365 giorni, Libroarbitrio

“Impermeabile ed indelebile ’15” L.L.

Natalia Drepina superthumb

Pur oggi
per quanto io voglia regalarti rabbia
ho impiastricciato le mie mani
per donarti la più buona delle torte
così che il tuo altezzoso cuore possa
per il tempo di un morso addolcirsi
e far apparire un incredulo sorriso
sul tuo volto costantemente oscuro.
So che il mio amarti
t’è impermeabile
come questo lunedì
che presto scivolerà nella sera
e sarà buio
e subito notte
e già domani.
So che il tuo amarmi
m’è indelebile
ricercarlo nel ricordo
che è lo scorso di lunedì
martedì l’altro
il mercoledì prima
giovedì venerdì sabato di musiche psichedeliche sparate acide nel cervello e tu a guardarmi da sotto
e la domenica senza Signore e poi di nuovo lunedì come questo da rivivere
in un passato che mi catapulta in questo presente che non so vivere
perché non lo conosco
perché non so neanche come i miei piedi mi ci abbiano portata fin qui
in questa casa
in questa vita
con questi capelli e occhi
tuttavia il ricordo
torta
candeline
un nebuloso sorriso
che resterà in questo mio mondo
chiunque io sia pur provando a non essere
chiunque io faccia finta di essere
chiunque io voglia essere
e alla fine di questa maledetta corsa incappare in una me identica a te
con la stessa rabbia nel cuore
la stessa ferocia nelle mani applaudenti
e tu resterai sempre tu
ne sono certa
pur oggi
che desidero plasmarmi diversa da te
e invece sono tua copia imperfetta
con la più illusoria dell’idea di cosa sia l’amore
e allora dirò incessantemente sì
sì ancora
alle mia speranza
pur oggi
più vana di ieri.

Auguri Padre.

L.L.

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365 giorni, Libroarbitrio

“Conversazioni con ” Paul Muldoon

Salvador Dalì - Afgano invisibile con apparizione sulla spiaggia del volto di Garcia Lorca in forma di un piatto di frutta con tre fichi - 1938

Salvador Dalì
 Afgano invisibile con apparizione sulla spiaggia del volto di Garcia Lorca in forma di un piatto di frutta con tre fichi
1938

Dai sogni nascono responsabilità
fu a causa di questa allegoria
che Lorca
fu crivellato di proiettili

fino a giacere pancia a terra
nella forma del proprio sangue.
Quando i soldati ubriachi del Romancero
si riavviarono per la città

lo udirono mormorare nella foschia,
“Alla mia morte aprite le finestre.”
Perché la poesia può essere realtà –
non solo può ma deve –

e questa stessa illusione
è in sé gesto politico.

365 giorni, Libroarbitrio

pietra di Luna e onice Cielo

 

perla pietra di Luna

pietra di Luna si sveste al suo onice Cielo a lui soltanto mostra pallida i crateri dell’incessante belligeranza mentre sfiora la superficie della terra sprigiona disperdendo di lei grani di sabbia figlia della materia prima culla di mari del cosmo trascende il giorno per restagli dentro trasmuta umana abbeverandosi d’immaginario attendendo nuova notte

L.L.

Fotografia di Loris Giorgi

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

“L’illusione” Federico De Roberto

Perché tu manchi sempre in questo sempre fatto d’attimi manchi di più mentre sentirti presente è subito ora adesso profumo di ricordo inventando giorni mai vissuti  sussurrando all’aria preghiere risuono della tua voce nel sogno.
-Perché non mi vieni più a trovare?
Stai lasciando spazio troppo spazio che si fa largo sradicando i cardini delle mie porte di radici asciutte dal tempo a tutti loro ma se voi morti siete capaci come Dio d’ascoltare i pensieri allora ascoltami la mente che ti domanda:
-Vienimi a cercare! Nonno, ohé nonno!… (L.L.)

gDipinto dell’esimio Artista Mabel Rollins Harris ( American )

