365 giorni, Libroarbitrio

“Febbre” Sylvia Plath

Paura? Cosa vuol dire?

L. abeille

Le lingue dell’Inferno
sono ottuse, ottuse come la tripla
lingua dell’ottuso, grasso Cerbero
che anela sulla porta. Incapace
di sanare leccandolo l’infiammato
tendine, il peccato, il peccato.
Sfrigola l’esca da fuoco
l’indelebile puzza
di candela soffocata!
Si srotolano, o amore, i bassi fumi
da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore
che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.

Amore mio, ho passato
tutta la notte annaspando
fra lenzuola grevi come il bacio d’un perverso.

Penso che sto sollevandomi
forse mi librerò –
I grani di ardente metallo volano e io, amore, io
sono una pura
Vergine d’acetilene
con una scorta di rose,
di baci, di cherubini
di tutto che esprimono queste rosee cose…

365 giorni, Libroarbitrio

“Al mare canto” Shakespeare

mare ghiaccio

Coloro che sono i favoriti  delle stelle
si vantino di pubblici onori e titoli superbi
mentre io, cui fortuna simili trionfi nega,
gioisco in disparte di ciò che più onoro

tu sei tutta la mia arte, e innalzi
in alto sapere la mia rozza ignoranza,
e come può mancare alla mia Musa l’invenzione
finché tu respiri poeta, tu che versi nelle mie rime
te stesso, dolce argomento, troppo eccellente
per essere ripetuto  da pagine volgari?

Oh ringrazia te stesso se qualcosa in me
scopri degno della tua attenzione;
chi è così muto da non saper scriver di te
quando tu stesso dai luce all’invenzione?

365 giorni, Libroarbitrio

“Costa occidentale” Lana Del Rey

Mi bacerà mai

Giù nella costa occidentale, hanno le loro icone
Le loro luci stellari d’argento, le loro regine e cicloni
E tu hai la musica, hai la musica in te, non è vero?
Giù sulla costa occidentale, amano i loro film
Le loro auto dorate e le groupies rock-n-roll
E tu hai la musica, hai la musica in te, non è vero ?
Mi spingi più forte lungo la strada
Mi sento più calda del fuoco
Come essere e fare sentire che io sono una ragazzina ma credo di sapere
Non dici di sapere ciò che devi sapere, uomo sei tu che desidero!

365 giorni, Libroarbitrio

un giorno come un altro – L.L.

passione

Opera pittorica di Roberto Ferri 

26 aprile

Sguardi che compaiono
da vicoli come cunicoli.
Mentre stanze segrete consumano
rimembranze di battaglie sconosciute.
E’ notte. E vorrei fosse presto giorno.
E’ giorno. E prego perché la notte accorra a proteggermi
oscurando. 

Dio. Non puoi salvare.
Nessuno. Da se stesso. Di se stesso.

Dio non risanerai mai i tuoi feriti.

