365 giorni, Libroarbitrio

SUA MAESTA’ correre al di là della sclerosi multipla di Maria Luisa Garatti e Rubens Noviello – Recensione di Lié Larousse

SUA MAESTA' correre al di là della sclerosi multipla di Maria Luisa Garatti

Quanto spesso pensiamo alla libertà come qualcosa che ci manca?
Quanto spesso pensiamo alla felicità come quel momento della vita che non stiamo vivendo a pieno, o addirittura per niente?
Quanto spesso pensiamo all’amore come un’utopia, e quante volte crediamo che la loro mancanza nella nostra vita dipenda da colpe esterne alla nostra volontà, tipo: il lavoro che non ci piace ma che siamo obbligati a svolgere, al compagno o alla compagna che non ci capiscono e per i quali non ci sentiamo abbastanza, perciò noi, prima di tutti e tutto, quanto siamo liberi dai cliché della felicità per amarci?
Abbastanza da farci coraggio, seppur sia difficile, faticoso, al limite dell’impossibile, prendere un bel respiro, ed iniziare a correre verso la direzione, unicamente per noi, più giusta?

Ecco, questa è stata la scelta di Maria Luisa Garatti che con il suo libro – SUA MAESTA’ correre al di là della sclerosi multipla – ci racconta di quanto la sua vita sia cambiata dal giorno in cui ha scoperto di essere affetta da Sua Maestà, nomignolo che decide di dare alla Sclerosi Multipla, ed è proprio da qui che inizia la sua storia, ma non della malattia in sé, ma della scelta di trasformare una malattia in un’opportunità di vita.

Mio fratello era un orologio svizzero. Parlava poco. Aveva una missione da compiere. All’ottavo km mi si indurirono le gambe e rallentai ansimando.
<<Ultimi due km, sorella. Dai che andiamo!>>
Il cartello dell’ultimo km mi rimise in moto. Volevo arrivare col sorriso e così quando entrai in Piazza della Loggia, sprintando con mio fratello per mano, mi sentii una regina. Come se avessi vinto la gara. Come se il mondo fosse stato risucchiato in quella piazza. Ci abbracciammo.
Come due amanti. 58’30, nemmeno un’ora.
<<Sono fiero di te!>>”

Questo libro/diario è una guida alla guarigione psicologica dalla sofferenza improvvisa di quando ci si scopre inaspettatamente deboli, indifesi, impotenti, perché colpiti da gravi patologie, e sicuramente i primi ad essere coinvolti sono coloro che compromessi dalla stessa malattia trovano un bagliore di speranza e fiducia in storie di vita vera come in Sua Maestà, ma perché non tutti quanti noi? troppo spesso adagiati a piangerci addosso senza uno “sclerato” motivo!

Ero consapevole che lo sport mi avrebbe condotta a esplorare i sentieri della mia anima, a scavare nel mio intimo.(…)Avevo sentito parlare spesso di come la vita può cambiare, di come tutto si può trasformare avendo la volontà per farlo. E, sinceramente, mi stavo rendendo conto di quanto fosse vero soprattutto pensando alla persona apatica, triste e vuota che ero stata e a quella che stavo diventando oggi. Il viaggio mi insegnò a cercare sempre nuovi stimoli dalle cose belle o brutte che la vita ci regala. Prendere ciò che arriva e trasformare tutto in nuova energia, nuove opportunità. La vita in fondo è fatta di possibilità, sta a noi coglierle.”

Maria Luisa Garatti ci insegna, con la sua esperienza diretta di vita con Sua Maestà, a cercare dentro di noi la volontà di cambiare i nostri soliti atteggiamenti, ed abitudini, che ci distruggono giorno dopo giorno rendendoci uomini e donne apatiche, atrofizzati in una vita che magari volevamo, ma che oggi non ci appartiene più, affrontando, vivendo ed accogliendo ogni emozione e sensazione, dalla più dolorosa a quella inaspettatamente buona. Quel che è certo è che non possiamo fingere di non sentire dolore, allora la Garatti ci invita a viverlo, imparando a riconoscerlo e poi a liberarcene, fino a farlo sparire, con la consapevolezza che magari tornerà, ma noi, a quel punto, sapremo affrontarlo.

Da avvocato a maratoneta, ha smesso le cure tradizionali abbracciando un nuovo stile di vita, da allora la patologia ha smesso di avanzare e lei pratica regolarmente sport:

Correre per sconfiggere il male.
Non scappare dal male, ma correrci dentro.
E vincerlo.
E vincere.”