– Il nonno! il nonno!… Arriva!… Eccolo qui!
Lasciata a precipizio la finestra, ella si mise a correre, insieme con Lauretta, per la casa; gridò dietro l’uscio della camera della mamma: – E’ arrivato!… E’ qui!… – scappò a chiamare le persone di servizio: – Stefana!… Camilla!… – e tornò verso l’anticamera sgolandosi:
– Nonno!…Nonno!…Eccoci, nonno!…
Il nonno, seguito dal portinaio e dal facchino con le valige, era a mezza scala quando ella gli arrivò dinanzi. Abbracciatala e baciatala sulle due guance, esclamò:
– Teresina!…Come stai? Come sta la mamma?
– Bene, nonnuccio… tutti bene!…Anche Lauretta… Dove s’è cacciata?… Toh: eccola lì!…
E scoppiò a ridere perché la sorellina, rimasta indietro, ansimante, scendeva appena allora i primi gradini, uno alla volta, strettamente afferrata alle bacchette della ringhiera. Allora ella risalì di corsa e traversò di nuovo la fila delle stanze, gridando:
– Mamma!… Ohé, mamma, non senti?…E’ arrivato, è qui!
La mamma, ancora un poco pallida, usciva in quel momento dalla sua camera mezzo buia; ella le si buttò addosso, con le braccia aperte:
– Ma vieni!…Fa’ presto!…Eccolo, guarda!
E mentre il nonno, entrato, abbracciava stretto stretto la sua figliuola, ella gli gridava attorno, saltellando, tirandolo per le falde dell’abito, rovesciando domande sopra domande:
– E quando sei partito?…Quanti giorni sei stato per via?…Hai fatto un bel viaggio?… Che si dice in quella brutta Milazzo?… Nonno, ohé nonno!…

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Saffo

nebulosa

“Alcuni la dicono figlia di Simeone, o di Camone, o di Eutarco; altri, infine, di Scamandrònimo. Nativa di Ereso, in Lesbo, poetessa lirica, nata verso il 630 a.C., nell’epoca del grande  Alceo, poeta anch’esso che la soprannominò “Usignolo”. Andò sposa a Cèrcila, un uomo molto ricco. Ma esistette anche una Saffo, nativa di Mitilene, in Lesbo. Costei, per amore di Faone, si gettò in mare dalla rupe di Leucade. Alcuni affermano che ogni sua poesia sia dedicata a questo loro grande amore.”

Policromo trono antimorte Afrodite
figlia di Cielo, doloso telaio, te, accarezzo:
non imbrigliarmi in amarezze e ansie,
o Forza, questa febbre!

No! Devi apparire. Ora: se in passati giorni
sentivi i miei richiami nelle altezze,
e mi dicevi sì! Lasciavi padre, casa,
e fosti qui

guidando il carro d’oro. Passeri d’amore erano
il tuo volo rasente  terre buie,
teso gorgo d’ali che rigano
l’azzurro.

Eccoli! Qui! Tu, Miracolosa
ridente in occhi viva vita
mi domandavi il nuovo patimento, il senso
del mio nuovo grido

oggetto d’assoluto desiderio mio,
febbre del mio io bruciato “Chi dovrei piegare
all’intimità con te? Chi non è leale
con te, Saffo?

Chiaro: se fugge, veloce ti pedinerà.
Se non prende doni, doni donerà.
Se non ti sente sua, intima da ora ti vorrà,
anche se non hai intenzione…”.

Vieni, per me. Adesso. Toglimi pesi
di desolazione. Quanto la mia febbre brama
che maturi, tu maturalo! Adesso! Tu, dea,
battiti per me!

La sua arte era un assolo ispirato, di getto, un ricamo di parole  e di note sempre nuovo, che dipingeva sentimenti e battiti del cuore istantanei, ricordi di pochi minuti fa, il calore di una vita in diretta che nessuna mediazione appanna. Tutto cristallo puro, semplice, presente. Il presente è il tempo verbale di Saffo. Al presente lei prega, si tormenta, assapora l’attimo, dolce o acre che sia.

E allora penso che magari Amore è questa semplicità dell’essere Sé nell’Io che necessita solo della parola silenziosa della scrittura, che diviene voce quando colui che ispira tali turbinanti folli accorati impudici sinceri sentimenti ne legge tra le labbra il sospiro abbeverandosi l’animo e il cuore.

Magari Amore è la pace che gli dona questo mio dolce pensarlo.

Magari Amore è la pace del pensarlo a me vicino.

L.L.