I tuoi figli.
Io tua figlia.
Non puoi riparare un danno già compiuto da genitori egoisti, ex corrotti, persecutori, povertà, depressione o semplicemente squilibrio chimico.
Io.Non riesco ad annullare ferite psichiche, fasciare vecchie cicatrici, mandar via antichi lividi con un bacio. Non riesco a mandar via il dolore. Zittire le voci nella sua testa, nella mia, in quella della gente.
Non sarò mai in grado di salvare gli oppressori dall’opporsi a un mondo che hanno preso ad odiare. Troveranno sempre il modo di ricominciare da dove i prepotenti hanno lasciato perdere. Diventeranno loro i più prepotenti. Faranno diventare me il nemico. Io sono il nemico ora. E tu dove ti sei perso Dio? Non lo vedi che non ci riesco, che sola non ce la faccio? Non importa quanto sono convinta di aver fatto davvero ogni cosa in mio potere per dimostrare la mia indifferenza, e mentre agogno il tuo sconfinato sostegno per non morire, imparo che non potrò mai salvare un miserabile bastardo da se stesso.
E’ un muro di fuoco in continua espansione e nella sua scia si abbevera della mia acqua, si sta nutrendo di me, la mia energia, i colori stanno sbiadendo ad ogni sua sorsata, e alla fine ucciderà la mia anima.
Sarò nulla.
Non sarà soddisfatto finché non sarò miserabile quanto lui.
E a questo punto il disprezzo sarà un perpetuarsi dietro cancelli altrui, mosaici di celle senza serrature per la via d’uscita.
Una volta sconfinata lì sarà di fatto impossibile per me pattuire una tregua.
Non importa più l’età del tempo, né il male del tempo.
Non gli importa più nulla di nulla, se non.
Mangiarmi.
Spolparmi viva.
Tormentata.
Immobilizzata come un fermo immagine incrinato e intrappolato dentro un proiettore rotto.
Frustata dal suo vuoto spazio interiore d’occhi acidi al di là la tragedia, il mio stesso senso d’impotenza. Vicolo cieco. Aggrappare le mani attorno filo spinato, e percuoterlo percossa.
Infuriata per la colpa, per le stronzate idealizzate nelle mente.
Insistere resistendo alla lotta.
Inspira lentamente.
Voglia di tirare calci, schiacciargli la faccia, fracassargli la testa.
Espira.
Labbra gonfie. Le mie. Anche i denti mi fanno male.
Mi resta di succhiare caffeina e codeina da una cannuccia.
Si vaporizzeranno i lividi.
– Le ossessioni vanno uccise per farle sparire definitivamente – , m’ha sussurrato all’orecchio umettato dalla sua saliva.
Ora fisso fronde d’alberi. Platani. Appaiono molli. Riversi. Come salici ma senza pianto.
Intanto bisogna pregare per la resurrezione in un’anonima chiesetta.
Per la redenzione.
Un angelo tenebroso cadrà giù dal cielo per me.
Brillanti sogni compro messi in intossicazioni pericolose per la mia salute mentale boccioli selvatici bagnati d’acqua santa.
Amen.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“L’isola del dottor Moreau” H.G.Wells

Just-Dessert-by-Nicoletta-Ceccoli

…trovai quei gridi oltremodo irritanti; essi crebbero di profondità e d’intensità con l’avanzare del pomeriggio. In un primo momento facevano pena, ma il loro costante ripetersi finì per sconvolgere completamente il mio equilibrio. Scaraventai in un canto un volume di Orazio che stavo leggendo, e cominciai a stringere i pugni, a mordermi le labbra e a camminare su e giù per la stanza.
Dopo un po’, dovetti turarmi le orecchie con le dita. La mia angoscia a quei gridi aumentava sempre di più: essi  divennero un’espressione così raffinata di sofferenza che non potei  tollerarli più a lungo, in quella stanza chiusa. Uscii fuori, nel calore sonnolento del tardo pomeriggio, oltrepassai l’ingresso principale (notai ch’era di nuovo chiuso a chiave) e girai l’angolo del recinto.
All’aperto quei gridi risuonavano con maggior forza. Pareva che in essi tutto il dolore del mondo avesse trovata una voce. Se avessi saputo dell’esistenza di un tale dolore nella stanza accanto, senza udire nessun grido, avrei sopportato la cosa abbastanza bene, l’ho sempre pensato. E’ quando il dolore trova una voce e fa vibrare i nostri nervi che siamo sconvolti dalla compassione. Nonostante la luce fulgida del sole e il verde degli alberi che ondeggiavano nella calma brezza marina, il mondo era tutto un caos, pieno di erranti fantasmi neri e rossi, finché non fui fuori di portata da ogni voce, lontano da quel recinto.

365 giorni, Libroarbitrio

“Panic Station” Muse

Non ti avvicinerai molto
finchè non sacrificherai tutto ciò che hai
Non arriverai ad assaggiarlo
se hai la faccia contro il muro

Alzati e impegnati
Mostra il potere intrappolato dentro di te
Fai quello che vuoi fare
E adesso sollevati e comincia

Oooh, 1, 2, 3, 4, hai il fuoco negli occhi
E questo caos sfida l’immaginazione
Oooh, 5, 6, 7, 8, meno 9 vite
Sei arrivato alla stazione del panico

I dubbi cercheranno di spezzarti
Scatena il tuo cuore e la tua anima
I problemi ti circonderanno
Inizia a prenderne il controllo

Sollevati e dai libero sfogo
alla tua fantasia più selvaggia
Fai quello che vuoi
Non c’è nessuno che ti placherà

Oooh, 1, 2, 3, 4, hai il fuoco negli occhi
E questo caos sfida l’immaginazione
Oooh, 5, 6, 7, 8, meno 9 vite
Sei arrivato alla stazione del panico

Oooh, 1, 2, 3, 4, hai il fuoco negli occhi
E questo caos sfida l’immaginazione
Oooh, 5, 6, 7, 8, meno 9 vite
Sei arrivato alla stazione del panico
E so che combatterai finché durerà