Maria Luisa Garatti.jpg

Nel momento in cui uno si impegna a fondo,
anche la provvidenza allora si muove.
Infinite cose accadono per aiutarlo,
cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute.
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di fare,
incominciala!
L’audacia ha in sé genio, potere e magia.
Goethe 

SUA MAESTA’ correre al di là della sclerosi multipla
di Maria Luisa Garatti e Rubens Noviello
Marco Serra Tarantola Editore

Recensione di Lié Larousse 

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365 giorni, Libroarbitrio

“Non parlate mai con gli sconosciuti” Goethe & Bulgakov conversano nella mente mia mente

Arthur_Rackham_Little_Red_Riding_Hood

….dunque chi sei?
Sono una parte di quella forza che
eternamente vuole il male
ed eternamente opera il bene.

Il poeta si passò una mano sul viso
come se si fosse appena svegliato
e vide che ai Patriarsie si era fatta sera.
Si vedeva distintamente in cielo la luna piena,
non ancora dorata ma pallida.

…come ho fatto a non notare che è riuscito a mettere assieme un intero racconto?
Ecco, è già sera! E forse non è stato lui a raccontare
ma semplicemente mi sono addormentato
e tutto questo l’ho sognato.

365 giorni, Libroarbitrio

“Elegia romana” Goethe

Asako

Ma la notte ad Amore mi dedico e ad altre cure:
resto a metà col sapere, ma doppio è il piacere.
Forse non è scienza spiare le forme del caro seno
e portar la mano giù lungo i fianchi?
Solo allora capisco;
vedo con occhio che sente, sento con mano che vede.

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“Chi è mai là fuori alla mia finestra?” Achim Von Arnim

Roma 27 febbraio 2014

Cavaliere e Fanciulla Watherhouse

Fanciulla
“Chi è mai là fuori alla mia finestra?
Chi è là fuori vicino alla porta?
E’ forse l’uomo più caro  al mio cuore,
che oggi, ahimè, già mi vuole lasciare?”

Cavaliere
” Bella fanciulla, vi prego devoto,
questo portone vogliatemi aprire.
Troppo veloce  il tempo è passato,
e ormai io di qui devo proprio partire.”

Fanciulla
“Al piano di sopra mio padre si trova,
nella sua stanza ancora riposa;
una lettera tiene nella sua tasca,
in cui è scritta, lo sai, la risposta.”

Cavaliere
“Le nubi oscure errano in cielo,
e mille sospiri a te io regalo.
Devo partire, altre terre vedere,
per mille notti addio devo dire.”

Fanciulla
” Nella mia vita ho soltanto pene
e a chi mi salva dal mio tormento
voglio mostrare che gli appartengo,
sempre fedele fino alla fine.”

Cavaliere
” Bimba, ti prego, non devi morire,
ogni mia gioia sarebbe finita.
Monti e vallate dovranno crollare,
prima che io possa averti tradita.”

Achim Von Arnim  si accostò giovanissimo alla letteratura agli ambienti romantici e scrisse in gioventù alcuni romanzi caratterizzati da un’inquieta sensibilità.
Sposò Bettina Brentano studiosa e scrittrice, anch’essa personaggio di rilievo nel panorama romantico tedesco per le sue importanti amicizie con gli artisti del tempo come Goethe, Beethoven e i fratelli Grimm, fu ella di significativa importanza nel lavoro letterario dello scrittore Achim Von Arnim nonché musa ispiratrice.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Il Lied

Roma 6 luglio 2013

Il Lied

Con questo termine si intende un’espressione poetico-musicale tedesca, di carattere lirico o narrativo, che corrisponde all’inglese “Song” , al francese “Chanson” e all’italiano “canzone” o “romanza”.

Durante il Romanticismo, la vasta produzione di lieder ( più di un migliaio ) da parte del musicista austriaco Franz Schubert diede inizio a una lunga sequenza di compositori, che per tutto l’Ottocento si espressero con questo genere musicale.

Caratterizzato da temi intimistici ed equilibrate scelte formali, il lied fu apprezzato da Beethoven, Schuman, Liszt, Brahms, Wagner e tanti altri.

Da tutti questi compositori furono usati come testi le liriche di grandi poeti tedeschi quali Goethe, Schiller, Heine e i canti popolari raccolti da Brentano  e Von Arnim.

In particolare Schumann trasse dal secondo ciclo del Libro dei canti di Heine uno dei suoi più mirabili cicli di lieder, intitolato Dichterliebe e pubblicato nel 1844.

