365 giorni, Libroarbitrio

“Rida pure la gente di me” Luis de Gongora

Loveland

Trattino gli altri del governo
del mondo e delle sue monarchie,
io voglio le mie giornate allietate
da freschi burrini e tenere pagnotte,
e nelle mattine d’inverno
succo d’arance ed acquavite,
faccia pure la gente le sue risate.

Quando copre le montagne
di bianca neve il mese di gennaio,
che il mio braciere sia pieno
di bacche e di castagne,
e ci sia chi mi racconti
le dolci storielle del re che si arrabbiò
rida la gente, me ne infischierò.

Cerchi pure  in tempo utile
il mercante nuovi giorni,
io conchiglie e lumache
nella sabbia fina fina,
ascoltando Filomena
sopra il pioppo della fonte,
rida pure tutta la gente.

Poiché Amore è così crudele
che a Piramo e alla sua amata
dona il talamo di una spada,
per tenerli l’un l’altra vicino,
sia la mia Tisbe un pasticcino
e la spada sia il mio dente,
e poi rida pure tutta la gente.

365 giorni, Libroarbitrio

Fra cronaca e favola: la costruzione del Decameron II

Roma 22 febbraio 2013

La cornice del Decameron

Tre giovani e sette fanciulle, che si ritrovano nella chiesa di S.Maria Novella, decidono di sfuggire agli orrori della peste scoppiata a Firenze il 1348, rifugiandosi sui colli di Fiesole. I loro nomi riprendono in gran parte quelli della precedente narrativa boccaccesca (Fiammetta, Panfilo, Filomena, Emilia) e riflettono simbolicamente la varietà della loro figura  umana, che si rivela nel comportamento e talora nella scelta delle novelle che alternativamente raccontano. Lo svago che occupa quasi completamente le giornate dei nobili giovani è appunto quello di raccontare novelle, ma fra l’una e l’altra c’è l’intermezzo di un canto, e alla fine della giornata si danza e si canta. Non mancava l’osservanza delle pratiche religiose, per le quali viene sospeso il venerdì e il sabato il piacere del favoleggiare. Ogni giorno viene eletto un re o una regina come guida, la quale ha il compito di imporre un tema e di sollecitare i giovani ad illustrato mediante una novella. La prima e la nona giornata e le novelle raccontate in ogni giornata da Dioneo, il più spregiudicato della brigata, si sottraggono all’osservanza del tema, e cioè attribuisce un margine di elasticità allo schema, che  si aggiunge a quella ricerca di varietà che tutta l’opera sostanzialmente persegue.

Ma Boccaccio si adoperava per fare della novella un lavoro altamente impegnato sul piano letterario, oltre a ricalcare gli autorevoli modelli del genere, perché concepiva la successione delle cento novelle in un ordine particolare che conferiva all’opera un senso ben più complesso dell’intrattenimento piacevole e dell’evasione.

A domani

LL