365 giorni, Libroarbitrio

Stanotte – L.L.

nè del mare nè della terra

In quale letto dormi
stanotte
mentre lasci che siano gli altri
a prendere il tuo posto
stanotte.

E il sogno è lì con te?
O con l’incubo in collisione

Stanotte.

Non so più scrivere.
Né parlare né tacere.
Non so più niente
di me stanotte.
Non ho più niente
di mio stanotte.

 

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365 giorni, Libroarbitrio

“Lupo” L.L. per Flussi Potenziali Rivista d’Entropia n°58/2014

Sting Tung profile

Con attitudine

striscia la serpe

contro il livido terreno

e io gonfio di veleno

vivo in un incubo

predisposto alla mia benevolenza,

lecco la lingua del serpente

a mandibole serrate,

le mie,

mentre sibila

– Non cambierai mai!

lo so

ma insisterò

combatterò

e crederò di poter morire tutte le volte che vorrò

tutte le volte che lo desidererò forte

in questo bosco illusorio dipinto sui muri

tra foglie intrise rancide di vecchiume,

– C’è puzza di panni stesi sui termosifoni!

tappati il naso dolce serpe

fluida l’aria s’addensa

so che dovrei farmi l’intelletto ricoverare

ma poi chi me lo farebbe più fare l’agognato sesso chiuso in sanatorio?

E io voglio scopare

e qui c’è la gioiosa serpe che m’aspetta

e io così carico d’astio

io morto d’estasi

nell’ammirarla viva

quanto piacere può donare

l’istante quando il pulsare incessante del cuore

termina d’esistere?

Indicibile dovrebbe essere tale piacere e,

le cervella mie sanguinano dal troppo desiderio

quanta delizia nella colpa

e le ferraglie di questa vecchia rete

stridono ad ogni colpo che t’infliggo tenera serpe

appetito che distrugge

fame che sfocia in sangue

punk rock gracchia

da un improbabile grammofono

e tu mia amata ora dove sei?

Ti cerco negli occhi della serpe

qui dentro è buio pesto

l’aria è stantia e gelida

la notte ha calpestato tutta la luce,

la tua luce,

e qui è faticosamente buio.

365 giorni, Libroarbitrio

Edgar Allan Poe: “la bellezza dell’incubo” (prima parte)

Roma 30 giugno 2013

A…

I luoghi ombrosi dove, in sogno, vedo

i più giocosi uccelli canterini

son labbra – e tutta la tua melodia

di parole generate da labbra.

I tuoi occhi, custoditi nel cielo

del cuore, allora desolati – o Dio! –

si posano sulla mia mente lugubre

come luce di stelle sopra un drappo.

Il tuo cuore – il tuo cuore! Io mi sveglio

sospirando, e poi dormo per sognare

la verità che l’oro non acquista,

e le inezie, che l’oro può acquistare.

di

Edgar Allan Poe

A domani

LL

Poesia della raccolta:
Il Corvo e altre poesie