365 giorni, Libroarbitrio

“Dove la luce” Giuseppe Ungaretti

Roma 10 febbraio 2014

Giuseppe Ungaretti 2

Come allodola ondosa
nel vento lieto sui giovani prati,
le braccia ti sanno leggera, vieni.
Ci scorderemo di quaggiù,
e del mare e del cielo,
e del mio sangue rapido alla guerra,
di passi d’ombre memori
entro rossori di mattine nuove.
Dove non muove foglia più la luce,
sogni e crucci passati ad altre rive,
dov’è posata sera,
vieni ti porterò
alle colline d’oro.
L’ora costante, liberi d’età,
nel suo perduto nimbo
sarà nostro lenzuolo.

A domani
Lié Larousse

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365 giorni, Libroarbitrio

Giuseppe Ungaretti ” Sentimento del tempo”

Roma 6 dicembre 2013

Giuseppe Ungaretti

                        E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: – Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai di avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

La lirica di Ungaretti pur prendendo le mosse dall’esperienza personale, si solleva ad una sfera d’universalità dove il dolore individuale s’immedesima col dolore di tutti e diviene il riflesso d’un comune destino di pianto e d’angoscia.

“La poesia, di sopra trascritta,  è dedicata dall’Ungaretti alla madre, il poeta s’illumina alla fiduciosa speranza che per la sua anima, quando un giorno sarà dinanzi al tribunale divino, si leverà la preghiera d’intercessione della madre, immobile e intimamente commossa, verso Dio.
La donna nella preghiera sarà umile e decisa a un tempo e, solo dopo il celeste perdono, oserà guardare il proprio figlio per ritrovarlo purificato e innocente come quando era un bambino, da lei tanto amato.
E allora un sospiro di sollievo e di liberazione si sprigionerà nel petto materno.
La scena solenne e intensa è dominata da un ritmo lento contrassegnato da brevi parole, pochi gesti e lunghe pause”

A domani

Lié Larousse

 

      

365 giorni, Libroarbitrio

Spirituale e meditativa Margherita Guidacci

Roma 7 ottobre 2013

Margherita Guidacci poetessa

La conchiglia

Non a te appartengo sebbene nel cavo
della tua mano ora riposi, viandante;
né alla sabbia da cui mi raccogliesti
e dove giacqui lungamente prima
che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.

Io compagna d’agili pesci e d’alghe
ebbi vita dal grembo delle libere onde.

E non odio né oblio ma l’amara tempesta  me ne divise.

Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
e stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

Margherita Guidacci  nasce a Firenze nel 1921.

Laureatasi con una tesi su Giuseppe Ungaretti, si trasferisce a Roma, dove insegna letteratura inglese in un liceo e lavora alla traduzione di poeti inglesi e americani.

Formatasi come poetessa nell’ambito della corrente ermetica, andrà via via superando tale poetica, per esprimere un più personale linguaggio, connotato da una forte tensione spirituale e meditativa.

Pubblica numerose raccolte di poesie, in gran parte di argomento religioso:

La sabbia e l’angelo 1946;

Paglia e polvere 1961;

Terra senza orologi 1973;

Inno alla gioia 1983;

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.

di Margherita Guidacci

A domani

LL