365 giorni, Libroarbitrio

IL MIO TERAPISTA – GIANLUCA PAVIA

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Il mio terapista
assomiglia ad Al Pacino
e dice che posso vincere
tutte le mie paure,
il mio senso d’inadeguatezza,
sarà
ma non mi sento all’altezza.
Il mio terapista
dice che non è il caso
di sognare macellerie messicane
catastrofi nucleari
o di fare come Douglas
in quel vecchio film,
il mio terapista è una persona per bene
mi parla di sentimenti
emozioni
e dice che mi dovrei lasciare andare,
ma poi
chi lo paga il riscatto all’ansia?
Il mio terapista dice
che dovrei stare meno nella testa,
più nella pancia
e che non tutta l’umanità
può starmi sul cazzo,
questione di spazio
credo.
Il mio terapista
dice che sono un bipolare
con tendenze compulsive
a schemi ossessivi,
il mio terapista
non è sempre facile da seguire,
io faccio sì sì con la testa
e continuo ad impazzire.
Il mio terapista
mi ascolta attento,
preoccupato forse
scarta i miei incubi
e fa sì sì con la testa,
credo lo stia facendo
impazzire.
Il mio terapista
assomiglia ad Al Pacino in Scarface
speriamo solo
non voglia che dica ciao
al suo amichetto.
 
di Gianluca Paviadal libro #spietatesperanze edito Miraggi Edizioni #psichosquad
Libro e autore li potete trovare domani alla Presentazione Libri Spietate Speranze – .Lié. – Poker d’incubi e anche on line:
https://www.amazon.it/Spietate-speranze-Gianlu…/…/8899815445

DuediRipicca

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365 giorni, Libroarbitrio

. volevo abbassare le armi e invece dovrò spararmi. – Lié Larousse

Takato Yamamoto

 

.della confusione mentale
te che ne sai?
quando credi d’aver messo tutto in ordine
nella testa, e invece una stilettata di follia
e la sua vertigine, e il cervello si disordina
disorientato
non capisci più nulla, del nulla
te che ne sai?
quando è così vuoto da riempirti fino all’orlo
e poi quello trabocca
come il bicchiere di troppo
in una finita nottataccia di troppo
sveglio invischiato da troppo
ed è davvero tutto, troppo
troppo più grande di te
come tutte le botte, i calci, le rese, le risa, le risse,
tutto accaduto per tutto e per niente, e del tutto e del niente
te che ne sai?
E poi volevo
credimi, lasciarmi stare
e invece no
“chi muore senza lasciar alcun segno è come se non fosse nato”.

365 giorni, Libroarbitrio

RUMORI AL PIANO DI SOPRA – Gianluca Pavia

L'immagine può contenere: 4 persone, persone sedute

Odio restare solo
con i miei pensieri,
non hanno un dolce suono
ma il cigolio sinistro
di associazioni mentali
a delinquere.
Il terapista dice
che dovrei amarmi
di più,
che tutto si basa
sull’amore,
quel fottuto latitante
senza identikit.
Bastarsi da solo
non è sufficiente
– dice –
cucinarsi
pagare le bollette
pulirsi il culo,
non è tutto.
Ognuno ha bisogno
di condividere
di sentimenti
ed emozioni
– dice –
altrimenti si uccide l’anima.
Un po’ come guardare la tv,
penso,
o sgranare rosari
o fare carriera.
Non ha tutti i torti,
forse,
e resto sveglio
a pensarci su
mentre al piano di sopra,
nella testa,
riparte il tramestio.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
#JREA

365 giorni, Libroarbitrio

Basta l’anima, e se scopri di averla magari in una vita di mancanze riesci a trovare – Lié Larousse

ti-basta-lanima

.cosa ne sai della confusione mentale
quando credi di aver messo tutto in ordine nella testa
e poi una stilettata di follia e la sua vertigine
ti disordinano il cervello disorientandoti
e non capisci più nulla, del nulla cosa ne sai?
quando è così vuoto da riempirti fino all’orlo
e poi trabocca come il bicchiere di troppo
in un’infinita nottataccia di troppo
e sei invischiato in qualcosa di troppo
ed è davvero, troppo più grande di te,
delle botte, dei calci e delle parole picchiate nel mezzo,
attanagliato dalla frustrazione
che fa venire sempre più voglia d’essere disfatti
soddisfatti dall’insoddisfazione
di tutto e di niente
e del tutto e del niente cosa ne sai?
dei sogni infranti, delle speranze dismesse
delle anonime notti insonni
come questa con la musica alle spalle
e la luna che brucia in panne
e di te che domandi che ne sai di domani
e infatti non lo so
ma perché dovrei saperlo?
ma perché? Ma cosa m’importa
di questo famoso futuro
che vorrebbero tutti già vedere
e del presente che abbandonano
mentre vorrebbero tanto viverlo
e il passato
quello è passato, non domandarti come
piuttosto basta, domandati se hai un’anima
ecco cosa ti basta
la tua anima ti basta
se ce l’hai e la vedi e la tocchi e le parli e la senti
magari in una vita di mancanze riesci a trovare
finché saprai tenerla a te.

