensi.

Una mano afferra
il bicchiere, l’altra
stringe la spalla
dell’uomo rimasto a fumare,
una volta ancora
per esprimere
quello che non si ha la forza
di pronunciare.
Il corpo che si volta
e va verso la casa illuminata
e l’altro che rimane così,
poggiato su quella ringhiera.

Con le sue spalle curve
graffiate dalla luce
che proviene
dall’interno
e il suo volto
perso
nelle maree
di quella notte.

365 giorni, Libroarbitrio

Rifugio – Lindze

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“Oh, a storm is threat’ning
My very life today
If I don’t get some shelter
Oh yeah, I’m gonna fade away”

Per quaranta giorni
mi sono ritirato
nel mio antro,
leccando le ferite
come un bestia braccata.

Per quaranta giorni
ho goduto di protezione
rilassando finalmente
i miei nervi troppo tesi.

Per quaranta giorni
non ho scritto rigo
ho vissuto come se
non esistesse un fuori.

Ma non ci si può
nascondere all’infinito,
non si può sospendere
per sempre la propria vita.

Così sono uscito
allo scoperto
col fiato contratto e
l’occhio dilatato
della preda.

Che quando esci dalla tana,
i lupi fiutano
subito il tuo odore.

365 giorni, Libroarbitrio

Parole silenziose – Lindze

un pensiero in più

Fisso questo
foglio bianco.
E attendo
come un questuante
alla stazione
di una città perduta
versi che
mitighino il mio dolore.
Che mi facciano
per poco scordare
questa solitudine
e che mi diano senso,
una scintilla
di comprensione.
E provo
ansia fottuta
e panico
quando nulla arriva
e quel vuoto alle mie spalle
si espande e
preme e
mi fagocita
come un essere
famelico.
Aspetto queste
parole sciagurate,
che isolino
la consapevolezza
di essere come
un casale diroccato
in balia degli elementi,
di sentirmi
sgretolare e sfumare
come polvere
succhiata via dal vento.
In questo mondo in cui
fatico a muovermi
aspetto
le mie amiche.
Solo parole
silenziose,
non voglio altro.
Non chiedo altro.