365 giorni, Libroarbitrio

Figlio delle stelle – Paul Verlaine

Figlio delle stelle

La smorfiosetta
A piene mani
Scuote il batacchio
Del ragazzotto.
Felice il pargolo
Ben scappellato
Gode e sputacchia
Da ogni lato.
L’infante radiosa
Vedendo il latte
E curiosa
Del nuovo fatto,
Annusa una goccia
In punta alla tetta.
Suvvia, bisboccia,
Perbacco, di fretta!

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365 giorni, Libroarbitrio

Foulard’aria

Nessun suono migliore per farsi incantare

“Nessun suono migliore per farsi incantare” 
opera di Pietro Mancini

Bambino credi di esserti perso?
Una foulard’aria  nebulosa stoffa cristallizzata di sabbia ed acqua marina ti parla.
Vieni a spasso con me.
La voce si sparpaglia, t’avvolge piroettando e in una spirale come di galassia di latte e piccoli astri accoglie a sé foglie cadute estirpando delicata radici fresche della terra tra lo svolazzare imbizzarrito di farfalle, poi l’ombra di un volto di bambina appare.
Vieni questo è mondo nuovo. Qui non ci sono veleni.
Ti prende la mano. Le dita di radici mutano morbide e il palmo caldo e rosa pallido. La stretta è forte, lei così più piccina di te eppure ti senti al sicuro.
Bambino hai le mani di uomo grande tu. Rosse e gonfie come già stanche, ma non temere, non c’è stanchezza nel tuo cuore né nella tua mente.
E lei ride e a te viene da ridere con lei.
Bambino perché hai gli occhi chiusi? Aprili!
Non hai gli occhi chiusi, eppure, fai per aprirli come appena sveglio. Ed è bellissimo. Il mare tranquillo dorme e luccica abbracciato al cielo cosparso di stelle blu scintillante pietra primitiva, cammini coi piedi nudi su di una coltre iridescente di cespugli di bacche circondato da castagni e soffice grano cullato dal vento che tacito soffia profumo di petali d’alba ninfea. Sei in cima ad un bosco su una scogliera. C’è casa tua. Ha le fondamenta che traspaiono e le vedi correre ed aggrapparsi al nucleo della terra. E la Terra è tua madre e il Cielo che t’abbraccia è tuo padre.
Ora finalmente vedi. Qui nulla può farti del male!
Le credi. Le credi davvero, e avverti la testa alleggerirsi il collo le spalle il petto le cosce perdere ogni costrizione. Sorpassi l’uscio. Il mare e il bosco t’accompagnano, in dono creano di giunco una seduta e gambe al tuo tavolo da lavoro di pura salsedine. Ti accomodi. L’albatro canta il tuo arrivo lasciando cadere una sua piuma nel tuo palmo, nell’altro un petalo di magnolia si trasforma in pagina e tu.
Sei bambino uomo poeta tu. Non avere mai paura di perderti. A te non accadrà.

L.L.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Ces flots jumeaux de lait bien épaissi” Pierre de Ronsard

Klimt

Ces flots jumeaux de lait bien épaissi
vont et revont  par leur blanche vallée
comme à aon bord la marine salée,
qui lente va, lente aussi…

Questi flutti gemelli di latte addensato
vanno e ritornano per la loro bianca valle,
come alla sua riva la salsa marina,
che lenta va, e così lenta ritorna.

Una distanza si crea tra loro come
tra due monti una strada spianata,
bianca di tutta la neve già caduta,
quando d’inverno s’addolcisce il vento.

Là due rubini alti s’elevano rosseggiando,
e i loro raggi completano l’avorio
che in ogni parte unito e tondo cresce.

Là tutto l’onore, là tutta la grazia abbonda
e la bellezza, se mai ne esiste al mondo,
vola e soggiorna in quel bel paradiso.