365 giorni, Libroarbitrio

La tragica morte di Percy Bysshe Shelley

Roma 22 luglio 2013

Poeta romantico per eccellenza, personalità inquieta, dalla vita sregolata, dallo spirito libertario e dal pensiero tanto intenso quanto contraddittorio, Shelley nelle sue opere espresse una natura visionaria e immaginifica, intense emozioni e una forte tensione alla libertà morale.

Il suo impegno sociale, la posizione politica, il suo credo scientifico ben rappresentarono lo spirito  del secondo Romanticismo inglese, in cui le dottrine umanitarie e democratiche si mescolarono al culto della natura e all’alta considerazione per i progressi della scienza.

Dopo gli scritti  poetici  del primo periodo, prevalentemente ispirati agli ideali di una riforma radicale di tipo socialista, le opere più importanti furono scritte da Shelley  durante il suo soggiorno in Italia.

Tra gli scritti satirici i più significativi sono La maschera dell’anarchia, Edipo tiranno, I Cenci.

Tra i drammi Il Prometeo liberato canta la vittoria dell’amore e della giustizia fra gli uomini, in una società senza classi.

Gli scritti di interesse autobiografico ispirati dalla natura, gli amori e le personali emozioni del poeta, comprendono liriche affascinanti, come la famosa Ode al vento d’Occidente, l’elegia Adonais, scritta in morte di john Keats, l’Ode all’allodola, l’Inno alla bellezza intellettuale, La nuvola.

” Il 1° liglio del 1822 il poeta Percy, Williams e il loro marinaio partono per Livorno con la barca  da loro battezzata Ariel, per incontrare Byron e Leight Hunt, in vista della pubblicazione di un giornale politico di cui Leight sarebbe stato editore. Incontrato Byron al porto di Livorno ripartono il giorno 8 in una giornata di cielo sereno che si copre però poco a poco, e di brezza leggera che soffia in direzione di Lerici. La partenza fu ritardata sin verso le due, quando già qualcuno al porto prevedeva l’uragano. (…) La tempesta arrivò terrificante, annunciata da fumi sul mare e da una calma troppo greve nell’aria: durò qualche ora…(…) Dopo cinque giorni, il corpo di Shelley venne  ritrovato  su una spiaggia, tra la sabbia  e una pineta, vicino Viareggio. L’Ariel doveva aver fatto naufragio a dieci miglia al largo”.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia nel XIX secolo: Goethe,Keats, Coleridge, Baratynskij (seconda parte)

Roma 10 giugno 2013

Come abbiamo letto ieri la poesia romantica si sviluppò, durante l’Ottocento, in tutta l’Europa:

In Germania: il secolo si aprì con l’opera di Goethe, grande metafora dell’esistenza, grande sintesi delle sollecitazioni spirituali e degli impulsi più vitali del tempo. Classicista, razionalista, illuminista e romantico insieme, Goethe insegnò come nella poesia fosse fondamentale l’intima connessione tra vita e arte, tra realtà e trasfigurazione metaforica della scrittura. Dopo Goethe i temi prediletti dei romantici tedeschi furono il mito del Medioevo, la fiaba popolare, il mondo del mistero e della magia, il regno dell’ombra come fuga dalla realtà e rifiuto della razionalità.

In Inghilterra: i poeti romantici riscoprirono l’immaginazione, gli istinti, l’emotività e il subconscio. Formularono una nuova concezione della poesia come spontaneo fluire dei sentimenti, espressi con un linguaggio aderente alla realtà quotidiana. La poesia non doveva essere imitazione della natura, ma mediazione tra l’uomo e la natura, secondo proprie leggi e una propria verità. L’idealismo platonico di Shelley, il gusto per il soprannaturale di Coleridge, il senso della natura di Wordsworth, il medievalismo di Keats, l’ironia di Byron,ispirano tutta la poesia del secolo.

In Russia: dominata dal desiderio di un ritorno al patrimonio tradizionale e ai generi alti del poema epico e della tragedia, nell’interno civile di far compiere al proprio paese un passo avanti sulla strada della libertà e del progresso sociale, la poesia russa dell’Ottocento, benché frustata e spesso ridotta al silenzio dalle repressioni dello zar Nicola I, espresse alcuni tra i più importanti poeti di tutta la sua storia: Aleksandr Puskin, il massimo cantore dell’animo umano con i toni di un disincantato gioco intellettuale, Evgenij Baratynskij,  definito il Leopardi russo per le sue elegie meditative, Michail Lermontov con i suoi accenti sinceri e sofferti.

A domani

LL