365 giorni, Libroarbitrio

“La Giovinezza e altre rose sfiorite. Ritratto del poeta che fu” Jonathan Rizzo

26854096_10213690297363881_1149170522_o.jpg

“Jonathan Rizzo: Parole e voce, corpo ed anima. Un animale apolide. Radici nel salmastro mediterraneo del Principato elbano, studi storici nel Granducato toscano e palestra di vita sui boulevard parigini. Un gran bastardo senza casa, il cuore lasciato in ostaggio in un paradiso felsineo perduto nella tradizione dei portatori di luce.”

La giovinezza_Copertina- definitiva

“poeta volutamente istrionico e provocatorio, ma dallo zelo metodico impareggiabile e dall’instancabile verve lirica che si estrinseca nelle pieghe più “impercettibili” della realtà. Poeta in fuga, Rizzo è allo stesso tempo un poeta in eterna ricerca di un confine, di un sentiero possibile da percorrere. Fugge solo per chi non in grado di seguire il suo cammino, per cogliere il battito incessante del suo impeto umano e sensoriale. Quella che egli sembra negare, coincide perfettamente con quello egli intende con forza affermare. Dipende dal punto di vista, e questo dipende unicamente dall’onestà di approccio, ovvero dalla predisposizione ad accogliere non solo la poesia di Rizzo, ma il suo essere poeta nella vita, al suo essere la stessa poesia che afferma. Errato e fuorviante sarebbe scindere la sua poesia dal suo essere poeta. La forza della sua poesia emerge solo dalla predisposizione di cogliere questa impossibile unità tra testo e canto, tra poesia e vita, tra Rizzo individuo e Rizzo personaggio poetico. Quello che gli altri cercano come possibile quiete, ovvero la scissione come chiarificazione e catalogazione, per Rizzo diviene il male da rifuggire come inverecondo processo di alienazione dell’umano.
dalla post fazione di Marco Icardona”


“Rimani appeso lì urlando

la luce tua
che scrosciante m’inonda
di vita e poesia,
liberando un corpo
da tempo addormentato.

Ebbro così spicca il volo
anche il più sciocco dei bambini
quale sono
e danzante posso
rinascere farfalla
grazie alla bellezza
del tuo gesto.
da Conversazione con Matisse”

Jonathan Rizzo è un racconta storie gentile, menestrello d’altri tempi, con parole giovani, le prime scritte, narra in poesia la quotidianità che molto spesso spaventa le mille richieste di un cuore in tumulto, di un animo frenetico, di un uomo curioso. Sensibile alla gioia di vivere, ci si affoga, come solo i poeti sanno fare, buttandocisi dentro fino all’ultimo infinito sorso.

Saremo suoi ospiti a Firenze sabato 3 novembre alle ore 20:00 per una serata di scambio di versi e canzoni, vi invitiamo tutti da Il Vinaino di San Frediano, Borgo San Frediano,16, l’ingresso è libero.

Link fb dell’evento https://www.facebook.com/events/251018048907215/

Lié Larousse- Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

“L’illusione” Federico De Roberto

Perché tu manchi sempre in questo sempre fatto d’attimi manchi di più mentre sentirti presente è subito ora adesso profumo di ricordo inventando giorni mai vissuti  sussurrando all’aria preghiere risuono della tua voce nel sogno.
-Perché non mi vieni più a trovare?
Stai lasciando spazio troppo spazio che si fa largo sradicando i cardini delle mie porte di radici asciutte dal tempo a tutti loro ma se voi morti siete capaci come Dio d’ascoltare i pensieri allora ascoltami la mente che ti domanda:
-Vienimi a cercare! Nonno, ohé nonno!… (L.L.)

gDipinto dell’esimio Artista Mabel Rollins Harris ( American )

