365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman “Le più belle poesie”

Roma 24 marzo 2014

walt-whitman

Ohimè! O vita!

Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
per la folla infinita di fedeli, per le città  piene di sciocchi,
per il mio continuo rimproverarmi (poiché che è più sciocco di me
e più infedele?),
per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi,
per la lotta sempre rinnovata,
per gli scarsi risultati di tutti, per le sordine folle che vedo
attorno a me avanzare con fatica,
per gli anni inutili e vuoti  di coloro che rimangono,
con il resto di me avvinghiato,
la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente – cosa c’è
di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

(Risposta) Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire
con un verso.

***

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa,
e la gran stella si tuffò presto nel cielo d’occidente, a notte,
io presi il lutto e sempre lo prenderò, ogni volta che torni primavera.
Primavera che sempre ritorni, certo una trinità tu mi porti,
lillà perennemente in fiore e stella che cala ad occidente,
e il pensiero di colui che amo.

O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte – o malinconia notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente – o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi liberare la mia anima.

Scritta alla morte di Lincoln

A domani
Lié Larousse

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

Costantino Kavafis “poeta del futuro”

Roma 28 ottobre 2013

Costantino Kavafis

Più che puoi

Se non puoi farla come vuoi, la vita,
sforzati almeno più che puoi
di non prostituirla
nei contatti eccessivi con la gente,
con i gesti eccessivi e le parole.

Non la prostituire col portarla
troppo sovente in giro, con l’esporla
ai commerci e alle pratiche
della dissennatezza quotidiana
finché diventi estranea ed importuna.

Pochi autori incarnano come il greco Costantino Kavafis la figura paradigmatica del poeta.

Appartato ai limiti dell’emarginazione, egli fu aristocraticamente alieno alle mode culturali del suo tempo ed estraneo  alla contemporaneità, consapevole di scrivere  sibi et paucisper sé e per i pochi amanti della poesia, ma anche convinto  di essere “un poeta del futuro”, in anticipo sui tempi.

La poesia di Kavafis, legata com’è alla sua esperienza di vita,  benché la sua biografia sia priva di eventi eclatanti e o drammatici, ha un fascino occulto che tocca direttamente la fantasia  e il cuore del lettore.

 Un fascino cui non sono estranei la semplicità  e la perfezione dello stile, l’universalità dei sentimenti espressi nei suoi versi e la religione di cui egli è stato fedele osservante e sacerdote: quella dell’amore, del bello e della poesia.

A domani

Lié Larousse