365 giorni, Libroarbitrio

L’Olimpo degli scrittori – Charles Bukowski

 

farfallina body painting -  foto show eur 2011

tutto ciò che m’interessava
era scommettere
vincere ogni tanto
sbronzarmi scopare e scrivere
non potevo farne a meno
il mondo era pieno di fantocci
non esistevano più scrittori
erano burattini di Capitol City
sceneggiatori da quattro soldi
sfruttati e sottopagati
io al confronto ero Dio
non mi interessava scrivere
un nuovo testamento
io e Dio eravamo simili
ad entrambi interessavano
storie di reietti
casi umani
la disperazione
la follia

La tua vita è la tua…tu sei meraviglioso…

 

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Hashish – Thèophile Gautier

Henri Gervex Rolla-Madame Sabatier-lettera a Gautier

Avanzai verso la parte luminosa della sala dove  parecchie forme umane si agitavano attorno a un tavolo, e non appena la luce mi raggiunse, facendomi riconoscere, un potente evviva scosse le profondità sonore del vecchio edificio.
“E’ lui! E’ lui!”, gridarono insieme varie voci.
“Diamogli la sua parte!”
Il dottore stava in piedi accanto a un tavolo su cui c’era un vassoio carico di piattini di porcellana giapponese. Con una spatola estraeva da un vasetto di cristallo un pezzo di pasta o marmellata verdastra, grosso all’incirca come un pollice, e lo posava su ogni piattino, accanto a un cucchiaio d’argento dorato.
Il viso del dottore era raggiante di entusiasmo;  gli occhi sfavillavano, gli zigomi s’imporporavano, le vene delle tempie formavano un disegno sporgente, le narici dilatate aspiravano l’aria con forza.
“Questo vi sarà detratto dalla vostra porzione di paradiso”, mi disse porgendomi la dose che mi spettava.
Dopo che ciascuno ebbe mangiato la sua parte, fu servito il caffè alla maniera araba, cioè con il fondo e senza zucchero.
Poi ci mettemmo a tavola.
Una tale inversione negli usi culinari avrà probabilmente sorpreso il lettore; infatti non si è soliti bere il caffè prima della minestra e in genere le marmellate si mangiano all’ultimo.
La cosa merita decisamente una spiegazione.

 

 

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Viaggio – Lindze

Circo

E scopro di
Essere
me stesso
solo in movimento.

Nella transizione
continua
da una posizione e l’altra.

Nella trasformazione
improvvisa di un equilibrio
e uno squilibrio.

Vivo nel moto perpetuo,
in guardia
o nel processo di passarla
anche questa volta,
nella pulsazione
ritmica del dolore e
in quell’istante in cui
non sento nulla
e nell’attimo dopo,
quando
una fitta mi devasta.

Della meta me ne fotto,
vivo solo
in quella scheggia
di tempo
di follia
che mi porta
da un
luogo
e in un altro.

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“Febbre” Sylvia Plath

Paura? Cosa vuol dire?

L. abeille

Le lingue dell’Inferno
sono ottuse, ottuse come la tripla
lingua dell’ottuso, grasso Cerbero
che anela sulla porta. Incapace
di sanare leccandolo l’infiammato
tendine, il peccato, il peccato.
Sfrigola l’esca da fuoco
l’indelebile puzza
di candela soffocata!
Si srotolano, o amore, i bassi fumi
da me come le sciarpe di Isadora, ho terrore
che una mi accalappi, mi ancori alla ruota.

Amore mio, ho passato
tutta la notte annaspando
fra lenzuola grevi come il bacio d’un perverso.

Penso che sto sollevandomi
forse mi librerò –
I grani di ardente metallo volano e io, amore, io
sono una pura
Vergine d’acetilene
con una scorta di rose,
di baci, di cherubini
di tutto che esprimono queste rosee cose…