365 giorni, Libroarbitrio

…alla luna

natalia-deprina

Tu lì su
regni zitta
la notte come il giorno
io da qui giù
posso solo guardarti
bella nel tuo silenzio bianco
posso solo amarti.

Lié Larousse

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365 giorni, Libroarbitrio

CON FUOCO GRIDO – Giuseppe Ungaretti

odore di mani

Con fuoco d’occhi un nostalgico lupo
Scorre la quiete nuda.
Non trova che ombre di cielo sul ghiaccio,
Fondono serpi fatue e brevi viole.

Giunta la sera
Riposavo sopra l’erba monotona,
E presi gusto
A quella brama senza fine,
Grido torbido e alato
Che la luce quando muore trattiene.

365 giorni, Libroarbitrio

” Tu la notte io il giorno” Antonia Pozzi

1991

 

(ritrovare un giorno luminoso a nove anni )

Tu la notte io il giorno
così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all`altro
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi
se non con i pensieri
Tu la notte io il giorno
tu con le tue stelle e la luna
silenziosa
io con le mie nuvole ed il
sole abbagliante
tu che conosci la brezza
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto
nella completezza della luce
fioca
ondeggiante come la marea
in eterna corsa

365 giorni, Libroarbitrio

“Lettera al Mondo” Emily Dickinson

Arthur Rackham Passions

Scrivo perché l’attesa si consumi –
soltanto la mia cuffia da allacciare
e chiudere la porta della casa –
Altro non ho da fare –

finché il suo passo s’avvicini e insieme
noi due cammineremo verso il Giorno
dicendoci le cose che cantammo
per tenere le Tenebre lontano

365 giorni, Libroarbitrio

“Il sabato del villaggio” Giacomo Leopardi

la bimba del bosco

La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell’erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch’ebbe compagni nell’età piú bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
giú da’ colli e da’ tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.

Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir l’opra anzi al chiarir dell’alba.(…)

365 giorni, Libroarbitrio

“Il lampo” Giovanni Pascoli

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E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in un sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto,
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.

365 giorni, Libroarbitrio

“Non andartene docile in quella buona notte” Dylan Thomas

Vuoto cosmico

Do not go gentle into that good night,
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.

Though wise men at their end know dark is right,
Because their words had forked no lightning they
Do not go gentle into that good night.

Good men, the last wave by, crying how bright
Their frail deeds might have danced in a green bay,
Rage, rage against the dying of the light.

Wild men who caught and sang the sun in flight,
And learn, too late, they grieved it on its way,
Do not go gentle into that good night.

Grave men, near death, who see with blinding sight
Blind eyes could blaze like meteors and be gay,
Rage, rage against the dying of the light.

And you, my father, there on the sad height,
Curse, bless me now with your fierce tears, I pray.


Do not go gentle into that good night.
Rage, rage against the dying of the light.

Non andare docile in quella buona notte,
I vecchi brucino infervorati quando è prossima l’alba;
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.

Benché i savi infine ammettano ch’era giusta la tenebra
Poiché le loro labbra nessun fulmine scagliarono
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli onesti, nell’onda ultima, urlando quanto fulgide
Le fragili opere potevano danzare in verdi anse
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.

I bruti che strinsero e cantarono il sole in volo,
E tardi appresero d’averne afflitto il corso,
Non se ne vanno docili in quella buona notte.

Gli austeri, morenti, scorgendo con vista cieca
Che gli occhi infermi splendono e gioiscono come bolidi
Infuriano, infuriano contro il morente bagliore.

E tu, padre mio, là sulla triste altura, ti prego,
Condannami, o salvami, ora, con le tue fiere lacrime;
Non andare docile in quella buona notte.
Infuriati, infuriati contro il morente bagliore.

Grazie all’amico scrittore Lollo che lo scorso ieri al cinematografo con la sua Bella ha scovato questi versi e me ne ha fatto dono, ed oggi qui per tutti noi !

365 giorni, Libroarbitrio

George Gordon Byron 28 luglio 1814

Giulio Aristide Sartorio La Lettura o Catullo e Clodia

Ella splendida incede, come notte
Di cielo limpidamente stellato,
E tutto il meglio di oscuro e di luce
Negli occhi e nell’aspetto suo rifulge
Dolce in quel tenero chiarore
Che il cielo nega allo sfarzo del giorno.

Un’ombra in più, un raggio in meno
Avrebbero sciupato la grazia indicibile
Che tra i capelli di ebano si tinge
E sul suo volto poi risplende chiara:
Un volto dai pensieri lieti che dicono sereni
Quanto puro il loro rifugio sia e prezioso.

E sulla fronte, lungo le dolci guance
E calme, e tuttavia vivaci,
Sorrisi docili e colori ardenti
Parlano solo di giorni puri
E di una mente serena e sovrana
E di un cuore che ama innocente.

365 giorni, Libroarbitrio

“La satrapia” di Costantino Kavafis

ANGELO NERO 8F

Che disastro!
sei fatto per cose grandi e belle
e hai sempre questa sorte infame
che coraggio e successo ti rifiuta;
hai consuetudini vili come intralcio,
meschinità,
indifferenze.
Ed è tremendo il giorno che ti arrendi
(il giorno che rinunci e ti dai per vinto)
e ti metti in cammino verso Susa
per andare a trovare il re Artaserse
che benigno ti accoglie alla sua corte
e ti offre satrapie e favori.
E tu li accetti con disperazione
queste cose di cui non sai che farti.
Ben altro chiede l’anima, per altre cose piange:
per le lodi del popolo e dei Saggi,
i preziosi e difficili consensi;
e l’Agorà, il Teatro, le Ghirlande.
Come può darti tutto ciò Artaserse?
La satrapia può darti queste cose?
E senza queste, me la chiami vita?

365 giorni, Libroarbitrio

“Rida pure la gente di me” Luis de Gongora

Loveland

Trattino gli altri del governo
del mondo e delle sue monarchie,
io voglio le mie giornate allietate
da freschi burrini e tenere pagnotte,
e nelle mattine d’inverno
succo d’arance ed acquavite,
faccia pure la gente le sue risate.

Quando copre le montagne
di bianca neve il mese di gennaio,
che il mio braciere sia pieno
di bacche e di castagne,
e ci sia chi mi racconti
le dolci storielle del re che si arrabbiò
rida la gente, me ne infischierò.

Cerchi pure  in tempo utile
il mercante nuovi giorni,
io conchiglie e lumache
nella sabbia fina fina,
ascoltando Filomena
sopra il pioppo della fonte,
rida pure tutta la gente.

Poiché Amore è così crudele
che a Piramo e alla sua amata
dona il talamo di una spada,
per tenerli l’un l’altra vicino,
sia la mia Tisbe un pasticcino
e la spada sia il mio dente,
e poi rida pure tutta la gente.