365 giorni, Libroarbitrio

NELLA SEMPRE MUTEVOLE INQUIETUDINE NELL’ARIA – JORIE GRAHAM

Fly Away

L’uomo teneva la mano sul cuore mentre danzava.
Rallentava e ruotava veloce.
Le porte della piccola città
s’offuscarono. Qualcosa
filtrò,
incendiando i telai,
rendendo ogni ingresso
meno vero.
E il buio s’addensò
benché ancora non cali…E la piccola danza,
roteava quest’umano giù per il corridoio,
piccolo tema nervoso che si spingeva avanti,
intrecciando, sperimentando,
sempre incompleto così girando e rigirando –
oh cosa c’è da finire? – i suoi abiti irruviditi dal vortice rossastro,
una mano sul petto,
una stesa sul fianco mentre danza, tamburella, canta,
sui suoi piedi in fuga, un po’ accenna un motivo ora,
ora chiude gli occhi mentre piroetta, rimpicciolendosi,
perché sorge il sole? non ti scordar mai di me caro perché io
tornerò –
libertà una traccia nell’aria della sera,
in cui s’aprono i lillà, le gonne s’alzano,
libertà e l’occhio sanguigno avanza dolce sbandando sulla terra
gigante,
e il gatto alla soglia che non si sbaglia sul mondo,
e tiene d’occhio i posti dove prima o poi atterreranno gli uccelli –

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365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman “Le più belle poesie”

Roma 24 marzo 2014

walt-whitman

Ohimè! O vita!

Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
per la folla infinita di fedeli, per le città  piene di sciocchi,
per il mio continuo rimproverarmi (poiché che è più sciocco di me
e più infedele?),
per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi,
per la lotta sempre rinnovata,
per gli scarsi risultati di tutti, per le sordine folle che vedo
attorno a me avanzare con fatica,
per gli anni inutili e vuoti  di coloro che rimangono,
con il resto di me avvinghiato,
la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente – cosa c’è
di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

(Risposta) Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire
con un verso.

***

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa,
e la gran stella si tuffò presto nel cielo d’occidente, a notte,
io presi il lutto e sempre lo prenderò, ogni volta che torni primavera.
Primavera che sempre ritorni, certo una trinità tu mi porti,
lillà perennemente in fiore e stella che cala ad occidente,
e il pensiero di colui che amo.

O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte – o malinconia notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente – o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi liberare la mia anima.

Scritta alla morte di Lincoln

A domani
Lié Larousse