365 giorni, Libroarbitrio

“Bura Sancti Benedicti” J.A. Schmeller 1847

andrea-sartori-di-mente-travestita-luce-dipinto-su-foglio-elettroluminescente-2011

La mia mente vacilla, sospesa all’ago
di una bilancia, e si agita ansiosa,
rinnega la decisione che ha già preso
e si lacera in pensieri contrastanti.

Oh, che tormento!
Vedo la causa del mio male,
ma non cerco di evitarla.
Muoio, mentre sono ancora vivo e cosciente.

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

La Letteratura cortese in Italia

Roma 26 gennaio 2013

Egemonia francese e corte feudale italiana

In Italia, dove questa letteratura si diffuse anche nella lingua originale, le traduzioni dei romanzi cortesi contribuirono, proprio per il modello di stile cui si rifacevano, alla formazione della prosa narrativa in volgare. La loro fortuna si protrasse in Italia fino a tutto il secolo XIV. Ma il modesto livello letterario dei volgarizzamenti, che risentono il delle volte di ingenuità linguistica e del limite pedantesco del ripetitore, indica soprattutto il diverso grado intellettuale del pubblico cortigiano, che era pur sempre quello cui in gran parte era destinata questa letteratura. Come Dante condannerà il pericolo della narrativa cortese dal punto di vista morale, così Boccaccio esprimerà nel Filocolo il disgusto per la degradazione  cui essa era pervenuta sul piano artistico nel processo di diffusione.

In realtà mentre in territorio gallo-romanzo la corte feudale viveva il momento culminante della sua potenza, accrescendo la sua forza di attrazione nei confronti degli intellettuali, in Italia il feudalesimo era in piena crisi. I feudi, frazionati, avevano perso gran parte della loro potenza e gli stessi signori andavano fissando la loro dimora entro le mura cittadine, o erano impegnati nella lotta contro le aspirazioni autonomistiche dei Comuni. Sappiamo che alcune grandi corti feudali del settentrione, i Malaspina, i Savoia, gli Este, i da Romano, i Visconti accoglievano trovatori e giullari, e dei primi Dante tesserà l’elogio come esempio di antica civiltà cortese. Al Sud, nella sede dei normanni, fioriva una cultura non propriamente orientata secondo il modello cortese.

Ma nelle corti italiane si affermò soprattutto la lirica, favorita dagli scambi con la vicina Provenza; la poesia epica ebbe vita soprattutto nella forma del cantare,rimaneggiamento ad uso popolare dei cicli cavallereschi. Nelle città, dove invece si va popolarizzando e accentrando tutta la nuova vita economica e sorge una animata e più complessa vita politica, l’intellettuale si rivolge prevalentemente alle arti utili alla vita civile e l’impegno artistico sorge spesso in margine alla sua professione o come estremo compimento di essa.

A domani

LL