365 giorni, Libroarbitrio

Il Meo Patacca

Roma 21 aprile 2013

Il Meo Patacca è il poema più singolare e fortemente significativo del movimento  culturale dialettico letterario di fine Seicento. Scritto da Giuseppe Berneri legato allo scrivere di curia romana, il suo personaggio Meo Patacca è verosimilmente un classico capopopolo romanesco circondato dai suoi sgherri, prepotente, smargiasso, ma insieme protettore delle donne e dei deboli, buono negli schemi ideologici aristocratici, ma violento e servile in quello popolano.

Egli decide, coinvolto positivamente dalle notizie provenienti da Vienna assediata dai Turchi, di partire nel 1683 con cinquecento suoi seguaci in soccorso dei cristiani contro la volontà di Nucia, la sua donna.

L’annuncio della liberazione della città risolve tutti i problemi che questa spedizione aveva posto cosicché le risorse economiche e le energie vengono spese in spettacolose e crudeli feste popolari sino a una delle solite cacce all’ebreo e a un violento assalto al ghetto  che non finisce in una strage solo grazie all’intervento, tardo, ma comunque tempestivo, del ” buon” Meo.

Il linguaggio romanesco nel racconto in ottave viene privato delle sue punte e italianizzato oltre i momenti seri o solenni nei quali i protagonisti, lo stesso Meo e più spesso la sua donna, parlano in un toscano leggermente parodistico.

Il dialetto non serve per conoscere il mondo popolare, ma per ridurlo a un aspetto pittoresco e nel posto subordinato e definito che occupa nella società: ciò viene sottolineato con il rapporto tra Meo Patacca e i nobili che finanziano il progetto di spedizione e che assistono alla rassegna e ai giochi. Meo si comporta , pur nella sua dimensione minore e comica , come un nobile con lo spirito e il senso dell’onore feudale: secondo una produzione che diviene addirittura rigida nel suo ripetersi tanto che una gran parte delle vicende incentra sulla bravura dignitosa con la quale il protagonista ottiene che i vari personaggi, da Marco Pepe, suo antagonista, a Titta Scarpellino, gli chiedano scusa e si facciano perdonare.

A domani

LL