– Il nonno! il nonno!… Arriva!… Eccolo qui!
Lasciata a precipizio la finestra, ella si mise a correre, insieme con Lauretta, per la casa; gridò dietro l’uscio della camera della mamma: – E’ arrivato!… E’ qui!… – scappò a chiamare le persone di servizio: – Stefana!… Camilla!… – e tornò verso l’anticamera sgolandosi:
– Nonno!…Nonno!…Eccoci, nonno!…
Il nonno, seguito dal portinaio e dal facchino con le valige, era a mezza scala quando ella gli arrivò dinanzi. Abbracciatala e baciatala sulle due guance, esclamò:
– Teresina!…Come stai? Come sta la mamma?
– Bene, nonnuccio… tutti bene!…Anche Lauretta… Dove s’è cacciata?… Toh: eccola lì!…
E scoppiò a ridere perché la sorellina, rimasta indietro, ansimante, scendeva appena allora i primi gradini, uno alla volta, strettamente afferrata alle bacchette della ringhiera. Allora ella risalì di corsa e traversò di nuovo la fila delle stanze, gridando:
– Mamma!… Ohé, mamma, non senti?…E’ arrivato, è qui!
La mamma, ancora un poco pallida, usciva in quel momento dalla sua camera mezzo buia; ella le si buttò addosso, con le braccia aperte:
– Ma vieni!…Fa’ presto!…Eccolo, guarda!
E mentre il nonno, entrato, abbracciava stretto stretto la sua figliuola, ella gli gridava attorno, saltellando, tirandolo per le falde dell’abito, rovesciando domande sopra domande:
– E quando sei partito?…Quanti giorni sei stato per via?…Hai fatto un bel viaggio?… Che si dice in quella brutta Milazzo?… Nonno, ohé nonno!…

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Giovanni Verga : la narrativa verista

Roma 13 agosto 2013

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840.

Dopo aver frequentato  la scuola di don Antonio Abate, un fervente patriota, entrò nel corpo della Guardia Nazionale istituito dopo l’arrivo di Garibaldi in Sicilia  e fondò varie riviste politiche e letterarie.

A venticinque anni volle uscire dal chiuso ambiente della provincia catanese e si trasferì prima a Firenze e poi a Milano.

Qui entrò in contatto con intellettuali e nobildonne e rappresentò questo ambiente  in numerose opere narrative e teatrali.

Dal 1874 in poi Verga abbandonò le figure di artisti infelici e donne dell’alta società che popolavano i suoi primi romanzi per volgere la sua attenzione verso personaggi più umili.

La realtà della Sicilia contadina di fine Ottocento divenne quindi protagonista delle sue opere.

Vi rappresentò  l’umile gente del popolo, contadini, braccianti, minatori, carrettieri, pescatori, rivelando l’abbrutimento della lotta per la sopravvivenza che li chiude in un destino disperato e senza scampo.

Emerge da queste opere una visione profondamente pessimistica della vita, dominata dalla consapevolezza che la natura, la società e la storia sono governate da leggi  ingiuste  e immutabili che schiacciano impietosamente  i deboli e li relegano al ruolo di “vinti”.

Al cambiamento  dei temi  corrisponde  un cambiamento  del modello narrativo: la figura del narratore  scompare per lasciar spazio  a una rappresentazione assolutamente oggettiva.

I personaggi si raccontano da soli, parlano direttamente attraverso una prosa asciutta, ricca di espressioni  dialettali con frequente uso del discorso indiretto libero, cioè riportato senza virgolette e senza venire introdotto da verbi come “dire” e “pensare”.

Lo scopo  del Verga era quello di prestare il possibile aderente al reale, che doveva emergere  dalla pagina con forza autonoma.

La narrativa del Verga fu assunta a modello di tutto un movimento letterario al quale fu assegnato il nome di Verismo che diede un contributo fondamentale alla fondazione della tradizione narrativa realistica italiana.

Dal 1893  in poi l’autore  ritornò per periodi sempre  più lunghi  a Catania fino a soggiornarvi definitivamente.