A domani

LL

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La poesia nel XIX secolo: Goethe,Keats, Coleridge, Baratynskij (seconda parte)

Roma 10 giugno 2013

Come abbiamo letto ieri la poesia romantica si sviluppò, durante l’Ottocento, in tutta l’Europa:

In Germania: il secolo si aprì con l’opera di Goethe, grande metafora dell’esistenza, grande sintesi delle sollecitazioni spirituali e degli impulsi più vitali del tempo. Classicista, razionalista, illuminista e romantico insieme, Goethe insegnò come nella poesia fosse fondamentale l’intima connessione tra vita e arte, tra realtà e trasfigurazione metaforica della scrittura. Dopo Goethe i temi prediletti dei romantici tedeschi furono il mito del Medioevo, la fiaba popolare, il mondo del mistero e della magia, il regno dell’ombra come fuga dalla realtà e rifiuto della razionalità.

In Inghilterra: i poeti romantici riscoprirono l’immaginazione, gli istinti, l’emotività e il subconscio. Formularono una nuova concezione della poesia come spontaneo fluire dei sentimenti, espressi con un linguaggio aderente alla realtà quotidiana. La poesia non doveva essere imitazione della natura, ma mediazione tra l’uomo e la natura, secondo proprie leggi e una propria verità. L’idealismo platonico di Shelley, il gusto per il soprannaturale di Coleridge, il senso della natura di Wordsworth, il medievalismo di Keats, l’ironia di Byron,ispirano tutta la poesia del secolo.

In Russia: dominata dal desiderio di un ritorno al patrimonio tradizionale e ai generi alti del poema epico e della tragedia, nell’interno civile di far compiere al proprio paese un passo avanti sulla strada della libertà e del progresso sociale, la poesia russa dell’Ottocento, benché frustata e spesso ridotta al silenzio dalle repressioni dello zar Nicola I, espresse alcuni tra i più importanti poeti di tutta la sua storia: Aleksandr Puskin, il massimo cantore dell’animo umano con i toni di un disincantato gioco intellettuale, Evgenij Baratynskij,  definito il Leopardi russo per le sue elegie meditative, Michail Lermontov con i suoi accenti sinceri e sofferti.

A domani

LL

 

 

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Canto degli spiriti sulle acque

Roma 27 aprile 2013

L’anima dell’uomo

somiglia l’acqua:

viene dal cielo

e ancora alla terra

deve tornare,

vicenda eterna.

Diroccia dall’alta

parete rupestre

la pura sorgente

per poi frantumarsi leggiadra

in nubi flottanti

sul levigato masso

che benigno l’accoglie,

fluttua con un velo,

mormora lieve

giù nel profondo.

Contrastano rupi

il flutto precipita,

spumeggia irosa

a grado a grado

verso l’abisso.

Disteso il suo corso,

scorre lenta per la valle erbosa,

e nello specchio del lago

tutte le stelle

bagnano il volto.

Vento è dell’onda

tenero amante;

vento sommuove

gorghi spumanti.

Anima dell’uomo,

come somigli l’acqua!

Destino umano,

come somigli il vento.

poesia di Johann Wolfgang Goethe

A domani

LL

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Hàfez e Goethe: Divano occidentale orientale

Roma 28 febbraio 2013

Immagine

“Io vengo da lontano. Io vengo dalla Persia e dal Medio Evo. Io sono molta della lontananza possibile in poesia. Soprattutto dall’io. Vengo prima della psicoanalisi e dopo il Corano.  “

Hàfez nato a Shiraz, nella regione del Fars, è stato poeta di corte durante il secolo XIII. Durante la sua lunga e “bella” vita, come egli stesso scrive, si succedono le corti degli Inju, vassalli dei mongoli Il Khanidi e i Mozaffaridi, con il bigotto Amir e il di lui figlio, illuminato e poeta, Shàh Shojà, che verranno sconfitti dai Timuridi di Tamerlano, di cui però il poeta non visse tutto il loro percorso.

Hàfez narra di amore anzi di amori che vanno all’Amore. Uomini e donne, prìncipi e monellacci, predoni, coppieri. Costruiva parola per parola la versione orientale dello Stil Novo e dell’amor cortese dei provenzali: l’amore-tramite di conoscenza, l’amore-tramite per Dio.

Come in Dante l’amore non consumato consuma chi lo prova – “solo un poeta può provarne talmente” – fino a farlo bruciare nella visione di Dio. Così Hàfez costruiva, come Dante, la somma umana di tutti, la versione spirituali di tutti. La meta. La fiamma ultima dell’autobiografia, ovvero un sé umano contemplato dall’insopportabile compassione dell’occhio di Dio.

Alla sua opera cinque secoli dopo si ispirò Goethe per il suo Divano occidentale-orientale. Hàfez suggeriva da così lontano al genio dell’Occidente, che lavorava alla immensa struttura del governativa del Faust, come ci si abbandona all’insondabile: con le semplici cronache poetiche di una regione geografica , lontana come il cuore.

A domani

LL

Rif. Lettura in corso: Poesia, Vite di poeti
Fondazione Poesia Onlus