Oooh, 1, 2, 3, 4, hai il fuoco negli occhi
E sai che non so resistere alle tentazioni
Oooh, 5, 6, 7, 8, meno 9 vite
Sei arrivato alla stazione del panico

365 giorni, Libroarbitrio

“Adrienne Mésurat” Julien Green

Bar aux le Folies Berger - Manet

In piedi, le mani dietro la schiena, Adriana guardava il “cimitero”. In casa Mesurat così chiamavano un gruppo di dodici ritratti appesi in sala da pranzo sopra una credenza, uno presso l’altro, in modo da coprire tutta una parete. Si contavano sette Mesurat, tre Serre e due Lécuyer, membri di famiglie imparentate ai Mesurat, tutti morti.
Fatta eccezione per un dipinto del quale riparleremo, erano di quelle fotografie come se ne faceva venticinque anni fa, aride e fedeli, nelle quali il volto appariva su un fondo bianco senza che un’ombra indulgente ne addolcisse i difetti; la verità sola parlava il suo duro linguaggio.

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Fight Club” Chuck Palahniuk

fightclub2

La saliva di Tyler ha avuto due effetti. L’umidità del bacio sul dorso della mia mano ha trattenuto le scaglie di lisciva mentre bruciavano. Questo è stato il primo effetto. il secondo è stato che la lisciva brucia solo se combinata con l’acqua. O con la saliva.
“Questa è una bruciatura chimica” ha detto Tyler, ” e farà un male da cani come non hai mai provato”.
Si può usare lisciva per aprire tubature ostruite.
Chiudi gli occhi .
Un impasto di lisciva e acqua può aprire un buco in una padella di alluminio.
Una soluzione di lisciva e acqua è capace di dissolvere un cucchiaio di legno.
Combinata con l’acqua, la lisciva sfiora i cento gradi e riscaldandosi mi brucia il dorso della mano e Tyler mi posa le dita sulle dita, le nostre mani aperte sui miei calzoni sporchi di sangue, e Tyler dice di prestare attenzione perché questo è il momento più importante della mia vita.
“Perché tutto quello che è stato finora è una storia” dice Tyler, “e tutto quello che ci sarà dopo è una storia”.
Questo è il momento più importante della nostra vita.
La lisciva che mi si è appiccicata nella forma esatta del bacio di Tyler è un falò o un ferro da marchiatura o una fusione di nucleo atomico sulla mia mano alla fine di una lunga, lunga strada che mi immagino a miglia da me. Tyler mi dice di tornare indietro e stare con lui.
La mia mano se ne va, minuscola e all’orizzonte in fondo alla strada.
Guarda il fuoco che continua a bruciare, solo che adesso è oltre l’orizzonte. Un tramonto.
“Torna al dolore” dice Tyler.
Questo è il tipo di meditazione guidata che usano ai gruppi di sostegno.
Non pensare nemmeno alla parole dolore.
Se la meditazione guidata funziona per il cancro, può funzionare per questo.
“Guardati la mano” dice Tyler.
Non guardarti la mano.
Non pensare alla parola ustione o carne o pelle o bruciore.
Non ascoltarti piangere.
Meditazione guidata.
Sei in Irlanda. Chiudi gli occhi.
Sei in Irlanda l’estate dopo che hai lasciato l’università e stai bevendo in un pub vicino al castello dove giorno dopo giorno i torpedoni sfornano truppe di turisti inglesi e americani venuti a baciare la Pietra di Blarney.
“Non estraniarti” dice Tyler, “il sapone e il sacrificio umano vanno a braccetto.”
Lasci il pub in un torrente di uomini, camminando nell’imperlato e bagnato silenzio veicolare di stare dove è appena piovuto. E’ notte. Finché arrivi al castello della Pietra di Blarney.
I pavimenti del castello sono marciti e tu sali gli scalini di roccia con il nero che si fa sempre più fitto di qua e di là a ogni alzata. Tutti ammutoliscono nell’ascesa e nella tradizione di questo piccolo atto di ribellione.
“Ascoltami” dice Tyler. “Apri gli occhi.”
“Nella storia antica” dice Tyler, “i sacrifici umani venivano celebrati su una collina sopra un fiume. Migliaia di persone. Ascoltami. Si facevano i sacrifici e i corpi venivano cremati su una pira.
“Puoi piangere” dice Tyler. “Puoi andare al lavandino e farti correre acqua sulla mano, ma prima devi sapere che sei stupido e che morirai. Guardami.
“Un giorno” dice Tyler, “tu morirai e finché non saprai questo, per me sei inutile.”
Sei in Irlanda.
“Puoi piangere” dice Tyler, “ma ogni lacrima che cadrà nei fiocchi di lisciva sulla tua pelle ti lascerà l’ustione di una bruciatura.”
Meditazione guidata. Sei in Irlanda l’estate dopo il college e forse è qui dove per la prima voltahai desiderato l’anarchia. Anni prima di conoscere Tyler Durden, prima di aver pisciato per la prima volta nella crème anglaise, hai appreso piccoli atti di ribellione.
In Irlanda.
Sei su una piattaforma in cima alle scale in un castello.
“Puoi usare l’aceto” dice Tyler, “per neutralizzare la bruciatura, ma prima devi arrenderti.”
Dopo che centinaia di persone sono state sacrificate e cremate, dice Tyler, dall’altare è scivolato fuori un efflusso denso e bianco che è sceso verso il fiume.
Prima devi toccare il fondo.
Sei su una piattaforma in un castello d’Irlanda in un’oscurità senza fondo tutt’attorno ai bordi della piattaforma e davanti a te, a un braccio di buio di distanza, c’è una parete di pietra.
“La pioggia” dice Tyler “è caduta anno dopo anno sulla pira bruciata e anno dopo anno si bruciavano persone e la pioggia filtrava attraverso le ceneri del legno per diventare una soluzione di lisciva e la lisciva si combinava con il grasso disciolto dei sacrifici e un efflusso denso e bianco di sapone è fuoriuscito dalla base dell’altare ed è sceso verso il fiume.”
E gli uomini irlandesi intorno a te con il loro piccolo atto di ribellione nell’oscurità, si avvicinano al bordo della piattaforma e si fermano sul bordo del buio senza fondo e pisciano.
E gli uomini dicono avanti, piscia la tua speciale piscia americana sontuosa e gialla di troppe vitamine.
Sontuosa e cara e buttata via.
“Questo è il momento più importante della tua vita” dice Tyler, “e te ne sei andato altrove e te lo stai perdendo.”
Sei in Irlanda.
Oh, e sei lì che lo fai. oh, sì. Sì. E senti l’odore dell’ammoniaca e della dose quotidiana di complesso B.
Dove il sapone è caduto nel fiume, dice Tyler, dopo mille anni di gente uccisa e pioggia, gli antichi hanno trovato che i loro vestiti erano più puliti se li lavavano proprio lì.
Sto pisciando sulla Pietra di Blarney.
“Cazzo” dice Tyler.
Sto pisciando dentro i miei calzoni neri con le macchie di sangue rappreso che stomacano il mio capo.
Sei in una casa in affitto a Paper Street.
“Questo è un segno” dice Tyler. Tyler è pieno di informazioni utili.