Gran successo ebbero le opere: Storia di una capinera, Eros, I malavoglia, Mastro don Gesualdo, Novelle rusticane.

Morì nel 1922.

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

Le “Satire” di Benedetto Menzini

Roma 24 aprile 2013

Dopo aver compiuto gli studi grazie all’aiuto del marchese Salviati, completa la sua formazione culturale diventando discepolo di Francesco Redi.

Riceve l’ordinazione sacerdotale e insegna eloquenza a Firenze e a Prato.

Successivamente si trasferisce a Roma, a servizio di Cristina di Svezia. durante questo periodo riceve molti incarichi da papa Innocenzo XII.

Iscritto all’Arcadia diventa membro dell’Accademia fiorentina dopo essere stato nominato accademico della Crusca.

Nella sua produzione letteraria presente un carattere orgoglioso ed aspro, con un senso acutissimo della scrittura  e colmo di sdegno nei confronti  dei suoi presunti detrattori compone quindici Satire. dodici saranno pubblicate dopo la sua morte.

Nonostante enormi sforzi stilistici la sua ampia produzione in versi e in prosa risulta complessivamente debole e priva di spunti interessanti, eccezion fatta per i cinque libri in terza rima Dell’arte poetica, con i quali si avvicina ai nuovi principi poetici dell’Arcadia.

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

La Congrega dei Rozzi

Roma 15 marzo 2013

La congrega dei rozzi di Siena

La Congrega si occupa di scrivere opere drammatiche e di allestire spettacoli. I loro testi sono rielaborazioni del dramma pastorale  e della farsa rusticale, già ampiamente codificate dalla cultura alta. Sono però ricchi di contenuti di protesta e di contestazioni anticittadine e danno voce al mondo contadino e alle sue rivendicazioni.

Questi elementi vanno rapportati alle finalità comiche e al ceto dei membri della Congrega, artigiani che elaborano strategie di sopravvivenza, ora a favore dell’aristocrazia, ora del contado. Questa è la tendenza della prima fase della storia della Congrega dei Rozzi, fondata a Siena nel 1531 caratterizzata dagli avvenimenti che misero sotto assedio la città da parte dei fiorentini.

Con il passaggio sotto il dominio dei Medici scemano il potere e l’importanza politica  dei ceti che hanno dato vita alla Congrega e la sua funzione si modifica. Nel corso del Seicento l’associazione diventa Accademia coinvolgendo tra le sue attività ed annoverando fra i suoi membri anche letterati. Ottiene negli anni a seguire il “saloncino”, un locale posto al di sopra dell’Opera metropolitana.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

I Canti Carnascialeschi

Roma 4 marzo 2013

Immagine

Con il termine ” Canti Carnascialeschi” si definiscono alcuni componimenti, costituiti da  versi brevi e destinati alla musica, che venivano cantati durante il carnevale da cori mascherati, nella Firenze dei secoli XV e XVI.

L’origine antica di questi canti si fa risalire ai Saturnali dei romani e alle feste dei Pazzi medievali. Si raccoglie nei versi la tradizione orale popolare per mescolarla con quella colta creando così un nuovo genere letterario.

I temi cantati, scherzosi e spesso scurrili, riguardano oggetti e situazioni della vita quotidiana, in una frequente commistione di sacro e profano, comico e serio, allegro e triste.

Presso la Biblioteca Nazionale di Firenze si possono osservare otto preziosi manoscritti, ben conservati, sessanta Canti Carnascialeschi con la notazione musicale. Le composizioni sono a tre o a quattro voci, per lo più con ritmo binario, frasi musicali piuttosto brevi a cadenze conclusive ben definite. La struttura metrica dei testi ha una forma simile alla ballata, che viene generalmente definita con il nome di “Frottola”: una sequenza di stanze per lo più di ottonari, alternate ad un ritornello.

A domani

LL

Rif. lettura testo
Antologia illustrata di poesia
di Elvira Marinelli
Demetra Editore