365 giorni, Libroarbitrio

“Testo a fronte” Pascal Riou

foglia

Spesso rientrando la notte, l’Orsa
sopra il cammino,
la sua grande casseruola che scivola lungo le ore
sul piano celeste
– poi, perduto, nascosto nel folto degli alberi
l’ammasso delle Pleiadi
come un fuoco dentro una bruma distante.
Sì può sempre, la testa imbottita di sistemi,
non sollevarla troppo
e irridere i secoli che camminarono
guidati dalle stelle – ma è miseria
quando la meraviglia ritorna ogni notte,
miseria simile a non vedere più l’autunno
che avanza con i suoi stracci reali
nel mormorio di ali intorpidite,
che avanza, disfacendoci, un pezzo alla volta,
dei giochi di scena e dei fasti del sapere
e lasciandoci, l’anima quasi nuda,
per certo a brandelli e straripante di vuoto.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Lupo” L.L. per Flussi Potenziali Rivista d’Entropia n°58/2014

Sting Tung profile

Con attitudine

striscia la serpe

contro il livido terreno

e io gonfio di veleno

vivo in un incubo

predisposto alla mia benevolenza,

lecco la lingua del serpente

a mandibole serrate,

le mie,

mentre sibila

– Non cambierai mai!

lo so

ma insisterò

combatterò

e crederò di poter morire tutte le volte che vorrò

tutte le volte che lo desidererò forte

in questo bosco illusorio dipinto sui muri

tra foglie intrise rancide di vecchiume,

– C’è puzza di panni stesi sui termosifoni!

tappati il naso dolce serpe

fluida l’aria s’addensa

so che dovrei farmi l’intelletto ricoverare

ma poi chi me lo farebbe più fare l’agognato sesso chiuso in sanatorio?

E io voglio scopare

e qui c’è la gioiosa serpe che m’aspetta

e io così carico d’astio

io morto d’estasi

nell’ammirarla viva

quanto piacere può donare

l’istante quando il pulsare incessante del cuore

termina d’esistere?

Indicibile dovrebbe essere tale piacere e,

le cervella mie sanguinano dal troppo desiderio

quanta delizia nella colpa

e le ferraglie di questa vecchia rete

stridono ad ogni colpo che t’infliggo tenera serpe

appetito che distrugge

fame che sfocia in sangue

punk rock gracchia

da un improbabile grammofono

e tu mia amata ora dove sei?

Ti cerco negli occhi della serpe

qui dentro è buio pesto

l’aria è stantia e gelida

la notte ha calpestato tutta la luce,

la tua luce,

e qui è faticosamente buio.