 

365 giorni, Libroarbitrio

L’Antidoto V.K & J.T

Carrareccia

Vincent hai appena infranto tutte le regole. Non interagire con nessuno, non..

 Conosco le regole le ho stabilite io ok. Sono passati anni comincio a sentirmi in prigione qui.

In quale prigione c’è uno schermo piatto e una Xbox e, se davvero vuoi tornare libero, per quale ragione hai smesso di prendere l’antidoto?

Vuoi sapere perché? Qual’è la definizione di follia J.T.?
Fare continuamente la stessa cosa e ogni volta aspettarsi un risultato differente, ecco perché!
E questo è tutto J.T.
Questa è la mia vita.

Ok. ok. Dico solo che. Se quelli iniziano a farsi delle domande, e peggio, se lui ti crede vivo, siamo entrambi morti, e non intendo morti su un pezzo di carta, ma morti nel senso, morti davvero.

365 giorni, Libroarbitrio

” Il lato oscuro del cuore” Corrado Augias

“Deborah adesso non si limitava più a pulire il pavimento e a rigovernare le tazzine. Si muoveva con disinvoltura alla macchina dell’espresso, aveva imparato le infinite varianti delle capricciose preferenze dei clienti in fatto di caffè: lungo, corto, macchiato, schiumato, bollente, tiepido, al vetro, in tazza grande, perfino americano ristretto, puro paradosso se preso alla lettera.
Come diceva Roberto, facendo un po’ il verso a De Gaulle, non si può governare un Paese dove esistono decine di varietà differenti di caffè.”